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Terremoto Giappone: sale a 41 il numero delle vittime. Sono 90.000 le persone evacuate, mille gli edifici danneggiati

Tra giovedì e sabato sono state più di centoventi le scosse che hanno interessato il sud del Paese: oltre alle decine di morti si contano migliaia di feriti. Rientra, intanto, l'allarme tsunami

Più di centoventi scosse di assestamento in poche ore: nel sud del Giappone oggi si contano i danni e le vittime dei terremoti che si sono registrati tra giovedì e oggi. Stando all’ultimo bilancio fornito dai media locali è salito a 41 il numero delle persone rimaste uccise dall’ondata sismica che ha colpito la zona. Secondo il Segretario della presidenza del Consiglio, Yoshihide Suga, i feriti sono 1.500, di cui 180 versano in gravi condizioni, mentre circa 90.000 persone hanno lasciato le proprie case. Nella prefettura di Kumamoto, fa sapere l’Agenzia Meteorologica, si prevede che possano avere luogo ulteriori tremori che potranno raggiungere una magnitudo 6. È intanto rientrato l’allarme tsunami che era stato lanciato in un primo momento dalle autorità giapponesi, mentre rimane attiva l’allerta meteo che prevede pioggia nelle prossime ore.

A poche ore di distanza dal terremoto di magnitudo 6.4 registrato nella prefettura di Kumamoto, a sud ovest del Giappone, che ha provocato nove morti e oltre 800 feriti, di cui 53 gravi, altre tre scosse, di magnitudo 7,1, 5,3 e 6, sono state registrate sull’isola di Kyushu e a 11 chilometri di profondità. Il primo sisma, di magnitudo 6.5, è stato registrato giovedì alle 21.26, ad una profondità di 11 chilometri. Dopo numerose scosse di assestamento un secondo forte episodio sismico è stato avvertito nella stessa zona all’1.25 di sabato notte, questa volta a un’intensità di 7.3. In entrambi i casi l’epicentro è stato stato localizzato vicino Kumamoto, una città di 174.000 abitanti sull’isola di Kyushu, la più meridionale delle quattro principali isole del Giappone. Le zone più colpite sono la città di Mashiki e Minamiaso, un paesino di campagna vicino al monte Aso, un grande vulcano attivo, che nelle ore successive alle scosse ha fatto registrare, proprio in conseguenza del sisma, una eruzione “di piccola scala”.

Ingenti i danni causati dalle scosse: i terremoti di giovedì e di ieri hanno lasciato al buio circa 200mila famiglie nella regione, mentre nella città di Kumamoto e in alcune parti della prefettura di Oita il terremoto ha spezzato alcune condutture dell’acqua, danneggiando le abitazioni di circa 680mila famiglie. Il traffico è stato interrotto su alcune superstrade nelle prefetture di Kumamoto e Miyazaki, dove sono state danneggiate anche strade locali, e tutti i voli dall’aeroporto di Kumamoto sono stati annullati. Secondo le ultime rilevazioni il primo terremoto è stato originato da una faglia trascorrente con uno spostamento sul piano orizzontale: poiché l’epicentro aveva una profondità ridotta (circa 11 km) il tremore causato ha raggiunto un’intensità estremamente elevata, la massima sulla scala giapponese, equiparabile a quella registrata a Fukushima. Nel frattempo l’Autorità per la Sicurezza Nucleare (NRA) ha confermato che le due centrali vicine, quella di Sendai nella prefettura di Kagoshima e quella di Genkai non hanno subito danni e nemmeno ci sono state modifiche nel livello di radioattività presente nell’ambiente. Tutti gli eventi sportivi programmati sono stati cancellati per motivi di sicurezza, mentre le aziende della regione hanno momentaneamente interrotto la produzione.

Secondo le ultime rilevazioni il terremoto è stato originato da una faglia trascorrente con uno spostamento sul piano orizzontale, un fenomeno tipico di questa area del Giappone. Il governo di Tokyo ha dispiegato più di 3.000 agenti, tra forze di polizia e pompieri nella prefettura di Kumamoto, e circa 44.400 persone si apprestano a trascorrere la seconda notte nei 500 centri di accoglienza adibiti a rifugio dalle autorità.