Camera

Camera dei deputati: tra veleni e polemiche si decide per il nuovo capo ufficio stampa

A colloquio i 12 candidati superstiti dei 270 che hanno partecipato alla selezione. E che hanno dovuto rispondere a tre semplici domande. Ma per molti l’impressione è che i giochi siano già fatti. Con un ballottaggio tra l’ex direttrice de L’Espresso Daniela Hamaui, che piace alla presidenza, e l’ex direttore di Europa Stefano Menichini, sostenuto dal Pd. Una vicenda segnata da tensioni e incidenti di percorso. Dalle dimissioni di Giachetti dalla guida dell’organo incaricato della selezione. All’affondo del vice presidente Baldelli che ha rifiutato di partecipare alla procedura: “Scelto un meccanismo autolesionistico, un Talent Show dal quale mi sono chiamato fuori”

Volti seri e solenni. Come imposto dalla sacralità dell’istituzione. Un’atmosfera severa che ad alcuni candidati – raccontano – ha finito per incutere un certo timore. In agenda c’erano i colloqui per la selezione del nuovo capo ufficio stampa di Montecitorio. Posto rimasto vacante dopo la scadenza dell’incarico svolto da Anna Masera fino a tutto il 2015. A contendersi l’ambita poltrona da 160 mila euro lordi l’anno di stipendio, i 12 superstiti dei circa 270 giornalisti presentatisi ai blocchi di partenza. E a condurre le danze per la prova finale, tenutasi nell’aula che ospita di solito le riunioni dei capigruppo, la presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini in persona.

TIRA UNA BRUTTA ARIA – Tre le domande uguali per tutti – poste dalla presidente con la possibilità per i membri dell’Ufficio di presidenza schierati al suo fianco di aggiungerne altre – sul tema della comunicazione istituzionale. Ai candidati è stato chiesto, in particolare, di indicare quali strumenti, a loro avviso, sono stati finora utilizzati meglio per promuovere l’attività di Montecitorio; quali, invece, andrebbero potenziati e sfruttati meglio e cosa farebbero per migliorare la comunicazione della Camera. Un esame svolto dividendo i candidati in due gruppi. Il primo convocato alle 13 di oggi, il secondo nel tardo pomeriggio. E già domani si potrebbe conoscere il nome del nuovo capo ufficio stampa. Ma oggi, secondo indiscrezioni raccolte da ilfattoquotidiano.it, tra i partecipanti alla selezione e gli addetti ai lavori tirava una brutta aria. In molti confessavano la sensazione che i giochi fossero praticamente già fatti e che alla fine tutto si risolverà nello scontro tra due blocchi contrapposti: da una parte ci sarebbe quello che fa riferimento alla presidenza orientato al conferimento dell’incarico a Daniela Hamaui, ex direttrice de L’Espresso e di D di Repubblica; dall’altra, la cordata del Partito democratico a sostegno della candidatura di Stefano Menichini ex direttore di Europa, oggi consulente del ministero dei Trasporti, incarico che si è detto pronto a lasciare qualora fosse lui a spuntarla. Con una ulteriore opzione di riserva. Se dal braccio di ferro dovesse determinarsi una situazione di stallo, per uscirne la soluzione potrebbe essere un’altra. Un terzo nome (Alessandra Quattrocchi di Askanews?) sul quale potrebbero convergere entrambe le fazioni in campo. 

POLEMICHE E VELENI – Insomma, una vicenda che, se non avesse per protagonisti dei giornalisti ma dei politici, sarebbe materia per i retroscenisti di palazzo. E che, peraltro, non ha risparmiato polemiche e veleni. A cominciare dalle dimissioni del vice presidente della Camera, Roberto Giachetti, dalla guida del Comitato per la comunicazione e l’informazione esterna, l’organismo che avrebbe dovuto curare le procedure di selezione per individuare l’erede della Masera. Ma non è tutto. Anche oggi, con l’Ufficio di presidenza schierato al fianco della Boldrini, non si poteva fare a meno di notare l’assenza dei componenti in quota Forza Italia dell’organismo di vertice di Montecitorio. Il questore Gregorio Fontana e, soprattutto, il vice presidente della Camera Simone Baldelli in rotta totale con la stessa Boldrini. “Ho preso le distanze da questo meccanismo di selezione fondato su un trasparente autolesionismo sin da quando fu adottato in occasione della nomina della pur ottima Anna Masera. Perché procedere in questo modo provoca più danni che benefici  – spiega Baldelli a ilfattoquotidiano.it –. Questa selezione pubblica ha acceso le speranze di oltre 300 giornalisti, che per la stragrande maggioranza seguono quotidianamente la cronaca politica e parlamentare,  e che, tranne uno o una, saranno tutti scartati, attribuendo forzatamente all’Ufficio di presidenza o a una sua sottocommissione un ruolo che non dovrebbe avere, quello cioè della istruttoria delle domande e delle audizioni dei giornalisti finalisti; dall’altra, tra veleni e veline, si è data l’istituzione in pasto ai giornali per oltre due mesi”. E che si sarebbe potuto fare per evitarlo? “Semplice – conclude Baldelli –. Subito dopo le dimissioni di Giachetti, in vista della scadenza della Masera proposi alla presidente di lasciar perdere questa specie di talent show e di indicare subito, come era in suo potere, un nome all’Ufficio di presidenza, e non avrei avuto difficoltà a votarlo a scatola chiusa. Invece si è preferito procedere diversamente, innescando questa procedura che non condivido e alla quale ho rifiutato categoricamente di prendere parte”.

Twitter: @Antonio_Pitoni