Politica

Francesco Storace invitato dal Colle per il 2 giugno. Ma proprio quel giorno aspetta la sentenza per vilipendio

Il Quirinale mette il leader della Destra nella lista degli ospiti. Ma nel giorno della Festa della Repubblica la corte d'appello si pronuncia sulla vicenda del 2007: "E' offensivo chiamarmi a Palazzo a festeggiare in quelle ore"

“No, presidente Mattarella, questo è troppo. Sembra quasi una violenza nei miei confronti, uno stupido esercizio di sadismo a cui mi dovrei assoggettare per deferenza istituzionale. Mi ci sottraggo”. Inizia così la lettera di fuoco che il segretario nazionale della Destra, Francesco Storace, ha indirizzato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il motivo: “Dovrei dire al Capo dello Stato di adesso che gli sono grato per l’onore dell’invito al ricevimento al Colle per la Festa della Repubblica”. Ma aggiunge: “E’ offensivo chiamarmi a Palazzo a festeggiare, mentre nelle stesse ore un collegio di giudici della Corte d’Appello di Roma si pronuncerà per la sentenza di secondo grado sull’anacronistico reato di vilipendio al presidente della Repubblica”.

E’ una vicenda che risale al 2007, quando Storace definì “indegno” il comportamento del Quirinale a difesa di Rita Levi Montalcini e che, per questo, nel 2014 venne condannato in primo grado a sei mesi di reclusione per vilipendio del capo dello Stato. “E avete la faccia tosta di spedirmi un invito ad omaggiare il simbolo di una pena? Magari un bel brindisi, proprio quel giorno, con Giorgio Napolitano? E se a quell’ora – alle 19 – arriva la sentenza? Se mi assolvono? Se mi condannano? Dovrei ridervi in faccia o gridarvi la mia maledizione?”, si chiede nella lettera Storace che da tempo polemizza (solitario) con il Colle e con le altre istituzioni perché il vilipendio venga depenalizzato.

Secondo Storace “è un regime brutale quello che pretende di infliggerti una condanna solo perché critichi il capocasta più arrogante che ci sia stato, quello che ha fatto e disfatto i governi che si sono alternati al vertice del Paese. Eppure, al Quirinale sono sempre molto informati. Il precedente segretario generale, Marra, mi profetizzò, ‘stranamente’, la condanna di primo grado con tanto di condizionale, per evitare la (loro) vergogna nel momento in cui mi fossi presentato davanti al carcere per scontare la pena. Poi, hanno puntato le loro carte sulla prescrizione, ma hanno giocato male perché ci ho rinunciato”.