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Pelé? Maradona? E se il calciatore più forte di sempre fosse Jorge “Mágico” González? Storia (e leggenda) di un fantasista che amava le donne e la notte

Affascinato dalle sue imprese sportive e dalla sua vicenda umana, lo scrittore Marco Marsullo ha voluto dedicargli il suo nuovo romanzo, Il tassista di Maradona (Rizzoli, pp. 192, euro 15), che ricostruisce la parabola di Jorge “Mágico” González tra storia e leggenda, basandosi su un misto di fatti realmente accaduti ed elaborazioni di fantasia

Da decenni lo scettro del calciatore più forte di sempre se lo contendono Maradona e Pelé. E se invece il migliore fosse qualcun altro? Magari un outsider, uno che, nonostante la tecnica eccelsa, non ha mai vinto nulla? Parliamoci chiaro: se il più forte fosse veramente il giocatore Jorge González, detto Mágico, come ha dichiarato lo stesso Pibe de Oro? Il calciatore salvadoregno, che negli anni Ottanta militò nella squadra spagnola del Cádiz (Cadice in italiano), era dotato di un’impressionante velocità di gambe e di grande precisione con la palla. Ma aveva alcuni limiti, non certo di natura tecnica, che gli preclusero di giocare in un grande club e di diventare una stella: amava vivere la notte e soprattutto non considerava il calcio un lavoro, anzi, in campo voleva divertirsi. Per questo finì la sua carriera con la bacheca vuota, senza nemmeno un trofeo, e poi si ritrovò a fare il tassista per le strade di San Salvador. Ma ancora oggi in tanti, soprattutto in Spagna, giurano che lui sia stato il migliore di tutti. Affascinato dalle sue imprese sportive e dalla sua vicenda umana, lo scrittore Marco Marsullo ha voluto dedicargli il suo nuovo romanzo, Il tassista di Maradona (Rizzoli, pp. 192, euro 15), che ricostruisce la parabola di Jorge “Mágico” González tra storia e leggenda, basandosi su un misto di fatti realmente accaduti ed elaborazioni di fantasia.

Ma chi era Mágico? Dopo aver giocato un sorprendente mondiale di Spagna ’82 con El Salvador, González venne ingaggiato dal Cádiz, piccola squadra andalusa che militava nella Liga. Eppure lo avevano cercato Fiorentina, Paris Saint-Germain e Atalanta, ma il giocatore volle a tutti i costi il club spagnolo, perché in città c’erano il mare e i colori, le osterie e la musica, una movimentata vita notturna e le note del flamenco. Pare che non si svegliasse mai prima delle due del pomeriggio, anche quando aveva gli allenamenti. Ma appena scendeva in campo riusciva a regalare emozioni fortissime ai tifosi, conquistandoli con giocate memorabili. Era un’ala e un fantasista, ma poteva proporsi anche come centravanti e centrocampista. Non volle mai la maglia numero dieci, quella che ai tempi si dava ai fuoriclasse, preferì indossare sempre la undici. In poco tempo diventò il re di Cádiz, ecco perché Marsullo, nel settembre 2014, ha raggiunto la città spagnola e ha raccolto le storie di chi lo aveva visto vivere e giocare. “Quando ho parlato del Mágico le persone si sono accese subito di gioia, come se rispolverassi i loro ricordi migliori, avevano una grande voglia di parlarmene” ci ha raccontato lo scrittore. “In quanto italiano volevano farmi capire il più possibile della sua vita. E quando ho detto che era per un libro ci hanno tenuto a specificare ogni dettaglio dei loro aneddoti. Sono molto orgogliosi del Mágico”.

Dopo due stagioni indimenticabili al Cádiz, nel 1984 lo cercò il Barcellona che stava costruendo una squadra per competere ad alti livelli: partì con i blaugrana per una tournée americana che sarebbe servita come test per un eventuale ingaggio. Un giorno, nell’albergo dove erano alloggiati i giocatori, suonò l’allarme antincendio, tutti lasciarono le stanze tranne “Mágico” González. La leggenda narra che l’allenatore del Barcellona, preoccupato nel non vederlo scendere, corse nella sua camera e lo trovò a letto con due ragazze. Fu rispedito al Cádiz, la grande occasione era sfumata. Mesi dopo fu ceduto al Real Valladolid, ma lì l’amore con i tifosi non sbocciò mai. E così tornò nuovamente a indossare la maglia della città andalusa, dove la gente lo aspettava per stringerlo in un abbraccio che lui ricambiò giorno dopo giorno, fino al suo ritiro.

Il romanzo procede a ritmo serrato tra storia, mito e cronaca, anche nel raccontare il profondo senso dell’amicizia e la generosità di González, capace di pagare l’affitto per mesi a un amico che ne aveva bisogno o di regalare un cappotto di valore a un barbone che aveva freddo. D’altronde i soldi non gli interessavano. L’importante era averne abbastanza per comprare qualche frittura di calamari. “Una volta che hai la pancia piena e una bella donna sotto le lenzuola, cos’altro puoi desiderare?” dice il Mágico di Marsullo. Nel 1991 arrivò poi il momento di dire addio al calcio, tra gli applausi e le lacrime dei suoi tifosi. Con la bacheca vuota, ma il cuore pieno d’amore, tornò in patria e cominciò a guidare un taxi per le strade di San Salvador. Ed è lì che, tra un cliente e l’altro, tra un ricordo e qualche rimpianto, lo scrittore colloca lo straordinario incontro tra Mágico e Diego Armando Maradona. “L’incontro nel suo taxi non si capisce bene se è un sogno o se è la realtà, molto più probabile che sia il primo caso” conclude Marsullo. “Volevo mettere in contatto due giocatori fenomenali che sono stati uomini particolari, che hanno fatto scelte curiose di carriera, che hanno amato una città del sud e hanno legato il loro destino a quello della gente, cosa molto rara nel calcio, specie di oggi”.