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Dentro gli allevamenti intensivi di conigli: gabbie microscopiche e cuccioli lasciati morire fra le feci

Coniglietti lasciati morire tra urine e feci perché troppo deboli o semplicemente piccoli, e coniglie destinate al macello perché poco produttive o malate. Questa la realtà di allevamenti ultraintensivi di conigli, filmate da infiltrati sotto copertura per un lavoro d’investigazione di Lav e Animal Equality che noi vi mostriamo in esclusiva. L’Italia è il primo produttore europeo di carne di coniglio: secondo Faostat la stima è di 175 milioni di capi prodotti ogni anno, per un consumo di 2,5 chili pro capite. Ma non esiste una legislazione specifica sulla protezione dei conigli, ed è per questo che la realtà in cui sono costretti a vivere è fra le più dure. Gli animali, infatti, vivono in gabbie piccolissime che provocano loro ferite alle zampe, con una superficie a disposizione pari a un fazzoletto. Le madri sono sottoposte a ritmi frenetici: fanno nidiate di oltre dieci piccoli alla volta e vengono inseminate mentre stanno ancora allattando. Il loro tasso di mortalità, è del trenta percento l’anno. Quelle che sopravvivono, comunque, non vanno oltre i due anni di vita, superati i quali sono destinate al macello, per essere sostituite da coniglie più produttive. Il 5 e 6 dicembre Lav e Animal Equality saranno presenti nelle piazze italiane per chiedere che il coniglio sia equiparato agli animali da compagnia di Giulia Innocenzi

Maggiori informazioni sono disponibili su www.coraggioconiglio.it