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‘Mila e Shiro’ compie 30 anni. Capelli arancioni a parte, il manga aveva un fine educativo

I manga giapponesi e lo sport sono stati sempre un connubio fortissimo che, in Italia, fa pensare di getto a “Holly e Benji, due fuoriclasse”. Agli italiani piace il calcio e quindi la fortuna del cartone fu enorme e il suo mito arriva fino ad oggi nonostante la prima messa in onda risalga a quasi 30 anni fa. Era il luglio del 1986 e su quello sterminato campo di calcio giapponese correvano, per giorni, campioni dai superpoteri balistici quasi divini.

Pochi mesi prima, il 25 febbraio del 1986, esattamente 30 anni fa, in Italia andò in onda la prima puntata di “Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo”. Il titolo originale, “Attacker You!”, fu reso meno aggressivo dalla trasposizione italiana che introduce subito il tema che, oltre al gioco del volley, teneva in piedi il cartone. Le vicende amorose di Mila Azuki, talentuosa giocatrice giapponese dai lineamenti occidentali (e capelli arancione) e del suo Shiro. Ingredienti base ottimi per un cartone che, ha sicuramente contribuito a ricordare a tanti giovani che anche in Italia c’era la pallavolo, anzi, sicuramente più che in Giappone visto che nel 1986 stava iniziando l’era della “Generazione dei fenomeni” in campo maschile.

Il cartone ammiccava tanto, in perfetto stile manga, all’Occidente, ragazzine carine, con completini succinti e come già in Holly e Benji, tutte con lineamenti occidentali. Una sudditanza credo dettata dalle dinamiche di distribuzione, cosa che avrei apprezzato avessero mantenuto anche nella trasposizione cinematografica di Lupin III, fino a ieri nelle sale. Il famoso ladro nel film diventa giapponese e disorienta chi lo conosceva attraverso i cartoni di Monkey Punch che ha comunque benedetto questa versione. Non divagherò ma tornando a Mila e Shiro potrei dire che nella storia c’era tutto, la sofferenza per ritagliarsi un ruolo sempre più importante in squadra, l’allenatore severo ma retto, le rivali acerrime che poi riconoscono le sconfitte, l’amica-nemica un po’ grassottella (Yogina).

Fatta eccezione per i capelli arancioni di Mila, quelli rossi di Kaori e quelli blu di Nami che, oggi, fanno meno impressione, il cartone seguiva un filo narrativo anche educativo. Il sacrificio per raggiungere un obiettivo che si consumava in un campo di dimensioni realistiche (almeno quelle) sul quale, solo talvolta, si poteva assistere a qualche colpo che non rispettava le leggi gravitazionali come la “battuta a volo di rondine” di Nami, i palloni scagliati a velocità supersonica e i recuperi miracolosi. Insomma Mila e Shiro, in Italia, non poteva eguagliare il successo di Holly e Benji ma a 30 anni dall’esordio nelle nostre tv chi non sarebbe in grado di canticchiare la sigla cantata dalla mitica Cristina D’Avena: “Mila e Shiro due cuori nella pallavolo, Shiro e Mila amore a prima vista è, Mila e Shiro due cuori nella pallavolo, Shiro e Mila che dolce sentimento è”.

Sentimentalismi a parte, approfitterei della ricorrenza per augurarci che la generazione di pallavoliste, cresciute di certo con Mila e Shiro e che ci rappresenteranno alle Olimpiadi a Rio, ci raccontino una bella storia sul campo. L’ultima cosa mi chiedo, ma visto l’effetto vagamente positivo che alcuni cartoni animati (quelli di una volta) infondevano nei bambini, non sarebbe il caso di produrre e trasmettere, H24, una serie incentrata sulla legalità e l’onestà? La società perfetta da mostrare ai bambini e… no, scusate, alla fantascienza dedicherò un altro post.