Politica

Galan, Camera vota la decadenza. Da Publitalia al Veneto e governo: ascesa e caduta del Doge azzurro

L'aula di Montecitorio ha deciso a larga maggioranza, a quasi due anni dall'arresto per corruzione del 2014. Dagli inizi come venditore alla carriera politica con Berlusconi, i tre mandati da presidente del Veneto e l'esilio voluto da Zaia, ricambiato con un posto da ministro, la storia dell'uomo che diceva: "Il Veneto sono io"

Giancarlo Galan, l’uomo che diceva “il Veneto sono io”, l’incontrastato doge berlusconiano di Venezia, il governatore che per tre lustri ha fatto il bello e il cattivo tempo dalle Dolomiti all’Adriatico, adesso non è più nessuno. Politicamente parlando. L’aula di Montecitorio ha votato a grande maggioranza la sua decadenza da deputato: 388 voti a favore, 40 contrari e sette astenuti. La decisione è arrivata quasi due anni dopo l’arresto per corruzione, avvenuto nel luglio 2014, un anno e mezzo dopo il patteggiamento di una pena di due anni e dieci mesi di reclusione che l’ormai ex parlamentare sta scontando ai domiciliari. Epilogo amaro per il venditore di Publitalia che fu tra i primi a seguire l’astro nascente Berlusconi e a mettersi al suo servizio, diventandone plenipotenziario in una terra che al Cavaliere ha dato tante soddisfazioni elettorali.

In sua difesa si è alzata la voce di Gregorio Fontana (Forza Italia), relatore di minoranza, che ha sostenuto la non retroattività della legge Severino. Ma era chiaro che nessuno avrebbe modificato le posizioni cristallizzate un paio di settimane fa nella votazione della giunta delle elezioni e sintetizzate dal relatore Alessandro Pagano. Galan era talmente preparato, che subito ha fatto sapere di voler ricorrere alla Corte di Giustizia europea per ottenere l’annullamento di un provvedimento che ritiene ingiusto. Assistito dagli avvocati Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, percorrerà le stesse orme di Berlusconi. Sosterrà che la decadenza da parlamentare è atto illegittimo perché costituisce una sanzione per fatti accaduti quando la legge Severino non era ancora stata approvata. Sarebbe, a suo dire, un’applicazione retroattiva, che l’ordinamento giudiziario non consente.

L’interessato non si è allontanato dalla villa sui Colli Euganei dove è in affitto dopo aver ceduto allo Stato, a titolo di risarcimento, la lussuosa Villa Rodella a Cinto Euganeo, condizione necessaria per ottenere il via libera al risarcimento. Ha aspettato nella sua nuova casa la notizia alquanto scontata che è caduta in una giornata per lui nient’affatto propizia. Dopo aver già perso la villa di proprietà ed essersi trovato privo delle guarentigie, ora rischia una nuova mazzata patrimoniale. Davanti alla Corte dei Conti di Venezia è stata discussa proprio ieri una richiesta di sequestro sui suoi beni per un valore di 5 milioni 800mila euro, a ristoro dei danni che lo Stato sostiene di aver subito dai comportamenti illeciti contestati nei capi d’imputazione dell’inchiesta veneziana. Uno dei suoi legali, l’avvocato Franco Zambelli di Mestre, si è opposto alla richiesta della Procura contabile, che riguarda soprattutto i guadagni futuri di Galan. I giudici si sono riservati una decisione.

Esce definitivamente dalla scena politica non solo del Nordest uno dei protagonisti degli ultimi vent’anni. Per tre volte è stato eletto governatore del Veneto, in una partita senza storia con il centrosinistra. Nel 1995 ha battuto l’ex sindaco di Padova Ettore Bentsik, nel 2000 ha distanziato di 17 punti percentuali il sindaco-filosofo Massimo Cacciari, nel 2005 ha superato l’ex vicepresidente degli industriali veneti Massimo Carraro. Chi lo ha messo alle corde, alla fine, è stato solo il leghista Luca Zaia che è riuscito ad ottenere nel 2010 la non ricandidatura del Doge azzurro da parte di Berlusconi, in una coalizione che si avviava a tingersi sempre più di un verde padano. Galan pensava di essere intramontabile, dicendo di essere legatissimo al Veneto. Ma, come hanno dimostrato le inchieste, era anche legatissimo agli affari e al potere di una carica che gestiva con prorompente personalismo. Le nomine a ministro all’Agricoltura (2010-11) e Beni Culturali (2011-2013) furono una specie di risarcimento che gli ha dato visibilità nazionale. Poi è arrivato il colpo da ko della Procura di Venezia per i soldi ricevuti da Giovanni Mazzacurati e dal Consorzio Venezia Nuova.

E pensare che nel 2003, davanti alla Commissione Antimafia a Venezia, in veste istituzionale aveva detto, riferendosi e Mose e Passante di Mestre. “Sono già state poste in essere alcune grandi opere, che porteranno qui investimenti il cui ammontare mi fa rabbrividire, per la responsabilità che ci assegna. Investimenti di questo tipo rappresentano un appeal non indifferente, per leggi più antiche dell’uomo, quindi ci vorrà il massimo della trasparenza, dell’efficienza e della sorveglianza”.