Politica

Terrorismo, Mattarella: “Va bene informare su stragi ma il rischio è provocare comportamenti emulativi”

Il presidente alla cerimonia del Ventaglio si focalizza sul rapporto tra stampa e attacchi terroristici: "Non può valere in questo caso il detto the show must go on, perché il web, pur tra tanti benefici, talvolta sembra suggerire, offrendo una platea sterminata ai predicatori di odio", ha detto

Mette in fila le stragi che hanno insanguinato l’estate, auspica che il clima di terrore non abbia la meglio sul mondo occidentale e poi avverte i media: l’informazione sugli attentati può provocare il rischio d’emulazione. È il terrorismo l’argomento cardine al quale il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di dedicare gran parte del suo discorso alla cerimonia del Ventaglio. E dopo aver citato i principali atti terroristici delle ultime settimane, che hanno messo in qualche modo sotto scacco l’Europa, il capo dello Stato si è soffermato sul modo in cui gli attentati sono stati raccontati dai mezzi d’informazione. E sui rischi che possono derivare ad un racconto troppo morboso.

“Media rischiano di creare emulazione” –  Il nodo è semplice: quante persone con problemi psichici e che magari non sono legate a cellule jihadiste  si sono fatte influenzare dal racconto di attentati di matrice terroristiche, finendo poi per diventare a loro volta killer autori di stragi? Un sospetto che negli ultimi giorni ha iniziato ad essere avanzato da più parti d’Europa, soprattutto da quando l’escalation di terrore è stata amplificata da azioni di singoli attentatori, non legati strettamente allo Stato Islamico. La tv e i giornali hanno un ruolo nella “conversione” di questi soldati del Califfo dell’ultima ora? Secondo Mattarella la risposta è affermativa.  “Talvolta – ha detto il presidente – i media cedono alla tentazione di voler spiegare in tempo reale gli avvenimenti, in luogo di narrarli, cercando nello smarrimento della gente, nei frammenti di immagine, in testimonianze, rese talvolta sotto choc, conclusioni destinate sovente a rivelarsi fallaci alla luce dei fatti. Conclusioni che comunque, conquistando diritto di cittadinanza, nel moto, labile e perpetuo, dell’informazione, incidono nella formazione delle opinioni”.

Stop al detto the show must go on – Un modo d’informare che per il capo dello Stato non può essere tenuto su questo fronte. “Non può valere in questo caso – ha proseguito  – il detto the show must go on, perché non si tratta di spettacolo bensì della vita e del futuro delle persone. Forse sarebbe opportuno, peraltro, ricercare il punto di equilibrio con l’esigenza di evitare che la ripetitività fuor di misura di immagini di violenza possa provocare comportamenti emulativi. Quegli stessi comportamenti che il web, pur tra tanti benefici, talvolta sembra suggerire, offrendo una platea sterminata ai predicatori di odio”.

“Non dimenticare uccisione Regeni”– Nella sala del Quirinale, il capo dello Stato aveva esordito citando agli italiani uccisi o feriti nelle stragi degli ultimi giorni, compreso Giulio Regeni scomparso, seviziato e ucciso in Egitto esattamente sei mesi fa.  “In queste ultime settimane – ha detto – abbiamo attraversato eventi tristi per il nostro Paese. Dalla strage di Dacca alla sciagura ferroviaria in Puglia, alla strage di Nizza: tanti nostri concittadini hanno perso la vita o sono ancora alle prese con le conseguenze di quegli eventi. Ad essi si aggiunge la barbara uccisione di Giulio Regeni“. Mattarella ha poi messo in fila tutti gli attentati terroristici che hanno colpito il mondo negli ultimi giorni. “Il pensiero corre anche alla recente strage di Kabul, a Istanbul, a Orlando, ai tanti attentati in Iraq, alle vittime negli ospedali della Siria, alla strage di disabili in Giappone. Nessun luogo è ormai lontano e in nessun luogo la violenza può essere considerata normale”.

“Non è solo terrorismo ma violenza diffusa” – Tutti eventi che, per il capo dello Stato, dimostrano dunque come “non vi sia soltanto l’assalto, feroce, del terrorismo. Questa stagione sembra dare spazio a ogni tipo di violenza, sembra favorire il propagarsi anche di germi endogeni rimasti a lungo nascosti, sotto controllo, nelle nostre società e che, all’improvviso, esplodono. Né possiamo dimenticare che gli assassini di Parigi e di Bruxelles (e, ancora ieri, a St. Etienne) erano nati e cresciuti in Paesi europei. La diversità delle cause di stragi e crimini accresce l’allarme. Sembra davvero che il demone della violenza si sia nuovamente diffuso in Europa”.

“Ue in affanno ma paura non deve vincere” – I colpi paralleli di atti terroristici e violenti sta quindi mettendo alle corde l’Occidente. “Le istituzioni – sottolinea Mattarella – e le società europee sono in affanno. Si rischia di entrare in una nuova età dell’ansia. Non si può ignorare o condannare la paura: è uno stato d’animo che merita rispetto. Occorre rispondervi con grande serietà. Nel mio discorso di insediamento mi sono permesso di dire che lo Stato deve saper assicurare il diritto dei cittadini a una vita serena e libera dalla paura”.  “Quel che dobbiamo impedire – ha continuato – è che la paura ci vinca. Non possiamo consentire che il nostro Paese entri nell’età dell’ansia“.

Solidarietà per sconfiggere terrorismo -“Questo – ha continuato –  dovrebbe essere, e deve essere, invece, il tempo della responsabilità. E la responsabilità richiede impegni comuni al di sopra delle divisioni. Sul piano continentale e su quello interno”, sottolinea. Occorre “una sempre più ampia e completa collaborazione operativa tra gli Stati” contro il terrorismo e “solidarietà e comunanza di vita” contro la violenza. Per Mattarella gli esempi di “solidarietà” e collaborazione tra gli Stati, si scorgono sullo sfondo di ogni strage o attacco terroristico.

“Penso – ha detto – alle file che si sono viste negli ospedali pugliesi per donare il sangue ai feriti del disastro ferroviario. Quelle tante, ammirevoli, persone si sono sentite responsabili rispetto alla sorte dei feriti. Per uscire per un momento dai confini d’Europa, credo che tutti rammentiamo lo straordinario esempio del giovane studente bengalese, Faraaz Hossein, musulmano, che, a Dacca, ha rifiutato la possibilità, offertagli, di lasciare il ristorante preda dei terroristi e ha preferito restare con le sue colleghe, morendo per difenderle. Si è sentito responsabile rispetto alle sue amiche e colleghe e ha respinto la paura. Lo possiamo definire, a buon titolo, un eroe dei nostri tempi”.

“In Turchia rispettare libertà” – In un passaggio del suo discorso il capo dello Stato si è anche espresso sulla situazione turca, dove dopo il fallito golpe del 16 luglio, il presidente Erdogan ha ordinato migliaia di arresti e rimozioni da pubblici incarichi. “Vi sono principi di libertà – ha detto Mattarella – di rispetto delle persone e dei loro diritti che non possono essere mai negati. Non posso che manifestare sollievo per il fallimento del colpo di Stato“, ha premesso, auspicando un “compiuto ritorno alla normalità” per ciò che riguarda “funzioni essenziali per il funzionamento di ogni democrazia, come quelle della giustizia, dell’insegnamento universitario e scolastico, della libera stampa“.