Emilia Romagna

Attentati Parigi, musulmani di Parma aprono preghiera a città: “Ripudiamo i terroristi, Allah più grande di violenza”

Prima preghiera dopo la strage in Francia, nel centro che fa da punto di riferimento per oltre 15mila persone di fede islamica nella provincia. Presente anche il sindaco Federico Pizzarotti. L'imam Kamel Layachi: "Invitiamo tutti a distaccarsi da queste eversioni". I fedeli: "Da nessuna parte nel Corano c’è scritto che bisogna uccidere altre persone"

“I metodi del terrorismo sono incompatibili con i principi e la disciplina dell’Islam, l’Islam riconosce l’inviolabilità di ogni essere umano, nessuno può violare il diritto di quelle persone”. Nel primo venerdì di preghiera dopo l’attentato di Parigi, dalla comunità islamica di Parma arriva una condanna nei confronti dei responsabili delle stragi in Europa e in tutto il mondo. Di fronte a centinaia di fedeli l’imam Kamel Layachi ha ricordato l’importanza di prendere le distanze e denunciare chiunque abbia contatti con organizzazioni terroristiche, come sancito anche nel 2005 nel documento sottoscritto da decine di comunità islamiche italiane a Bologna. “Invitiamo tutti i musulmani in Italia a difendersi e distaccarsi da queste eversioni, ricordiamo il divieto assoluto di fornire supporto morale o anche solo logistico a persone di cui si sa o si può sospettare intenzioni aberranti” ha detto, esortando i presenti a “rapportarsi lealmente con le istituzioni dello Stato e a denunciare le situazioni di cui si è a conoscenza”.[brightcove]4623388372001[/brightcove]

Si prega, a una settimana dall’attacco al cuore dell’Europa, nel capannone da anni punto di riferimento per gli oltre 15mila fedeli della provincia parmense, ma soprattutto si ascolta e si parla, in un momento che la comunità islamica ha voluto aprire per l’occasione a tutti i cittadini di Parma e alle istituzioni per “lanciare un ponte in totale chiarezza e trasparenza. Dobbiamo aprire il nostro cuore – continua l’imam, arrivato da Treviso per l’iniziativa – Non parlare di quello che è successo, ma di come andare avanti tutti insieme”. Il nome dell’Isis non viene mai pronunciato per rispettare la sacralità del luogo, ma le parole di Layachi non ammettono giustificazioni per quello che è accaduto. “Oggi siamo di fronte a mesi e mesi di inaudita violenza e attentati da parte di un’organizzazione terroristica che non voglio citare in questo luogo sacro – ha continuato, rendendo poi omaggio, per tutte le vittime, al ricordo dell’italiana Valeria Solesin – Ma Allah è più grande dei loro piani, più grande della loro violenza”.

All’iniziativa hanno partecipato anche il sindaco Federico Pizzarotti e i rappresentanti delle istituzioni e del Forum interreligioso, che hanno ribadito il valore del dialogo soprattutto in un momento come questo. Fuori dalla sala della preghiera i fedeli, giovani, adulti e anziani venuti da tutta la provincia, parlano degli attentatori come di persone che non hanno nulla a che vedere con l’Islam: “Dicono di agire in nome di Allah, ma da nessuna parte nel Corano c’è scritto che bisogna uccidere altre persone”. L’obiettivo ora, per la comunità islamica, è quello di aprirsi il più possibile verso l’esterno, per contrastare l’ondata di odio e di razzismo che potrebbe travolgere tutti per colpa di pochi che uccidono in nome di una religione: alcuni episodi di intolleranza sono già stati denunciati a Bologna.

“Loro (i terroristi, ndr) non sono l’Islam, non fanno parte della nostra comunità – ripete il presidente della comunità islamica di Parma Soufiane Lamzari – sono assassini e lo abbiamo sempre detto”. L’impegno però è anche richiesto a tutti i fedeli, come ha sottolineato con ripetuti appelli anche l’imam, rivolgendosi a genitori, donne e uomini. “L’Islam ha bisogno di autorità religiose sul territorio nazionale che insegnino davvero i principi dell’Islam, perché le persone che compiono questi gesti sono ragazzini ignoranti della religione islamica – afferma Adel El Moudden, 27enne originario del Marocco, che oggi è segretario nella comunità locale – Con l’incontro di oggi vogliamo dare una risposta netta a queste forme di violenza. Noi ripudiamo questi gesti e già il fatto che io sia qui a dirlo davanti alle telecamere, di fronte ai loro occhi, mi condanna a morte”.