Società

Vegani tra etica e disinformazione: la carne fa male, tutta!

Anteprima col botto: “La carne fa male tutta, senza artificiosi distinguo tra rossa, bianca o di pesce… cotta al barbecue o in padella”. Parola di Michela De Petris, medico chirurgo, dietologa, esperta in terapia nutrizionale del paziente oncologico. Cinque mesi di attesa per una visita privata presso il centro polispecialistico antroposofico dove lavora, evasa gavetta di rito e un incarico di ‘Ricercatore in studi di intervento alimentare’ all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Le chiedo: cos’è cambiato dalla classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità della carne come probabile fattore cancerogeno?

“Niente!” Niente? Ma come… “No, il messaggio non è stato recepito dalla popolazione, anzi volutamente non è stato fatto passare nel modo corretto”. Volutamente? E da chi? “Semplice: per tutelare il più possibile l’industria della carne, andando a discapito della salute del cittadino. I dati forniti dall’Oms sono vecchi, si sa già tutto ormai da anni… ma hanno preferito tirare fuori la storia dei distinguo, delle differenze nel tipo di cottura, della qualità della carne…” E invece? “Invece per stare in salute, l’alimentazione animale va eliminata del tutto dalla nostra dieta”. Semplice!

Carnivoro No. Vegetale Sì: sarà il filo conduttore del 1° Convegno Scientifico Nazionale di Nutrizione Etica Vegan in programma il 27 gennaio alla Fiera di Rimini nella prima edizione di ‘VeganOK for Planet’, manifestazione promossa da VeganOK e Associazione Vegani Italiani Onlus.

Si parlerà pure di alimentazione Veg in età pediatrica, sportivi vegani e farmacie con bollino verde. E’ qui che, telefonicamente, la De Petris affonda un altro colpo. Dall’altra parte della cornetta, ribatto e prendo nota: “Lo Stato ci tiene ad avere un cittadino malato”. Davvero? “Certo! Per poterlo curare si spendono un mucchio di soldi in farmaci”. Ma perché, ci si può curare facendone a meno? Primum non nocere, saggio adagio latino: “… per non ammalarsi basta fare prevenzione, principalmente alimentare, senza infiammare, intossicare e acidificare l’organismo. E’ frutto dell’ignoranza dilagante nel nostro sistema…”. Mi sta dicendo che in tema di cibo e salute regna la disinformazione? “Eccome: per curare l’osteoporosi si consiglia il consumo di latte, uova, formaggio e yogurt, mentre gli oncologi dicono ai pazienti di continuare tranquillamente a mangiare quello che vogliono, come se non dovessero curarli… e così finiscono per aggravarne le condizioni di vita!”. Ah… però.

Michela De Petris è pure volto noto al pubblico televisivo: storia vecchia, un’intervista urticante a Le Iene le costò la risoluzione immediata della consulenza presso l’Ospedale S. Raffaele. E’ il suo tormentone, la perseguita, ma garbatamente non fugge dalla domanda, e risponde: “…guardi che non mi licenziarono… perché non ero in pianta organica…”. Vabbè, le troncarono il rapporto professionale, spenta la tv. Sembrò il restauro della Santa Inquisizione, una caccia alle streghe contro scelte alimentari politicamente scorrette, la punizione corporale contro l’eretica, apostata del cibo. Invece, sorgeva l’alba della rivoluzione. Giordano Bruno medicina, coltello e forchetta: “partirono petizioni on-line in mio sostegno, ricevetti molta solidarietà e affetto, 20.000 richieste di visita da ogni dove”, la scia della notorietà agli occhi di erranti in cerca di percorsi nutrizionali alternativi, professionalmente supportati. Consapevolezza nelle scelte: lei pubblicò libri in serie (“anche divertenti e facili ricette vegan e crudiste, da cucinare e leggere col sorriso sulle labbra!”) fino all’affiancamento sul palco col decano della ricerca T. Colin Campbell, il celebre nutrizionista statunitense nel ciclone italiano The China Study, il tour. 

L’American Dietetic Association già dal 1987 affermava che non solo è possibile essere vegetariani ma addirittura è auspicabile essere vegani per la prevenzione e per la terapia di numerose patologie”. E quando le propongo l’accostamento tra biologico e vegetale/integrale, perentoriamente risponde: “Devono andare a braccetto, l’uno aiuta l’altro. Però attenzione: è meglio un’insalatina proveniente, che ne so, dal Canada… piuttosto che la carne biologica a chilometro zero”. L’esempio è azzardato, ma regge bene il concetto di base. Non è finita: “Nel convegno di Rimini introdurremo un nuovo elemento. Quello dell’etica, sì… c’è bisogno di mangiare eticamente: dovrà aggiungersi all’idea di alimentazione senza proteine animali. Non si può continuare a consumare di tutto a discapito di altri esseri viventi, siano essi animali o lo stesso pianeta terra”. Poi l’affondo finale, l’ultimo fendente al cuore dell’alimentazione selvaggia. “Sitiamo distruggendo la nostra casa perché tutto è collegato: ambiente, inquinamento, nutrizione e salute”. Siamo tutt’uno. Il tutto nell’uno. Così fuori, così dentro. Cibo come medicina, medicina come cibo. Lo diceva un certo Ippocrate di Kos. Se passo per Rimini, mercoledì vado a sentirla…