Società

Sicilia, se il turismo deve ringraziare il terrorismo

Non tutti i mali vengono per nuocere, verrebbe da dire pensando all’involontario effetto per cui il terrorismo di matrice islamica sta dirottando verso la Sicilia importanti e insperati flussi, crocieristici e non, da tradizionali destinazioni turistiche come la Tunisia, l’Egitto, la Turchia, la Libia, ecc. Se si disponesse anche di una classe di amministratori pubblici avveduta, questa opportunità sarebbe adeguatamente sfruttata migliorando lo stato dei servizi, delle strade, dei porti, degli aeroporti, dei musei, della sicurezza e del decoro pubblico e invece i politici siciliani, forse perché i turisti non votano, continuano a preferire i forestali e a impiegare nei musei personale non selezionato per concorso che ovviamente non parla alcuna lingua, tenendo musei e monumenti chiusi quando più servirebbe per venire incontro alle esigenze di chi ci lavora (anzi di chi vi percepisce uno stipendio) più che di chi li vorrebbe visitare: lavoratori socialmente inutili!

Fortunatamente, a fronte di tanta inadeguatezza della pubblica amministrazione, fatto salvo ovviamente qualche eroico esempio contrario, si infittisce la schiera di operatori che lavorano con passione declinando qualità dei prodotti o dei servizi, orientamento al cliente e professionalità alla base di un’offerta più ampia che superi quella di alberghi e itinerari strettamente turistici per promuovere nell’insieme il territorio con tutti i suoi elementi costitutivi, sia naturali che culturali o economici. Il viaggiatore cerca armonia e un luogo dove la gente viva bene è il miglior richiamo per promuovere in modo duraturo un turismo di qualità. In fin dei conti alla politica siciliana fatta di personaggi alla Cettolaqualunque verrebbe da chiedere di intervenire solo su alcuni ambiti: ciclo dei rifiuti, ciclo delle acque e sicurezza. Più della bellezza poté infatti la monnezza o uno scippo a propagare recensioni negative sulle guide d’oltralpe. Il potenziale monumentale, archeologico, paesaggistico, gastronomico, ecc. è così ricco che l’iniziativa privata, interna e internazionale, non mancherebbe di continuare a valorizzarla, se appena sostenuta da servizi e collegamenti più adeguati ai tempi.

Ulteriore manifestazione del potenziale del marketing territoriale è il salto di qualità che si avverte nell’interesse di facoltosi investitori del nord d’Italia a rilevare palazzi monumentali dei centri storici, restaurandoli a proprie spese e riportandoli a nuova vita, tendenza che si affianca a quella che ormai da anni vede soprattutto stranieri investire nei borghi e nelle case rurali di tutta la Sicilia, a partire dal Ragusashire. La motivazione degli ultimi arrivati è convincente: una casa in Costa Azzurra costa molto di più, il posto barca pure, mentre una città come Palermo è raggiungibile in un’ora d’aereo con un clima, monumenti e un rapporto prezzo/qualità non paragonabile. Sarà un caso, ma un giovane produttore anglosassone ha acquistato i diritti per un sequel de Il Gattopardo e un film sull’aristocrazia palermitana e il suo mondo di cui rimangono innumerevoli testimonianze nei palazzi e nelle ville della piana dei Colli avrebbe l’effetto turistico di serie televisive di successo come Downton Abbey nel risvegliare l’interesse per uno stile di vita che è tuttora percepibile anche in negozi di abbigliamento con più di 125 anni di vita. Un artigiano tipografo di via Vittorio Emanuele mi raccontava dell’importante ordine di un turista belga evidentemente meravigliato di ritrovare, in un mondo digitalizzato, macchine da stampa di un tempo che fu: chi ha un passato ha oggi una chance in più per affrontare il futuro.