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Europei 2016, ‘Il Grande Match’ di Flavio Insinna? Sembra ‘Affari Tuoi’, in realtà è un pacco

Confusione, poco calcio e troppa musica: il programma di Rai1 che segue la partita di prima serata di questo Euro 2016 è un minestrone indigesto. Peggio ancora Il Caffè degli Europei, condotto dopo il Tg2 delle 13 da Simona Rolandi insieme all'ex calciatore della Roma Vincent Candela

Tanta confusione, poco calcio e troppa musica. Potremmo riassumere così l’esordio de Il Grande Match, il programma di Rai1 condotto da Flavio Insinna che segue la partita di prima serata di questo Euro 2016. Insinna, che evidentemente la Rai ha deciso di utilizzare assai anche in campi per lui non congeniali (vedi Eurovision Song Contest lo scorso maggio), di calcio non capisce una mazzafionda. Lo sa, lo dice e ci scherza su. Ma il giochino delle parti può piacere per i primi cinque minuti, cioè fino a quando non ti accorgi che sarà pure bravo, piacerà molto al pubblico di Rai1, ma Insinna semplicemente non è adatto a condurre una trasmissione che, almeno in teoria, dovrebbe parlare di calcio. Dovrebbe, appunto.

L’inizio della trasmissione è una infinita ed estenuante passerella con gli opinionisti che entrano manco fossero Mick Jagger, Usain Bolt e Papa Francesco. Per carità, tutta gente dignitosissima ed esperta di calcio (da Arrigo Sacchi in giù), ma era davvero necessario perdere così tanto tempo? Ognuno di loro, poi, ha scelto addirittura una canzone sulle cui note fare ingresso in studio. E questo è un altro problemone di non poco conto, visto che della parte musicale se ne occupa il maestro Nigro, noto al pubblico di Rai1 come colui che strimpella allegramente il pianoforte ad Affari Tuoi, tra un’offerta rifiutata e un cambio accettato dal concorrente di turno. Forse già da stasera sarà il caso di ridurre lo spazio musicale: troppa quantità, troppa poca qualità. Un piano bar accelerato e ansioso che fagocita tutto, “ad minchiam” (per citare il compianto Franco Scoglio), senza senso alcuno. Per non parlare, poi, del pippotto patriottardo di Insinna sui tricolori appesi ai balconi in attesa dell’esordio della Nazionale: roba che quasi quasi spiace che i marò siano già rientrati, perché un accenno a loro sarebbe stato davvero la ciliegina sulla torta.

I poveri malcapitati opinionisti (alcuni dei quali, come Sacchi e Balzaretti, temporaneamente strappati alla concorrenza Mediaset) provano a esprimere un’opinione calcistica di senso compiuto, ma raramente ci riescono, visto che Insinna entra subito a gamba tesa per ricordare ancora una volta di non capire nulla di pallone (come se non fosse già abbastanza evidente) e per piazzare una delle sue solite citazioni di questo o quel poeta. Ma Il Grande Match non può essere la continuazione di Affari Tuoi con altri mezzi. Dovrebbe rappresentare un modo adatto anche a un pubblico più generalista per parlare di calcio e per commentare le partite degli Europei. Ma Insinna, che tra pacchi e chiamate della dottoressa se la cava assai bene, sembra un pesce fuor d’acqua tra le analisi di Balzaretti e le annotazioni tecnico-tattiche di Sacchi. Lui è Mr. Too Much, l’uomo più ansiogeno della tv, colui il quale gioca per addizione, non per sottrazione. Non è un pregio né un difetto: è semplicemente il suo modo di condurre. Ma se va bene nell’access prime time di Rai1, non può e non deve andare bene in un programma come Il Grande Match. Perché questo strano ibrido tra calcio e intrattenimento, finisce per non essere né l’uno né l’altro. Oppure entrambi ma venuti malissimo.

Gli Europei di Francia sono appena cominciati e ci sarà tempo e modo per correggere il tiro sbilenco di ieri sera. Così come consigliamo ai signori di viale Mazzini di rivedere l’imbarazzante format de Il Caffè degli Europei, condotto dopo il Tg2 delle 13 da Simona Rolandi insieme all’ex calciatore della Roma Vincent Candela. Siparietti imbarazzantissimi tra i due, con Candela costretto a commentare “a lume di candela”, con tanto di luci spente in studio (alle due del pomeriggio? Ma sul serio?) e con la giornalista che prova senza successo a dare un senso a un programma che senso non ne ha. Il tiro alla tv pubblica è sport ormai antico e largamente praticato (lo si è visto anche seguendo i commenti social sulla cerimonia di apertura e sulla prima telecronaca), e a volte verrebbe voglia di trattarla meglio, questa vecchia e acciaccata Mamma Rai. A volte, non stavolta. Perché se dovessimo prendere una decisione sulla qualità della copertura Rai di questo Europeo solo dopo la prima giornata, risponderemmo insinnianamente così: “Ringraziamo per l’offerta, rifiutiamo e andiamo avanti!”.