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Caso Sarri, poi De Rossi: da vicino nessuno è diverso

Visto da lontano, il dibattito sviluppatosi nei giorni successi alla lite Mancini-Sarri è stato assolutamente delirante. Con una serie di distinguo, fatta da vari personaggi e pseudo-esperti, che fanno accapponare la pelle se uno riesce a disintossicarsi dal bla-bla-bla quotidiano che viene vomitato sugli appassionati di calcio in Italia.

Da persone civili, proviamo a ristabilire alcuni punti di sano e semplice buon senso:

1. Benissimo ha fatto Mancini a denunciare l’insulto, ci mancherebbe altro. Chi gli dà del piagnone provi a pensare a quanti episodi sono accaduti nelle scuole italiane, con adolescenti che compiono gesti disperati stufi di essere presi in giro dai compagni per il loro orientamento sessuale. Il concetto che queste “liti” debbano rimanere affare privato è ripugnante e contrario a qualunque dettame educativo. La nostra mentalità che chi denuncia tali offese è uno spione è figlia, spiace dirlo, dell’atteggiamento omertoso che spesso caratterizza i vari settori della nostra società.

2. Nel mondo calcistico, poi, vi è l’aggravante di questo strano concetto per cui “si tratta di cose da campo che sul campo devono rimanere”. E’ inaccettabile. Educazione e civiltà sono credo a 360°, validi 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Una persona che si dimostra educata in vari ambienti e circostanze della propria vita e sbraca in altre dimostra, a mio parere, di non essere genuinamente educata, bensì preoccupata del proprio profilo pubblico. Io ad esempio rimango allibito quando conosco genitori che sparano parolacce tutto il tempo ma si trattengono davanti ai propri figli, perché non lo considerano educativo. Ma se uno crede che non sia giusto insegnare ai propri figli ad imprecare, la logica conseguenza è che dovrebbe smettere lui stesso di farlo. Questa doppia morale è semplicemente disgustosa.

3. Quando Sarri dice che l’offesa gli è scappata ma che non implica nessun tipo di omofobia, si copre di ridicolo. Noi italiani abbiamo una grande fortuna: grazie ai vari dialetti regionali, abbiamo una scelta di insulti e parolacce amplissima. Io sono un misto romagnolo-milanese e, grazie ai due dialetti, posso snocciolarvi almeno 10 termini per insultare qualcuno, oltre a quelli italiani. Mai e poi mai mi verrebbe in mente di usare i termini usati da Sarri, per la semplice ragione che non considero un insulto apostrofare qualcuno per la sua omosessualità. E’ come litigare con qualcuno e dargli del “biondo” o dell’ “alto”. Verrebbe mai in mente a qualcuno di voi? Così come mai e poi mai userei termini relativi a colore o religione, non per essere politicamente corretto ma perché non sarebbero strumentali alla mia volontà di insultare.

4. Una Federazione seria, invece di fare campagne leggere e di facciata contro l’omofobia, avrebbe dovuto sospendere Sarri per 2 mesi minimo, con interdizione da tutti i campi da calcio. Questo sì che sarebbe stato un segnale forte e deciso, per affermare che in ambito sportivo non esistono se e ma quando si parla della tutela dei diritti umani fondamentali. Ma d’altronde avere un presidente come Tavecchio non aiuta in questi frangenti, conoscendo il suo posizionamento “politico” che con molta generosità ha voluto condividere con tutti noi in alcune uscite non proprio indimenticabili.

5. Guardacaso, dopo qualche giorno ci troviamo di fronte a De Rossi che apostrofa Mandzukic con un insulto relativo alla sua provenienza geografica. Anche questo episodio è figlio dello stesso virus: pensare che chi è diverso da te è sbagliato.

De Rossi mostra poi un’ignoranza sesquipedale, visto che la Croazia è membro dell’Unione Europea e quindi Mandzukic è europeo, proprio come De Rossi. A gente così farebbe bene uscire dal proprio nido dorato nella Roma capitale, andare in giro per il mondo e capire che, indipendentemente da dove provieni, qualcuno ti considererà sempre un outsider, se non un essere inferiore. A De Rossi basta andare a Milano per vedere come alcuni milanesi considerano i romani… a sua volta un milanese può andare nel Nord Europa e capire di non essere magari così popolare ed apprezzato per quanto riguarda serietà, affidabilità ed efficienza. Qui in Australia, ad esempio, i racconti degli Europei arrivati negli anni 60 e 70 sono agghiaccianti, in quanto furono accolti con soprannomi di tutti i tipi, discriminati e trattati come paria sin dalla prima età scolare.

A me di prova Tv o no interessa assai poco, ma spero davvero che a De Rossi venga inflitta una pena esemplare perché, come italiano, mi vergogno che un mio connazionale apostrofi come zingaro una persona croata, nell’anno di grazia 2016. E’ fuori da ogni logica sociale e storica e basterebbe che persone che hanno questi pregiudizi frequentassero più sovente i cosidetti “diversi” da loro, per capire che – visti da vicino – nessuno è diverso.