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Il “coming out collettivo” di #VisibleMe: così i social network aiutano la comunità LGBT

Sui social, specialmente Instagram e Facebook, sta prendendo vita l’iniziativa #VisibleMe. L’hashtag è stato lanciato dal 26enne Raymond Braun, affermatosi come Youtuber, la cui “vocazione online” nasce dall’esigenza di “aiutare le persone della comunità LGBT”.

“Vengo da una piccola città dell’Ohio e, per quanto possa ricordare, ho sempre sentito che in me c’era qualcosa di diverso. Poi ho scoperto internet, e lì ho trovato una comunità pronta ad aiutarmi a trovare il coraggio di far emergere la mia vera identità”, racconta Raymond sul suo profilo Twitter. Il progetto #VisibleMe trova senso nella “speranza che l’hashtag possa aiutare ad insegnare ai giovani che fanno parte della comunità LGBT che possono mostrare in sicurezza la loro sessualità, l’immagine che hanno del proprio corpo, le storie relative ai loro coming-out e altro ancora”.

Insomma, una sorta di coming-out collettivo che coinvolge principalmente adolescenti con alle spalle storie centrate sulla scoperta di una sessualità non sempre scontata o facile da accettare. Al momento, molte di queste storie arrivano dagli Usa e da paesi anglofoni, e le realtà in cui tali narrazioni sono maturate sono le più svariate: da quelle delle comunità newyorkesi fino a quelle delle comunità sud-americane del Texas.

#Repost @instagram ・・・ “#hellomynameis Raymond Braun (@raymondbraun) and I am 26 years old. I’m from a small town in Ohio and I knew there was something different about me for as long as I could remember. As soon as I got access to the Internet, I found a community which helped me gain the courage to come out to myself. Now my passion is to speak to anyone who was like me — that young LGBTQ kid who feels isolated or misunderstood. When I shared my story, I started receiving powerful messages from young LGBTQ people all around the world, and I thought, ‘I wish there was a way for me to share the hope, optimism and resilience in these incredible stories.’ I created an Instagram photo and video series called #VisibleMe with the goal of reflecting a spectrum of LGBTQ experiences, because the more times that young people tell their stories, the more we show that we have a lot of the same dreams, fears and aspirations as everyone else. When you grow up feeling different, like there’s something about you that isn’t seen as conventional or traditional, it gives you an openness to color outside the lines and chart your own life. I hope #VisibleMe encourages everyone to celebrate diversity and embrace what makes them different. We all have that spark within us.” To learn more, check out #VisibleMe on the Explore page and visit facebook.com/visibleme. Photo of @raymondbraun by @jeysonpaez #equlity #noh8 #hrc #gaypride #gaynation #vape #vaping #vapor #vaplife #hoverboard #hover

Una foto pubblicata da Raff lorenz Alonzo Razon (@rafflorenzrazon) in data:

Una delle ragazze che ha risposto all’appello di Braum si chiama Shannon. E’ una ragazza di 15 anni e scrive dal Colorado: “Quando avevo 7 anni, augurarono la morte a me e alla mia famiglia perché sono transgender. Questo è sintomatico dell’odio che ho catalizzato nel momento in cui la mia transizione è iniziata. Spesso mi dicono che l’ho fatto quando ero troppo giovane, ma quando avevo 4 anni lasciai il balletto perché mi chiesero di vestirmi da Tarzan, mentre già a sei anni mi nascondevo nel bagno di mia nonna per colorare il mio viso con ombretti e rossetti. Ho capito subito chi ero, e oggi non sarei qui se non fosse per l’amore e la comprensione che ho sempre ricevuto dalla mia famiglia. Non dimenticherò mai la prima volta che mi sono fatta vedere vestita da donna da loro: ho sentito dei fuochi d’artificio dentro di me. Da allora, ogni volta che mi guardo allo specchio, vedo esattamente la persona che avrei sempre dovuto vedere”.

 

Shannon, 15, Colorado: “When I was 7, I was walking home from school when a parent came up to me and said my parents and I should die because I’m transgender. That represents the hatred I faced in my conservative community when I first transitioned. People often say that I transitioned too young, but I’ve always known who I am. When I was four, I quit my favorite activity, ballet, right before the big recital because I couldn’t bear to wear the boy Tarzan costume. At six, I locked myself in my grandma’s bedroom and spent hours trying on perfume, lipstick, and heels. I wouldn’t be here today without my parents and the rest of my family. They have supported and loved me unconditionally since I came out at seven. I’ll never forget the first time I was able to dress in girl clothes and present as my authentic self in front of them. It felt like fireworks. Ever since then, when I look in the mirror, I see the person that I was always supposed to see. My family moved to a liberal school district after I transitioned and I started middle school stealth (no one knew I was trans). I was miserable trying to fit in with the other girls. I was proud of being trans and didn’t feel that it was something I should have to hide like it’s a bad thing. The best day of my life was when I came out to my entire middle school. I told my classmates, “I’m proud to be transgender. I just want to be who I am.” As happy as I am now, I still experience painful moments. Football players have hissed slurs at me in the hallway at school. There was a rumor that if any boys dated me, they were gay. Guys who had crushes on me have lost interest once they found out I am trans. It hurts, but I realize that I don’t need dates or relationships to make me whole. No matter how hard life gets: find ways to be yourself while being safe. Remember that it takes a lot of courage to be different. Courage takes practice and it gets easier the more you do it. As my mom always says, “Keep your head high and shoulders back. The thoughts of others don’t define you.” _________________ #VisibleMe is curated by @raymondbraun. The project is dedicated to shining a spotlight on LGBTQ youth.

 

Una foto pubblicata da #VisibleMe (by @raymondbraun) (@visibleme) in data:

Al contrario di Shannon, però, ci sono ancora molti “giovani che continuano a sentirsi soli, isolati, che si sentono inadeguati rispetto ad un ambiente al quale faticano ad adattarsi” – specifica Braun in un’intervista a BuzzFeed News. Per questo si dice convinto che creare un luogo sicuro dedicato esclusivamente all’espressione e alla scoperta della propria identità possa “letteralmente fare la differenza tra un bambino che cresce con un forte rispetto di sé, accrescendo la propria autostima e uno che continua a crescere nell’inconsapevolezza di sé e, ancor più, del mondo che lo circonda e delle diversità delle comunità che lo popolano”.

Resta da chiedersi qual è il tipo di protezione “reale” che Raymond Braun potrà offrire alle persone che si affidano al suo progetto: se il suo obiettivo è infatti quello di creare un luogo “sicuro” ove le persone che sperimentano difficoltà e sofferenze nella comprensione della propria identità, come riuscirà a salvaguardare le pagine del progetto da troll e scimmie da tastiera che potrebbero render vano lo sforzo iniziale? 

“Quando cresci sentendoti diverso hai la possibilità di sperimentare un’apertura che ti permette di colorare il mondo e tracciare le linee della tua vita. Io spero che #Visibleme incoraggi ognuno a celebrare la diversità e ciò che rende diverso ognuno di noi. Tutti noi ne abbiamo la possibilità” – chiude Raymond Braun.

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