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Guatemala, gli schiavi del caffè: “Si lavora per 2 euro al giorno”. La mattanza di chi entra nel sindacato

Negli ultimi 4 anni in Guatemala sono stati uccisi oltre 70 tra sindacalisti e lavoratori iscritti al sindacato. Una vera e propria mattanza. La loro colpa? Pretendere condizioni di vita dignitose. “In Guatemala non esiste la libertà sindacale – afferma Carlos Mancilla, segretario generale del primo sindacato guatemalteco, la Cusg – per noi è impossibile organizzare nuovi sindacati. Oggi contiamo meno del 2% della popolazione attiva. Questo a causa della violenza presente nel paese nei confronti dei sindacalisti e dei lavoratori quando vogliono formare un sindacato”. Il rapporto dell’ITUC – la più grande confederazione sindacale del mondo – dal titolo Global Rights Index 2015 – The world’s worst countries for workers ha valutato i diritti dei lavoratori classificandoli dal livello 1 (le migliori protezioni) fino a 5+ (assenza totale dei diritti). Il Guatemala risulta al livello 5: nessuna garanzia dei diritti. Insieme ad altri 24 paesi tra cui Bangladesh; Cina; Cambogia e Laos. “Noi coloni guadagniamo 6 euro al giorno, mentre il salario minimo è di circa 9 euro al giorno – racconta un lavoratore della piantagione Las Delicias -. Questo noi coloni, mentre i lavoratori occasionali guadagnano 4 euro e le donne 2 e mezzo per una giornata di lavoro. I bambini guadagnano come le donne 2 euro e mezzo al giorno per il lavoro nelle aziende di caffè”. Secondo le ONG in Guatemala quasi 1 milione di bambini tra i 5 e i 14 anni lavora. Secondo il Ministero del lavoro invece sono ‘solo’ 850mila, il 70% dei quali nelle aree rurali del paese. I bambini e le donne sono molto ricercati durante il periodo della racconta di caffè perché le loro mani piccole raccolgono meglio i chicchi maturi. Grazie allo sfruttamento del loro lavoro i costi del caffè in tutti il mondo si mantengono bassi. Come è possibile tutto questo? Il meccanismo è semplice, come spiega un sindacalista dell’Unasistragua historica piccolo e battagliero sindacato guatemalteco, e fa del piccolo stato centroamericano un vero e proprio paradiso fiscale: “Un investitore che viene dall’estero o dal nostro paese può creare un’impresa, denominata società anonima, con un capitale di 5000 quetzales, circa 776 dollari, dichiarati alle istituzioni di Governo. Però in realtà tale impresa sta lavorando con un capitale di 5 o 3 milioni di quetzales (776mila, o 500mila dollari) senza dichiararlo come capitale dell’impresa. Questo le permette di non pagare il salario minimo, non migliorare i salari e non permettere la libertà sindacale. E oltretutto non pagare le tasse dovute”