Mafie

Parco dei Nebrodi, perquisizioni in centri d’assistenza agricola dopo attentato al presidente Antoci

La Guardia di Finanza negli uffici che gestiscono le istruttorie per la richiesta di finanziamenti pubblici. Secondo le indagini dietro l'agguato del 17 maggio c'è la mano della mafia dei pascoli

Perquisizioni nell’area dei Nebrodi in una trentina di centri d’assistenza agricola che gestiscono le istruttorie per la richiesta di finanziamenti pubblici. L’operazione, eseguita da un’ottantina di agenti della Guardia di Finanza di Messina, segue l’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci e interessa anche le province di Messina, Enna e Catania; è coordinata dal procuratore capo di Messina Guido Lo Forte e dal pm Antonio Carchietti.

L’operazione è scattata all’alba nella zona di Tortorici, in provincia di Messina, e riguarda le presunte truffe ai danni dell’Unione europea e dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Le indagini hanno preso le mosse da denunce di imprenditori agricoli che al momento della presentazione della domanda per il contributo loro spettante si sono visti rispondere che le particelle di proprietà, a loro insaputa, erano già state inserite in domande di finanziamento presentate da altre persone. Alcuni dei centri perquisiti e delle persone sottoposte all’esibizione di documenti vantano precedenti penali per truffa, risultano collegati alla criminalità organizzata e legati alla vicenda delle concessioni dei terreni a pascolo.

La sera del 17 maggio scorso due sicari hanno sparato contro l’auto su cui viaggiava Antoci, rimasto illeso. L’agente alla guida e un’altra auto di scorta hanno risposto al fuoco mettendo in fuga gli attentatori. Secondo le indagini, l’attentato che aveva l’obiettivo di uccidere il numero uno dell’ente è opera della cosiddetta mafia dei pascoli: le famiglie di Cosa Nostra che da decenni hanno messo le mani su migliaia di ettari di terreno pubblico riuscendo a guadagnare milioni di euro. Terreni e boschi tra i Nebrodi e le Madonie che clan come i Santapaola, i Bontempo Scavo e i Riina sono riusciti negli anni a farsi assegnare dalla Regione Siciliana.

Antoci ha da poco creato una task force contro l’abigeato e la macellazione clandestina. E ha stipulato con il prefetto di Messina Stefano Trotta il protocollo di legalità, che prevede l’obbligo per i concessionari dei terreni demaniali di presentare il certificato antimafia. Provvedimenti che lo hanno fatto entrare nel mirino di Cosa Nostra.