Mondo

Pechino punta all’Europa centrale e orientale: Belgrado hub per la “nuova via della seta”

La Cina si avvicina al mercato del Vecchio Continente con progetti per lo più finanziati dalle sue banche. Obiettivo numero uno: le infrastrutture. E la città serba potrebbe diventare uno snodo dei trasporti per l'ingresso nel grande mercato dell'Unione europea

La Cina vorrebbe ampliare la sua presenza economica nei paesi dell’Europa centrale e orientale e vorrebbe partecipare alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo già dal prossimo mese. Lo ha annunciato al termine della visita dei 16 capi di stato provenienti dalle nazioni interessate. Il summit ha seguito la formula 16+1 inaugurata nel 2012, quando è iniziata la cooperazione Cee-China. Per la Cina investire in queste aree significa avvicinarsi al mercato europeo con un canale preferenziale. Ma questo è un piano a lungo termine. Nell’immediato gli accordi sono “win-win”, come piace specificare ai leader dell’ex Impero di mezzo. I progetti sono per lo più finanziati dalle banche statali cinesi e realizzati da aziende cinesi. Ma a beneficiarne concretamente sono le popolazioni locali.

La forma prima di tutto. Il quarto incontro tra i paesi dell’Europa centrale e orientale (Cee) e la Repubblica popolare si è concluso a bordo del treno ad alta velocità che collega Shanghai a Suzhou. È il fiore all’occhiello dell’alta velocità cinese, capace di raggiungere i 486 chilometri orari. Percorre i cento chilometri che separano le due città in 25 minuti. Rappresenta esattamente il campo di cooperazione preferito dai paesi interessati: le infrastrutture. Pechino ha rinnovato il suo impegno per la tratta ferroviaria Budapest-Belgrado. Un progetto da 2,5 miliardi di euro che dimezzerà il tempo di percorrenza del viaggio tra le due città. I lavori cominceranno entro la fine dell’anno e saranno completati in due anni.

Nella potente visione di una nuova via della seta, Belgrado potrebbe diventare un hub dei trasporti per l’ingresso nel grande mercato dell’Unione europea. È da leggere in questo senso anche l’interesse mostrato a investire nelle infrastrutture che migliorino i porti sul Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero. Nello specifico si è parlato dei porti di Koper, Tessalonica e Bar (e ricordiamo che sul Pireo la presenza cinese è già consolidata). La Repubblica popolare e si è detta anche disposta a collaborare sull’industria pesante, nel settore agricolo e a sviluppare canali turistici preferenziali con le aree interessate.

Per facilitare questi investimenti, Pechino vorrebbe cominciare a stabilire un fondo da tre miliardi di dollari per la costruzione di una finanziaria che aiuti a ridurre i costi degli investimenti. Proprio in questa occasione, il ministro delle finanze ungherese ha annunciato che il suo paese sarà il primo a cooperare con la Bank of China per emettere obbligazioni in Rmb al fine di attirare gli investitori asiatici. La bilancia commerciale tra i paesi coinvolti ha già raggiunto i 60 miliardi di dollari l’anno scorso e, secondo gli annunci ufficiali, potrebbe crescere molto. Nei primi dieci mesi di quest’anno, infatti, ha già raggiunto i 50 miliardi, attestandosi su una crescita del 10 per cento anno su anno.

Nell’insieme si tratta probabilmente un piano a lungo termine, che mette in conto il sacrificio di profitti a breve termine in favore della possibilità di entrare in un mercato da 800 milioni di persone grazie agli accordi di libero scambio con l’Ue di cui beneficiano alcuni di questi paesi. I sedici paesi dell’Europa centrale e orientale di fatto, costituiscono un ponte politico e logistico nei rapporti tra Cina e Unione europea. E nell’immediato rappresentano l’occasione di penetrare un mercato vergine in termini di energia, telecomunicazioni e agricoltura.

di Cecilia Attanasio Ghezzi