Politica

Sondaggi, il M5s perde un punto in un mese. Pd in rialzo. Referendum: ‘no’ al 30%, ma maggioranza non sa cosa votare

Secondo i dati Emg per il TgLa7 i Cinque Stelle infilano la quarta variazione negativa in un mese: dal 22 dicembre sono calati dell'1,3. Pd in lieve aumento. Per l'ingresso al ballottaggio, oltre ai democratici, centrodestra favorito. E il risultato della consultazione sulle riforme istituzionali potrebbe essere meno scontato di quanto sembra

Il Pd in faticosa salita. Il M5s in calo. Il centrodestra che risente più degli altri dei temi della settimana, se non del giorno. Lo dicono i sondaggi Emg per il TgLa7 dell’ultimo mese. Se è vero che le rilevazioni degli istituti demoscopici non sono scientifiche e si portano dietro di norma un margine d’errore del 3 per cento, resta che indicano e misurano una tendenza. E i numeri di Emg di questa settimana dicono che per la quarta volta i Cinque Stelle segnano variazioni con il segno meno. L’impressione, insomma, è che il Movimento abbia sofferto le vicende delle questioni amministrative nelle città in cui governa, Quarto in testa. Dal 22 dicembre a oggi il M5s ha perso l’1,3 per cento, dal 28,1 al 26,8.

Pd in aumento, centrodestra sale e scende
Nel frattempo il Partito Democratico non esplode ma recupera un po’ del terreno perso durante il 2015. Se prima di Natale i democratici erano al 30,8, ora sono saliti al 31,4, con un aumento dello 0,6. Meno lineare il percorso del centrodestra che l’istituto diretto da Fabrizio Masia “misura” tutto unito, cioè con un lista composta da Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, visto che l’Italicum prevede il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione. Il listone del centrodestra dal 22 dicembre a oggi è salito dal 30,6 al 31,4, poi è di nuovo sceso al 30,7 e ora si trova al 31,3.

Il sistema tripolare
Quello che ad oggi sarebbe certo è che al ballottaggio andrebbero Pd e centrodestra (unito), che nelle ultime rilevazioni ha sempre superato il M5s. Quello che si nota, in linea generale, è il trend che porta sempre più a una tripolarizzazione del sistema politico italiano, dove i tre partiti/aree principali (Pd, centrodestra e M5s) mettono insieme quasi il 91 per cento dei voti espressi. La conseguenza è che le forze politiche minori – come Area Popolare e Sinistra Italiana, che già non trionfano – diventano ulteriormente marginali.

I partiti
Quanto all’analisi più semplice dei dati dei partiti, il Pd resta il primo partito con il 31,4 per cento. A poco meno di 5 punti percentuali di distacco c’è il Movimento Cinque Stelle, con il 26,8. Terzo partito resta la Lega Nord (15,3, sostanzialmente stabile), che guida la serie di partiti di centrodestra che prosegue con Forza Italia (11,8) e Fratelli d’Italia (5,5). Sinistra Italiana è poco oltre la soglia di sbarramento del 3 per cento, Area Popolare è sensibilmente al di sotto.

I ballottaggi
Le proiezioni per i possibili ballottaggi hanno i risultati di sempre. I Cinque Stelle vincerebbero sia contro il Pd sia contro il centrodestra, anche se il distacco in entrambi i casi è leggermente in flessione. I democratici, invece, l’avrebbero vinta contro il listone di Berlusconi, Salvini e Meloni.

Il referendum: la maggioranza di indecisi
Infine il referendum confermativo sulle riforme istituzionali in programma ad ottobre, che però già assume una valenza politica dopo che il presidente del Consiglio Matteo Renzi per un paio di volte ha detto che se vincerà il no, lascerà qualsiasi incarico per sempre. Al momento la sua carriera sembra al sicuro, visto che il sì è intorno al 70 per cento, per giunta in aumento del 3 rispetto alla scorsa settimana. Il no è fermo a uno su tre votanti.

Tuttavia ci sono due dati che possono nascondere un’incertezza nel risultato finale del referendum di ottobre. Uno è l’affluenza possibile (oggi data al 47,2 e destinata ad aumentare nei prossimi mesi). L’altro dato significativo è la quota di indecisi, che è rappresentata dalla maggioranza assoluta di chi risponde: c’è chi non è abbastanza informato o chi non si è ancora fatto un’opinione. Da quel 51 per cento, insomma, nei 9 mesi che mancano al voto, potrebbero arrivare sorprese.