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Panama Papers, Cameron: “Ho venduto quote prima del 2010 per evitare conflitti d’interesse. Ora stretta anti-evasione”

Nel suo primo intervento alla Camera dei Comuni dopo lo scandalo, il primo ministro britannico si è difeso dalle accuse seguite alla rivelazione dell'esistenza di un fondo nel paradiso fiscale centro-americano creato dal defunto padre Ian e di cui il premier ha posseduto partecipazioni: "Era regolarmente tassato". E ha promesso una "vigorosa" azione del governo nel contrastare l'opacità fiscale. Corbyn: "Non ha risposto, non capisce quanto la gente sia arrabbiata"

Ha venduto le quote del fondo Blairmore prima di diventare primo ministro perché “volevo evitare un conflitto di interessi“. L’intervento alla Camera dei Comuni doveva servire ad annunciare le iniziative del governo contro l’evasione e l’elusione fiscale, tra cui l’introduzione della responsabilità penale per le aziende i cui dipendenti si rendono responsabili di reati fiscali. Ma nel suo primo intervento nell’aula di Westminster dopo lo scandalo, David Cameron si è difeso anche dalle accuse che gli sono piovute addosso con la divulgazione dei cosiddetti Panama Papers: nel fondo creato in Centro America da Ian Cameron, il suo defunto padre, il primo ministro ha dovuto alla fine ammettere d’aver posseduto delle quote.

“Era un gran lavoratore e un padre straordinario ed io sono orgoglioso di tutto quello che ha fatto – ha detto Cameron difendendo il genitore scomparso nel 2010 – sono state fatte delle affermazioni profondamente false e dolorose su di lui”, ha detto il premier che ha sottolineato che nella sua attività di creazione di società off shore non vi fosse nulla di illegale. “L’aspirazione alla creazione di benessere non dovrebbero essere delle parole negative”, ha detto ancora il leader conservatore che ha ribadito che “dal 2010 non possiedo nessun interesse” nel fondo creato dal padre. “Ho venduto tutti i titoli perché non volevo nessuna questione di conflitto di interessi”, ha proseguito.

“Tutto è stato registrato – ha spiegato entrando in tema – tutto era scritto e tutto era sottoposto alle tasse annuali, perché si trattava di un fondo di investimento commerciale, non famigliare”. Ma perché aprire un fondo a Panama? “Il fondo era offshore perché come fondo commerciale aveva senso che avesse luogo in una zona in cui si commerciava in dollari”, ha aggiunto.

L’opposizione non ha perdonato a Cameron le dichiarazioni altalenanti rese la scorsa settimana. Dopo essere stato costretto ad ammettere di avere beneficiato in passato del fondo (prima di vendere le sue quote), Cameron ha reso pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi dal 2009 al 2015. Dalla lettura dei documenti sono scaturite nuove polemiche, con l’opposizione laburista che lo accusa di avere evitato il pagamento di un’imposta di 80mila sterline, dopo la donazione di 200mila sterline ricevuta dalla madre a seguito della morte di suo padre nel 2010. Lo scandalo, intanto, si allarga ancora e coinvolge perfino Edward Troup, l’attuale capo dell’Agenzia delle Entrate di Sua Maestà (Hmrc), ente che ora deve guidare le investigazioni sui paradisi offshore. Secondo il Guardian, quando era avvocato collaborò col fondo Blairmore.

Alla Camera dei Comuni Cameron ha promesso una “vigorosa” azione del governo nel contrastare l’evasione fiscale internazionale. Fra le misure annunciate, una legge per punire penalmente chi facilita l’evasione e un accordo per una maggiore trasparenza con alcuni territori d’oltremare britannici, che operano come paradisi offshore. Dal prossimo giugno, poi, la Gran Bretagna sarà “il primo Paese del G20 che avrà un registro pubblico delle proprietà” che rivelerà chi possiede le società. Ancora: “Quando si parla di pubblicare le dichiarazioni dei redditi, il primo ministro ha chiarito che vuole essere trasparente, e che è giusto che i potenziali premier facciano lo stesso – ha spiegato il portavoce di Cameron – secondo il primo ministro, i cancellieri e cancellieri ombra dovrebbero ugualmente mostrare trasparenza. Ma non sta raccomandando che debba essere così per chiunque altro sia coinvolto in politica”, ha aggiunto la portavoce.

Poco prima dell’intervento in parlamento del primo ministro, anche il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha reso nota la propria dichiarazione fiscale. Il ministro delle Finanze, riferisce la Bbc, ha dichiarato nell’anno fiscale 2014-2015 di avere avuto un imponibile di 198.738 sterline sul quale ha versato in tasse 72.210 sterline. Il reddito, hanno spiegato i suoi collaboratori, proviene dallo stipendio, dall’affitto di beni di sua proprietà e dai dividendi legati a un pacchetto di azioni della società di suo padre.

Ma né le parole del premier né la dichiarazione dei redditi di Osborne placano l’opposizione. Cameron non ha chiarito gli interrogativi sulle sue finanze, cambia discorso ed il suo intervento è stato un “capolavoro nell’arte della diversione”, ha detto il leader laburista Jeremy Corbyn, secondo cui le regole per i “super ricchi” non sono le stesse di quelle per tutte le altre persone. Il capo del governo “non capisce quanto la gente sia arrabbiata” per le rivelazioni. Sotto il suo governo – accusa Corbyn – “siamo passati attraverso sei anni di schiacciante austerity”. E forse sarebbe stato possibile evitare di “spennare il Paese se i super ricchi non avessero rifiutato di pagare le loro tasse”.