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Brexit, parità fra sostenitori e contrari secondo i sondaggi. L’arcivescovo di Canterbury: “Voto per restare in Europa”

A dieci giorni dal referendum del 23 giugno, è parità virtuale fra il sì e il no all'Europa. Il premier David Cameron all'Observer: "Le pensioni statali, il servizio sanitario nazionale e le spese per la difesa non potranno essere garantiti ai livelli attuali se il Regno Unito votasse per uscire dall’Ue"

I sondaggi fotografano una Gran Bretagna spaccata perfettamente in due, fra chi punta a rimanere nell’Unione Europea e i fautori della fuoriuscita del Regno Unito dall’Europa. A dieci giorni dal referendum del 23 giugno, è parità virtuale fra il sì e il no all’Europa secondo la media dei sondaggi aggiornata da “What Uk thinks”, un centro d’analisi indipendente che incrocia costantemente i dati. Ma di inglesi assolutamente divisi parlano anche molti esperti e commentatori politici, fra cui anche il capo del politico dell’Indipendent, che in questi giorni ha pubblicato l’unico sondaggio che abbia dato la Brexit in vantaggio potenziale addirittura di 10 punti.

A infoltire le truppe del fronte britannico filoeuropeo anche l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, massimo esponente della gerarchia anglicana: “Io voto per restare” ha annunciato dal Mail on Sunday. Rimanere nell’Europa per “costruire ponti, non barriere”, spiega, essendo l’Europa l’unica forza di pace e riconciliazione possibile.”L’Ue è nata in un’Europa distrutta dalla guerra, e ha formato un continente che fino a poco tempo fa ha contribuito allo sviluppo umano e alla cura sociale molto di più che in qualsiasi altro momento storico”, sostiene ricordando che la Brexit avrebbe conseguenze di vasta portata per la politica, l’economia, il commercio, la difesa e l’immigrazione nel Regno Unito e in tutto il continente.

I timori dell’arcivescovo sono anche quelli del premier David Cameron, sostenitore della prima ora della campagna contro la Brexit, cioè la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’Unione. Le pensioni statali, il servizio sanitario nazionale e le spese per la difesa non potranno essere garantiti ai livelli attuali se il Regno Unito votasse per uscire dall’Ue, il senso dell’intervista rilasciata da Cameron all’Observer: “Se lasciamo l’Unione europea, esperti indipendenti e rispettati come quelli di Ifs e Niesr dicono che entro il 2020 ci troveremmo ad affrontare un buco nero nei nostri conti pubblici fino a 40 miliardi di sterline. In tali circostanze il finanziamento al sistema sanitario nazionale potrebbe essere a rischio. La nostra capacità di proteggere la spesa per la salute potrebbe essere a rischio a sua volta”. In una lettera aperta, oggi, si è espressa a favore dell’Europa anche la moglie del primo ministro Samantha Cameron.

Un appello forte all’elettorato di sinistra arriva dal leader del Labour Jeremy Corbyn, finora accusato da alcuni di essere stato piuttosto tiepido nella campagna referendaria, che al Sunday Mirror scrive: “Ho visto con i miei occhi come l’appartenenza all’Ue abbia aiutato ad assicurare ai lavoratori più occupazione, investimenti, diritti e protezione dell’ambiente. Ed è per questo che, a dispetto di tutti i suoi errori, io credo che sia meglio votare per rimanere in Europa e lavorare dal di dentro con i nostri amici per promuovere i cambiamenti di cui ha bisogno”.