Scienza

Cancro, “in futuro possibili diagnosi con analisi del sangue”. Tornano le arance della salute dell’Airc con 15 mila volontari

“Con la campagna di quest’anno puntiamo a raccogliere oltre 2,3 milioni di euro - sottolinea Federico Caligaris Cappio, direttore scientifico dell’Airc -, per continuare ad alimentare il lavoro dei nostri 5mila ricercatori, impegnati quotidianamente nei laboratori di tutta Italia per rendere il cancro sempre più curabile”

Si rinnova come ogni anno l’appuntamento con “Le arance della salute” dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc). Sabato 30 gennaio più di 15mila volontari si danno appuntamento in 2500 piazze italiane, per finanziare la ricerca sui tumori attraverso la vendita di 675 tonnellate di arance rosse. L’iniziativa dell’Airc, giunta alla sua 27esima edizione, si rivolge anche agli studenti. In 600 scuole di tutta Italia si svolge, infatti, la campagna “Cancro io ti boccio”, che vede bambini e ragazzi volontari per un giorno insieme a genitori e insegnanti.

“Con la campagna di quest’anno puntiamo a raccogliere oltre 2,3 milioni di euro – sottolinea Federico Caligaris Cappio, direttore scientifico dell’Airc -, per continuare ad alimentare il lavoro dei nostri 5mila ricercatori, impegnati quotidianamente nei laboratori di tutta Italia per rendere il cancro sempre più curabile”. “Le arance della salute – aggiunge Antonio Moschetta, ricercatore Airc presso l’Università di Bari – sono ormai un simbolo, che ci ricorda l’importanza della tavola e dell’alimentazione”.Gli esperti dell’Airc sottolineano, inoltre, il ruolo dell’attività fisica nel contrasto al cancro. Secondo un recente studio dell’Università di Washington, sedentarietà e obesità sono, ad esempio, responsabili di 2 milioni di morti di tumore in tutto il mondo.

“Le persone che intraprendono attività fisica dopo una diagnosi di cancro al colon hanno una significativa riduzione della mortalità – conferma Luigi Ricciardiello, gastroenterologo presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna -. È importante ricordare che il tumore al colon-retto rappresenta la terza causa di cancro al mondo, ma possiamo prevenirlo attraverso l’adozione di stili di vita corretti, e aderendo ai programmi di screening. I Paesi che li hanno introdotti in modo sistematico a partire dai 50 anni di età – aggiunge lo studioso – hanno, infatti, registrato una riduzione del tasso di incidenza della malattia”. Proprio in riferimento al cancro al colon-retto, uno studio finanziato dall’Airc, condotto dall’Istituto per la ricerca e la cura del cancro di Candiolo in collaborazione con la Johns Hopkins University di Baltimora, e pubblicato su Nature, ha permesso d’individuare alcune mutazioni del Dna che rendono questo tumore più resistente alle terapie.

Il carcinoma al colon-retto è il tumore più diffuso in Italia, seguito da quello al seno e alla prostata, i più diagnosticati, rispettivamente, tra le donne e gli uomini. Lo afferma l’ultimo report “I numeri del cancro in Italia”, relativo al 2014 e redatto dall’Associazione italiana registri tumori (Airtum) e dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). In base a quanto riportato nell’indagine, nel nostro Paese ogni giorno si scoprono circa 1000 nuovi casi di cancro, e nel 2014 sono state 366mila le nuove diagnosi di tumore (esclusi i carcinomi della cute), circa il 46% delle quali fra le donne. In Italia, stimano gli esperti, nel corso della vita circa un uomo su due e una donna su tre si ammalerà di tumore. La frequenza di morti causate dai tumori è in media, ogni anno, di circa 4 ogni 1000 residenti uomini e circa 3 ogni 1000 donne. Ma, anche se il cancro resta ancora la seconda causa di morte (il 30% di tutti i decessi), migliorano le percentuali di sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi di un tumore maligno: il 63% tra le donne e il 55% tra gli uomini.

Sul fronte della ricerca si moltiplicano, intanto, gli sforzi per comprendere le ragioni biologiche della comparsa di patologie tumorali, e migliorarne diagnosi e terapia. Un team di ricercatori danesi e canadesi dell’Università di Copenaghen e dell’University of British Columbia, come descritto in uno studio pubblicato su “Cancer Cell” ), ha, ad esempio, individuato per caso una possibile strategia di contrasto al cancro cercando un rimedio contro la malaria. Gli scienziati hanno, infatti, scoperto che una proteina presente nel vaccino anti-malaria è in grado di attaccare anche le cellule tumorali, liberando al loro interno una tossina killer.

Ma una delle frontiere della ricerca medica sul cancro è scovare il tumore con una semplice analisi del sangue, ancor prima che dia sintomi e che sia individuabile dagli strumenti diagnostici. Niente più biopsie, o interventi chirurgici, ma un test che permetta d’identificare frammenti di Dna mutato rilasciato nel sangue dalle cellule tumorali dopo la loro morte. È la frontiera della ricerca anticancro, uno scenario tutt’altro che fantascientifico. I primi test sono già in fase sperimentale. Negli Usa una nuova società, la “Grail”, finanziata con 100 milioni di dollari da Bill Gates, padre di Microsoft e Jeff Bezos, fondatore di Amazon, nei prossimi mesi sperimenterà l’esame su 30mila persone. L’obiettivo è ambizioso: rendere il test disponibile, a un costo compreso tra i 500 e i 1000 dollari, a partire dal 2019.

Lo studio su Nature

Lo studio su Cancer Cell