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Siria, la festa di Manbij “liberata”: burqa bruciati e barbe tagliate. I jihadisti sono in fuga

Le forze curde e siriane hanno liberato la città martirizzata prima dal terrore dei miliziani di Daesh e poi dai bombardamenti della coalizione anti Isis perché tappa cruciale per i collegamenti tra Aleppo e il confine turco. Ci sono voluti però 73 giorni di scontri e tanti raid aerei che non hanno risparmiato le vite di civili

Una donna brucia il burqa, una soldatessa bacia un anziano in lacrime, un ragazzo ride mentre un uomo gli taglia la barba, una donna velata tiene un soldato prigioniero in un abbraccio, madri ingabbiate in vestiti neri stringono i loro figli e piangono perché il loro volto è finalmente scoperto. Le cartoline dall’inferno di Manbij sembrano confermare che a ottanta chilometri da Aleppo, guardando verso nord est, i jihadisti sono in fuga. Le forze curde e siriane hanno liberato la città martirizzata prima dal terrore dei miliziani di Daesh e poi dai bombardamenti della coalizione anti Isis perché tappa cruciale per i collegamenti tra Aleppo e il confine turco. Ci sono voluti però 73 giorni di scontri e tanti raid aerei che non hanno risparmiato le vite di civili: 438, di cui 205 uccisi dai bombardamenti della Coalizione internazionale a guida americana secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) solo nella fase finale.

Ora però i miliziani del terrore sono in fuga e il popolo di Manbij, che a gennaio si era ribellato ai jihadisti che mandavano i ragazzini al fronte, sorride. I 150mila civili sono stati intrappolati “come uccelli in gabbia”, esposti ai bombardamenti della Coalizione filo-Usa, agli spari dei cecchini curdi e alle rappresaglie degli ultimi jihadisti rimasti in città come raccontava all’Ansa Muhammad Khatib, ex consigliere comunale della città. E così le foto e i video di festa dopo la cacciata dei militanti dello Stato islamico stanno facendo il giro del web. La Bbc racconta la gioia dei cittadini che si sono riversati nelle strade celebrando la riconquista dei diritti fondamentali, negati nei due anni di occupazione jihadista: compreso quello di fumare una sigaretta

Chi trasgrediva il codice d’abbigliamento imposto dalla polizia religiosa veniva pestato con tubi di metallo (gli uomini) e catene (le donne), Si poteva essere massacrati anche solo per aver indossato un paio di pantaloni stretti o i jeans. A rendere testimonianza del clima di terrore subito dai residenti e in particolare dalle donne c’era anche il video in cui una ragazza con il burqa dopo la “liberazione” solleva per un momento la maschera di stoffa che le copriva il viso per dare sfogo alle lacrime, davanti al volto terrorizzato del suo bambino. Il quale, forse testimone di abusi compiuti sulla madre, le tira giù il velo sul volto guardandosi intorno impaurito.

I militanti di Daesh avevano cominciato la loro ritirata sequestrando circa 2mila civili per usarli come scudi umani. Tutti liberati, stando alle Forze democratiche della Siria (Fsd). La direzione di fuga sarebbe il nord, in un convoglio di circa 500 veicoli, per raggiungere il valico di confine con la Turchia di Jarablus. Il leader curdo siriano Salih Muslim sostiene “però che sono state tagliate le vie di fuga” in quella direzione. “Dopo la liberazione di Manbij, i membri dell’Is non saranno più in grado di viaggiare liberamente verso l’Europa”.