Eco mobilità

Smart Green Skin, l’auto col prato da annaffiare. La prova del Fatto.it – FOTO

Ci vuole un po' di manutenzione extra per curare la Smart elettrica costruita da Moovel, l'azienda della Daimler che gestisce il car sharing Car2go. I 3,5 metri quadrati di verde (un po' appassito) contribuiscono in maniera irrisoria al contenimento delle emissioni di CO2, ma potrebbero rendere più verdi le città

L’auto appassisce, l’idea fiorisce. L’auto è la Smart Green Skin che Moovel, una controllata di Daimler che si occupa di mobilità sostenibile, sta sperimentando a Stoccarda. L’idea, cioè il rivestimento verde con piante succulente, sembra piacere tanto che ne è stata chiesta la presenza alla Landesgartenschau (l’expo del giardinaggio) del 2019. Peccato che l’esperimento su strada, avviato ufficialmente il 30 novembre con l’omologazione senza limitazioni ottenuta dal Tüv (che ha contabilizzato una ventina di chilogrammi di peso in più), duri quattro settimane.

La Smart Green Skin è il germoglio della visione di uno studente dell’università tecnica di Schwäbischgmünd, Mathias Beeh. Nel corso di un workshop finanziato dalla stessa Moovel, aveva ipotizzato lo scenario in cui i 7 milioni di auto in circolazione nel Land del Baden-Württenberg fossero rivestite di piante stimando una superficie “pensile” e viaggiante pari a 3.500 campi di calcio. L’obiettivo? Rendere più verde il centro città e contribuire al miglioramento della qualità dell’aria. La società ha sposato l’idea del giovane che nel frattempo ha già tenuto qualche conferenza sull’argomento: ha sentito diversi esperti per scegliere il tipo di pianta da utilizzare e poi si è rivolta ad un’impresa specializzata negli allestimenti di stand fieristici per la realizzazione. Un esperimento dal costo di 20.000 euro, poco più o poco meno.

L’ingegner Häuser: “Cerco di fare in modo che prenda luce da ogni lato, ma non sono un esperto di botanica”

Almeno per il momento, la Smart Green Skin rischia di aver più bisogno del giardiniere che del carrozziere. Tilman Häuser, 27enne ingegnere del traffico che segue il progetto assieme ai colleghi Raphael e Mirjam, spiega che l’auto va “curata”: “Diciamo che sono cinque minuti al giorno, dieci al massimo a seconda dell’uso, ma bisogna annaffiarla”. Nella Green Skin c’è uno spruzzino, impiegato che rinfrescare il modello tappezzato di erba. Häuser fa attenzione anche al parcheggio: durante il giorno è nel silos sotto gli uffici di Moovel, altrimenti è all’aperto: “Cerco di fare in modo che prenda luce da ogni lato”, sorride. “Ma non sono un esperto di botanica”, aggiunge.

È la prima volta che una vettura viene tappezzata di verde “vivo”: a New York circolano dei mezzi pubblici con strisce di prato, ma solo orizzontali. Sulla smart ci sono 3,5 metri quadrati di natura che si spostano: niente in grado di riequilibrare le emissioni nocive, ma un segnale (anche estetico), che ad esempio il car sharing Car2go, altra controllata di Daimler, potrebbe dare con le sue 14.000 vetture. Moovel, sottolinea Michael Kuhn, responsabile della comunicazione, “voleva capire come sarebbe stata accolta un’auto così, considerando che il rivestimento verticale delle pareti è ormai molto diffuso”. “Abbiamo anche dimostrato la fattibilità del progetto Green Skin”, aggiunge Häuser.

Sul tetto il prato è in condizioni ottimali ed anche sul cofano; sulla portiera del guidatore, il rivestimento è un po’ spelacchiato

Le piante succulente arrivano dai Paesi Bassi e sono state scelte sia per la loro capacità di assorbire CO2 sia per l’adattabilità. Dopo due settimane di test – il Fatto.it l’ha provata il 15 dicembre – non tutto il tappeto verde è rigoglioso. L’auto è già un po’ “appassita”. Sul tetto il prato è in condizioni ottimali ed anche sul cofano; sulla portiera del guidatore, il rivestimento è un po’ spelacchiato (come certi campi da calcio di periferia) e mancano anche pezzi della “fodera” in terra sulla quale crescono le piante succulente. “Probabilmente è l’effetto delle continue aperture e chiusure”, azzarda Häuser. Il rivestimento è a strati: una pellicola protettiva sulla carrozzeria (“Dobbiamo restituire la macchina così come ce l’hanno data”, ricordano a Moovel: è una electric drive della precedente generazione della flotta dismessa di Car2go a Ulm), un’altra adesiva in fibra naturale (tipo il tensoplast sanitario) sulla quale è stato “cucito” il tappeto naturale di un paio di centimetri di altezza.

A velocità cittadine l’aerodinamica influisce poco e non si sentono fruscii particolari. La Moovel dice di fare sul serio

Al volante non ci si accorge di nulla, eccezion fatta per gli sguardi tra il curioso ed il divertito di automobilisti e passanti. Talvolta anche di benevolenza. I bambini i vogliono toccarla, gli anziani la guardano quasi ricordando i tempi in cui i centri abitati erano più verdi. E perfino nella “city”, nel quartiere finanziario, gli yuppie in giacca e cravatta la fotografano e chiedono informazioni. Che, in realtà, non sono molte. Con 3,5 metri quadrati di superficie di “prato”, la Smart offre un contributo irrisorio nella lotta all’inquinamento. Ma, ricorda Tilman, la Green Skin è meglio isolata rispetto alle auto tradizionali: probabilmente in inverno può ridurre l’uso del riscaldamento e in estate può contenere quello del climatizzatore. Dal punto di vista aerodinamico è evidente che la Smart electric drive ci rimette, ma a velocità ridotte come quelle urbane non dovrebbe fare molta differenza. La sensazione è che ad andature normali anche i fruscii siano gli stessi di sempre.

L’auto ha suscitato un grande interesse mediatico: “Ne hanno scritto in Brasile, in Indonesia e se n’è occupata anche BBC online”, spiega Mirjam Osswald. Diverse tv tedesche hanno voluto guidarla in occasione del mercatino di Natale, a Stoccarda. “Ma non è un’operazione pubblicitaria”, taglia corto Tilman. “La nostra intenzione è di portare avanti questo progetto”.