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Salute, in Aula battaglia bipartisan: multa e carcere a chi istiga all’anoressia, cure obbligatorie per chi si ammala

Cento firme in calce alla proposta dell’ex Pd Michela Marzano. Per il pugno duro contro chi spinge verso le patologie autodistruttive. In un’altra iniziativa, della dem Sara Moretto, via libera all’alimentazione forzata quando è in pericolo la vita. In Italia 3 milioni di giovani vittime di anoressia e bulimia

Multe salate e fino a 2 anni di carcere per chi istiga all’anoressia e alla bulimia. E cure obbligatorie se chi soffre di disturbi del comportamento alimentare rischia la vita. Il Parlamento si mobilita, con 4 proposte di legge e il sostegno di quasi tutti i gruppi, contro un fenomeno in preoccupante crescita che non riguarda solo il mondo della moda. In Italia, quasi tre milioni di giovani e adolescenti sono entrati nel tunnel dell’anoressia e della bulimia, e l’asticella dell’età si abbassa sempre di più ad indicare che il disagio psichico che si nasconde dietro queste patologie autodistruttive è in espansione.

MALEDETTI 35 A soffiare sul fuoco di un fenomeno che negli Usa è già stato definito un’epidemia e che in Italia negli ultimi 20 anni, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, ha assunto i contorni di una vera emergenza, soprattutto la rete con gli oltre 300 mila siti internet e blog ‘pro-ana’ e ‘pro-mia’ che incitano alla magrezza estrema e spiegano come smettere di mangiare, come vomitare, come nascondere in casa e  a scuola l’ossessione per la perdita di peso, come sfuggire ai controlli medici per raggiungere il ‘traguardo’ dei 35 chili. Ed e’ proprio per combattere questa cultura dell’autodistruzione che Marzano e insieme a lei la senatrice di Forza Italia Maria Rizzotti chiedono l’introduzione nel codice penale dell’articolo 580-bis con sanzioni esemplari: un anno di carcere, che diventano 2 se la vittima ha meno di 14 anni. Alla reclusione l’ex deputata Pd, prima firmataria di un’altra iniziativa legislativa sul tema, aggiunge anche una sanzione amministrativa fino a 100 mila euro di multa.

FUORI MODA Tutte le proposte, però, oltre che sulla repressione puntano soprattutto sulla prevenzione con un piano nazionale dai molteplici obiettivi: diagnosi precoce di tutti i disturbi del comportamento alimentare; corsi ad hoc per gli insegnanti e per il personale delle strutture sanitarie; educazione alimentare di adolescenti e giovani. Una strategia che il governo dovrebbe sostenere con finanziamenti adeguati: con 3 milioni di euro in tre anni secondo la proposta Marzano; con non meno di 20 milioni per il ddl Rizzotti. Quel che è ormai indispensabile, comunque, dicono all’unisono le deputate, è agire perchè in Italia, spiega Marzano, “non esistono linee guida nazionali su questo fenomeno in continua crescita, né misure concrete per fermarlo”. La Francia ha già iniziato. E’ dello scorso anno  una legge anti-anoressia focalizzata sul rischioso mondo della moda: niente sfilate senza un certificato che attesti l’assenza di disturbi del comportamento alimentare. E chiunque pubblichi immagini di ragazze con fisici pelle e ossa, grazie al photoshop, dovrà specificare che si tratta di una foto ritoccata. Chi non lo fa rischia fino a sei mesi di carcere e 75 mila euro di multa.

MOLTO OBBLIGATI Prevenzione, repressione, ma anche cure obbligatorie quando la vita è in pericolo. La nutrizione forzata, a carico del Servizio sanitario nazionale nelle strutture pubbliche, è prevista dalla proposta Moretto. Troppo spesso, chi soffre di disturbi del comportamento alimentare rifiuta i trattamenti, anche quando questi sono, di fatto, cure salva vita. La legge, ricorda la deputata Pd, prevede cure obbligatorie solo in presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere un intervento urgente: “nella normativa in vigore –sottolinea- non c’è nessun riferimento all’obbligo di trattamenti nutrizionali”.In ogni caso, che un intervento sia necessario lo confermano i numeri: in una forbice compresa tra il 6 e il 10% dei casi di disturbi del comportamento alimentare, almeno la metà delle morti è conseguenza della malnutrizione. Per questo, quando ad uccidere sono le complicanze organiche, il trattamento sanitario obbligatorio potrebbe risultare determinante.

OCCHIO AI MASCHI Secondo l’Adi, l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, nel 95,9% dei casi, le vittime di anoressia e bulimia sono donne. Ma se queste patologie si confermano un problema ancora prevalentemente femminile, il disagio è in aumento anche nell’universo maschile, con 75 mila anoressici e un numero di bulimici che oscilla tra 120 e 150 mila ragazzi. Disagi apparentemente solo fisici, che però nascondono un grave problema di carattere psicologico che può avere conseguenze drammatiche.