Cronaca

Ylenia Carrisi, non è suo il cadavere trovato a Palm Beach nel 1994. Lo sceriffo: “Il dna non corrisponde”

La figlia di Al Bano e Romina Power non è stata ammazzata dal serial killer camionista Keith Hunter Jesperson: la conferma è arrivata dall'inquirente che ha seguito il caso e ha comunicato l'esito del test alla trasmissione Chi l'ha visto?

La donna uccisa in Florida dal serial killer Keith Hunter Jesperson non è Ylenia Carrisi, la figlia di Al Bano e Romina Power, svanita nel nulla il 31 dicembre 1993 a New Orleans, negli Stati Uniti. A dare la conferma ufficiale della notizia è stato lo sceriffo Dennis Haley che aveva seguito il caso e aspettava l’esito del confronto tra il dna della ragazza italiana con quello della vittima di Jesperson. L’ennesima delusione per la famiglia di Ylenia, dichiarata morta lo scorso anno, anche se non c’è certezza su cosa le sia davvero accaduto. Nei giorni scorsi la mamma aveva chiesto silenzio stampa sulla figlia e rispetto per il dolore della famiglia, dichiarando di non sapere nulla dell’indagine, mentre il papà Al Bano si è sempre mostrato prudente verso questa pista.

LE DICHIARAZIONI DEL DETECTIVE – Lo sceriffo di Palm Beach Dennis Haley ha ricevuto i risultati dell’esame del dna eseguito in Florida. E li ha comunicati in una e-mail di risposta alla redazione di Chi l’ha visto. Nel corso della trasmissione televisiva Rai, che andrà in onda questa sera, è stata data la conferma attesa da due settimane: “Non è lei” ha scritto lo sceriffo, specificando che “il dna della famiglia Carrisi non ha corrispondenze”. Il mistero resta, dunque. Sia sulla scomparsa di Ylenia, sia sull’identità della vittima del serial killer. “Continueremo a indagare – ha annunciato Haley – sperando di poter identificare quel cadavere”.

LA SPERANZA NELLA VERITÀ – Il mese scorso a Cellino San Marco (Brindisi), paese dove Al Bano vive con la sua famiglia, sono stati prelevati campioni del Dna al cantante e ai figli Yari, Cristel e Romina Junior per essere confrontati con quelli prelevati dai resti di una donna trovata senza vita ad Holt, in Florida, il 15 settembre del 1994. Nove mesi dopo la scomparsa di Ylenia. Il camionista Keith Hunter Jesperson, noto come il ‘Killer Happy Face’ per gli smile che disegnava quando mandava lettere ai media, ha ucciso almeno otto donne tra il 1990 e il 1995 in sei Stati diversi. Questi i casi per cui è stato condannato, ma lui si attribuisce 160 delitti. Nel 1996 confessò di aver tolto la vita a una ragazza che si faceva chiamare Suzy o Suzanne, conosciuta in una stazione di servizio di Tampa, in Florida. Quel corpo era stato trovato due anni prima dallo sceriffo Haley, che non ha mai smesso di indagare per svelare l’identità di quella ragazza. Il suo volto è stato ricostruito e l’identikit mostrato al serial killer, che ha riconosciuto una certa somiglianza con la figlia di Al Bano e Romina. Il detective ha poi scoperto che anche Ylenia, quando era a New Orleans, si faceva chiamare Suzanne. Da qui l’approfondimento investigativo, che ha dato però esito negativo.

IL MISTERO CHE RESTA – Il Tribunale di Brindisi ha dichiarato la ‘morte presunta’ di Ylenia Maria Sole Carrisi il 1 dicembre 2014. Dopo la pista che portava al trombettista Alexander Masakela (arrestato e poi scarcerato), l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti è che Ylenia si fosse gettata nelle acque del Mississipi. Lo stesso Al Bano pensa sia andata così e lo ha raccontato nel suo libro È la mia vita. Per questo si è dimostrato in queste settimane molto prudente. D’altro canto negli ultimi vent’anni è accaduto di tutto, da congetture più assurde a piste anche probabili. E poi migliaia di testimonianze, alcune delle quali palesemente fantasiose. Un investigatore privato di Perugia raccontò che Ylenia si sarebbe trovata a Santo Domingo, mentre un ex pilota brindisino sostenne di averla vista addirittura a casa sua, a Cellino. Immediata la smentita dei genitori. Al Bano e Romina dovettero persino fare i conti con un regista che stava preparando un film. Con una serie di illazioni che portarono al sequestro della pellicola. Dolore che si aggiunse al dolore. I genitori di Ylenia chiesero il silenzio stampa.

UN’ALTRA PISTA PER QUEL CORPO – Negli stessi giorni in cui scomparve Ylenia, si erano perse le tracce anche di un’altra ragazza, del West Virginia. Anche lei si chiamava Suzanne, come la vittima del serial killer. Aveva 15 anni, pur dimostrandone in più. La sua foto fu riconosciuta in un primo momento da Albert Cordova, il guardiano notturno dell’Acquarium of America che la notte del 6 gennaio 2014 vide una giovane donna gettarsi nelle acque del fiume Mississipi. Qualche giorno dopo l’adolescente contattò la sua famiglia per dire che si era allontanata spontaneamente e che voleva viaggiare attraverso gli Stati Uniti. Poi scomparve di nuovo. Forse quei resti non potranno fornire la verità sulla morte di Ylenia, ma chissà che riescano a restituirla a un’altra famiglia.