Politica

Referendum trivelle, Renzi: “Sconfitto chi aveva scopi personali”. Emiliano: “14 milioni alle urne. Premier ascolti italiani”

M5s: "Grazie ai 15 milioni di semplici Davide del Mondo Pulito contro i Golia delle lobby del petrolio di Trivellopoli e della disinformazione"

“L’Italia ha parlato: questo referendum è stato respinto. E’ un risultato netto, chiaro, superiore alle aspettative di tutti gli opinionisti. Ci sono dei vincitori e degli sconfitti. Il governo non è tra i vincitori, ma lo sono i lavoratori, quelli che operano sulle piattaforme. E invece ci sono i soliti politici che hanno perso e che invece diranno di aver vinto. Il messaggio è stato chiaro: bisogna saper perdere”. Parola di Matteo Renzi, che subito dopo la chiusura delle urne da Palazzo Chigi ha detto la sua sull’esito del referendum. “Chi ha perso ha nome e cognome: sono quei consiglieri e quei pochi governatori regionali che hanno cavalcato il referendum per una conta interna al Pd. Sono loro gli sconfitti” ha detto il premier, che poi ha sottolineato di aver “molto sofferto il fatto di non andare a votare”. “Triste l’esibizione di chi perde e dice di aver vinto” ha aggiunto il segretario del Pd, secondo cui è “falso e ipocrita difendere il mare mettendo in difficoltà qualche piattaforma quando le Regioni per anni si sono disinteressate dei depuratori. La demagogia non paga”. Sulla questione mare e inquinamento, poi, Renzi ha detto anche altro: “Come si fa a parlare di mare quando troppe Regioni non utilizzano i fondi europei per pulire le nostre acque?”. 

Renzi: “C’è chi vive solo su Twitter o su Facebook ma l’Italia è più grande”
Il presidente del Consiglio, poi, ha parlato di costi: “E’ stato inutile buttare via 300 milioni di euro per questo referendum, quando la prima cosa che viene chiesta alle Regioni è di abbattere le code per la sanità. Con quella cifra avremmo potuto acquistare 350 nuove carrozze per il trasporto pendolare”. Non è mancato l’attacco alla strategia mediatica dei promotori ‘politici’ del referendum: “Parte della classe dirigente vive solo su Twitter o su Facebook ma l’Italia è più grande – ha aggiunto – Per settimane autorevoli ospiti si sono chiusi nei talk show, gli addetti ai lavori hanno preconizzato crolli”. “Basta con le polemiche, l’Italia torni a fare l’Italia, un grande Paese che non può permettersi l’odio sconsiderato di questa campagna” ha aggiunto il premier, che successivamente ha inviato un appello: “Ripartiamo tutti insieme, sapendo che nei prossimi anni c’è molto da fare – ha esortato Renzi, rivolgendosi a chi ha votato sì e a chi ha votato no – Alle elezioni politiche ciascuno potrà votare per chi crede, ma fino ad allora rimbocchiamoci le maniche, l’Italia torni a fare l’Italia senza utilizzare tutte le occasioni per alimentare la vecchia tiritera delle divisioni ideologiche e politiche. Voglio dire a tutti quelli che vogliono un modello diverso di energia che provano la stessa esigenza che ha il governo”. 

Boschi: “Il Governo è più forte di sondaggi, talk e polemiche”
Anche il ministro Maria Elena Boschi ha attaccato chi ha fatto campagna elettorale in televisione: “Questo Governo è più forte dei sondaggi, dei talk e delle polemiche #avantitutta” ha scritto la titolare delle Riforme su Twitter. Uno dei vicesegretari del Pd, Debora Serracchiani ha rivendicato subito la scelta del Pd si astenersi. “L’esito della consultazione conferma che la maggioranza assoluta degli italiani non ha ‘sentitò il quesito proposto, o perchè troppo specialistico o perchè troppo poco influente. E’ una situazione di cui il Pd aveva consapevolezza e su cui ha preso posizione”. È il commento della vicesegretaria dem Debora Serracchiani all’esito della consultazione referendaria. “Quando i cittadini sono stati chiamati a decidere su temi chiari e direttamente efficaci – ha continuato – la risposta è stata diversa, come abbiamo visto anche nel recente passato. Oggi, evidentemente, non si è verificato l’incontro tra lo strumento del referendum popolare e il corpo elettorale”. Comunque, per Serracchiani “l’esito del voto non avrà conseguenze su alcun piano, anche se le opposizioni se lo auguravano” ha concluso.

Emiliano: “14 milioni di persone. Un successo”
Diametralmente opposto il parere del governatore della Puglia Michele Emiliano, uno dei promotori della tornata referendaria nonché alfiere del comitato per il No: “Sono andate a votare 14 milioni di persone. Un successo strepitoso che impegna il governo a cambiare politica industriale ed energetica” ha scritto su twitter. “Il governo avrebbe potuto scegliere l’election day, risparmiando 300 milioni, o darci più tempo per la campagna elettorale”. Con queste parole Piero Lacorazza, presidente del consiglio regionale della Basilicata e capofila delle regioni referendarie, ha replicato alle critiche del premier. Lacorazza ha sottolineato, però, il “buon risultato di aver portato 15 milioni di italiani al voto: Renzi ha garantito in conferenza stampa un cambio di strategia energetica nazionale“. 

M5s:”Grazie ai 15 milioni che sono andati a votare”
“Grazie agli oltre 15 milioni di cittadini che hanno detto SI alla democrazia ed un futuro con mari puliti, energie rinnovabili, efficienza energetica e turismo sostenibile! Sono tantissimi e hanno combattuto una battaglia da eroi della democrazia”. E’ quanto hanno scritto i senatori M5s in una nota pubblicata sul sito di Beppe Grillo. “Hanno combattuto come milioni di semplici Davide del Mondo Pulito contro i Golia delle lobby del petrolio di Trivellopoli e della disinformazione – hanno aggiunto – Lo hanno fatto affrontando 8 mesi di totale disinformazione su questo referendum, con trasmissioni che dichiaravano che si votava solo in 9 Regioni, alle bufale sui ‘posti di lavoro a rischio’ oppure quella che ‘si sono sprecati 300 milioni di euro’, quando è stato il Governo a non volere l’accorpamento con le elezioni amministrative, proprio per evitare di raggiungere il quorum”. A sentire i senatori pentastellati, “lo hanno fatto affrontando il vergognoso Governo di Trivellopoli ed un vergognoso ex presidente della Repubblica, che violando la Costituzione sulla quale hanno giurato (“articolo 48: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”) hanno invitato all’astensione. Invitavano al ‘non voto’ facendo leva, per il mancato raggiungimento del quorum, su quella parte di cittadini che si astengono in maniera “fisiologica” ( ed in questi tempi toccano il 40% dell’elettorato). Il Movimento 5 Stelle – è scritto ancora nella nota – da sempre si batte per l’abolizione del quorum nei referendum, perché negli strumenti di democrazia diretta solo chi partecipa deve contare e decidere”.