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Attentati Parigi, l’intelligence francese: “Salah è in Siria”, ma lo si cerca anche a Bruxelles

La "primula dell’Islam" da 19 giorni è avvistato ovunque, ma sfugge sempre. Le ultime dai sevizi informativi lo danno ormai tra le dune del Califfato. Ma basta uno scherzo per far scattare la caccia all'uomo in Belgio

Salah il fuggitivo ormai è fuggito, o forse no. Forse è già troppo lontano per esser preso. Forse non è più così vicino da costituire un pericolo, con la cintura esplosiva che si trascina per l’Europa dopo il 13 novembre. Ma forse no. Le ultime lo danno in Siria. Secondo l’intelligence francese Salah Abdeslam, il ricercato numero uno per gli attentati di Parigi, avrebbe ormai lasciato il Vecchio Continente grazie ad amici e coperture varie. Lo riferisce la Cnn citando una fonte “vicina alle indagini” e un’altra fonte dell’antiterrorismo. Si rafforza così l’indiscrezione di due giorni fa, fornita dalle fonti di Het Laatste Nieuws, che davano Salah ormai in Siria. Un’ipotesi che cozza però con ripetute segnalazioni, allerte e ricerche da un capo all’altro dell’Europa. L’ultima, nella tarda serata di ieri, ha messo a soqquadro il quatiere Bruxelles di Molenbeek dove la caccia all’uomo è ripresa come se Salah fosse nei paraggi. Ma alla fine si è scoperto che era solo uno scherzo, l’ennesimo di pessimo gusto. La polizia federale si è presentata in due indirizzi del quartiere, rue de l’Indépendence e rue de la Campine, a seguito di indicazioni provenienti da un abitante del comune secondo cui Salah si nascondeva all’interno di una casa disabitata. L’operazione è scattata ma la polizia non ha trovato nessuno. Quindi le forze di sicurezza si sono recate dal responsabile della “soffiata”. L’uomo è stato arrestato per essere ascoltato e probabilmente dovrà sostenere i costi legati all’operazione.

Ma la notizia ha un suo valore perché dimostra come effettivamente, a distanza di 20 giorni, la caccia al ricercato numero uno sia tutta per aria. Tanto da poter essere dato al tempo stesso sotto i vessilli del Califfato e a 200 metri da un Mc Donald in Belgio. Al di là delle schegge impazzite, delle allerte improvvise e dei falsi allarmi sembra che l’indagine internazionale sia ancora ferma all’ultimo dato certo, la testimonianza diretta dell’ultimo che ha visto l’ottovo kamikaze. Si tratta dell’amico Ali Oulkadi, l’uomo che ha portato in macchina Salah dalla zona di Laeken a quella di Schaerbeek, all’interno di Bruxelles, attorno a mezzogiorno del 14 novembre.

Secondo Ali, Salah non sembrava indossare una cintura esplosiva. Il viso “pallido e segnato”, non ha parlato del suo ruolo negli attentati, ma ha chiesto quante persone erano morte. E alla domanda su come stava il fratello Brahim (che si era fatto esplodere la sera prima al Comptoir Voltaire), Salah ha risposto che era stato ucciso da alcune persone. “Fermati, aspetta cinque minuti finchè non me ne sono andato. Non mi rivedrai più”, ha detto Salah quando è sceso dall’auto in una strada di Schaerbeek. E da allora se ne sono perse le tracce, nonostante presunti avvistamenti, soffiate infruttuose, certezze smentite dalle intelligence di mezzo mondo.