Cronaca

Br, moglie ex boss Cutolo: “Sequestro Cirillo? Camorra intervenne. Caso Moro? Nessun pentimento, non è un juke box mio marito”

L’ex assessore campano, Ciro Cirillo (Dc), fu rapito dalle Brigate Rosse nel 1981, rimase prigioniero dei terroristi per 89 giorni. Fu liberato in circostanze mai chiarite, anche se molti sospettano la mediazione dei servizi segreti e di Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata che all’epoca dettava “legge” a Napoli. “Una trattativa per Moro? I miei carcerieri, i brigatisti, mi dissero che la trattativa era stata avviata, che era giunta anche a buon punto – spiega Cirillo (95 anni) la giornalista Raffaella Fanelli della Tv Svizzera italiana – RSI -, ma non fecero in tempo perché lo stesso giorno in cui fu comunicato l’accordo, Aldo Moro fu ucciso, me lo disse uno dei miei carcerieri, Pasquale Aprea. Un accordo per liberarmi tra lo Stato e la camorra di Cutolo? Lo escludo“. “Per la mia liberazione fu pagato un riscatto di un miliardo e 450 milioni di vecchie lire – continua Cirillo -. Mi fu molto vicino Antonio Gava (ex ministro Dc)“. Sul caso Cirillo è intervenuta anche Immacolata Iacone, la moglie dell’ex boss della Camorra, attualmente in carcere al 41bis da 51 anni. “So che ha contribuito alla liberazione di Ciro Cirillo. Fu il momento in cui lo Stato cercò l’intervento dell’anti-Stato, questo mi ha sempre detto mio marito”, afferma la donna. “Il sequestro Moro? Mio marito voleva far liberare Moro – continua la Iacone – e loro dissero, chi non so, ‘stai al posto tuo che non ci interessa‘. Per Moro hanno bloccato. Lui è stato sentito di recente per il caso Moro? E si è parlato di un pentimento di Cutolo? Assolutamente no, lui vuole morire con la sua dignità, se avesse voluto Raffaele avrebbe potuto fare il juke box e uscire dal carcere”