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Bolivia: guaranì, non chiamateli indios

Cuevo, Bolivia del sud: che ci fanno un frate di Chiusi della Verna e un artista medico fiorentino? Ci fanno sanità, ci fanno educazione, ci fanno arte. Siamo una zona rurale povera, dove vivono molti Guaranì. Ricordate Mission, con Jeremy Irons nelle parti del prete e De Niro nelle parti del capitano Mendoza, cacciatore di indios pentito? Indios è l’appellativo generico e sbagliato dei conquistadores. L’errore di Colombo fa sì che tutte queste popolazioni indigene che hanno nomi, lingue, tradizioni e cosmogonie diverse, finissero sotto questa etichetta che a noi sembra innocua, a loro dispregiativa. Alla fine, i Guaranì si vergognavano della loro identità “inferiore”, assumevano nomi spagnoli e non insegnavano più la loro lingua ai figli, per favorirne l’integrazione.

Quando il francescano, Tarcisio Ciabatti, di Chiusi delle Verna è arrivato qui, quaranta anni fa, “i bambini morivano come le mosche, i vaccini non glieli faceva nessuno”. Bisognava cominciare da lì. Con l’aiuto dei medici dell’Università di Firenze e Catania, è stata creata una scuola di formazione paramedica. Maestri guaranì si sono fatti assumere nelle fattorie dei latifondisti e la notte insegnavano, segretamente, di nuovo, lingua e tradizioni alla loro gente. La stessa chiesa che li aveva traditi li ha aiutati. Prima di tutto la sopravvivenza, poi l’educazione, e infine l’arte. E’ un popolo che ha il dono della musicalità, sono rinate le scuole di musica e liuteria. Si suona musica barocca “moderna”, non solo quella portata dai gesuiti. I guaranì dicono convinti che violini e viole sono strumenti tradizionali indigeni:

I guaranì, che vivono in Bolivia, Brasile e Paraguay, sono stati massacrati non solo dagli europei, ma anche dai latifondisti che gli hanno rubato le terre e li hanno resi schiavi nelle loro fattorie. In una chiesa vicina a Cuevo ho visto la statua di un cavaliere spagnolo che schiaccia, sotto le zampe del cavallo, un nativo, pronto poi a trafiggerlo. La stessa chiesa che li aveva traditi ha contribuito a un riscatto della loro identità. Padre Ciabatti, ottanta anni, dice che c’è una religiosità molto più profonda della nostra, fatta di grande comunione con la natura. La cosmogonia della Tierra sin mal è un mito magnifico e complesso. Tra i medici di Firenze c’è Mimmo Roselli, artista di fama internazionale. Perché non creare una scuola d’arte di alto livello? Non solo musica e tessitura, ma arte visuale contemporanea. I Francescani ci hanno creduto e in una missione restaurata c’è stato il primo festival internazionale di arte, per lanciare il progetto.

Roselli ha invitato scultori, pittori e artisti visuali a passare tre settimane a Santa Rosa de Cuevo. In questo spazio suggestivo, strappato all’abbandono, hanno lavorato gratis per creare opere con i materiali locali, che rimangono sul posto. La mattina da soli, il pomeriggio facendo partecipare gli studenti del posto al loro lavoro, insegnando, spiegando. Artisti coreani, brasiliani, caraibici, giapponesi, boliviani e naturalmente Mimmo Roselli, con le sue funi che tracciano nuovi spazi, esposte a Venezia come a New York. Dapprima sono arrivati i bambini, poi gli adolescenti, poi gli anziani del paese. Io ho fatto scrittura creativa e autobiografica con i ragazzi della scuola superiore. Quando hanno esposto i loro scritti al festival hanno inaspettatamente decorato i fogli con una finezza straordinaria: anche la scrittura è diventata arte visuale.

Si spera che il governo di Morales apra una scuola d’arte permanente. L’arte si fa con tutto e dappertutto, dice Roselli. La prima sera del festival faceva freddo, per arrivare alla missione bisogna camminare tre chilometri nella notte. Quando tutto il paese è venuto alla rappresentazione teatrale, ai concerti, all’esposizione, ho capito che l’artista medico e il frate avevano vinto la loro scommessa visionaria. Da queste parti è stato ucciso Che Guevara, c’è chi da bambino lo ha incontrato, ma questa è un’altra storia.