Cronaca

Amministratori aggrediti e minacciati, 361 casi nel 2014: “Più della mafia pesa disagio sociale”

Presentato il rapporto di Avviso pubblico su sindaci, assessori e politici locali sotto tiro. Record in Sicilia, la maggior parte dei casi al Sud. In prevalenza ad agire non è la criminalità organizzata, ma persone in situazione di disagio: disoccupati, poveri, tossicodipendenti... e "soggetti che nutrono odio verso migranti e nomadi"

Minacce e aggressioni a politici e amministratori non hanno solo matrice mafiosa, anzi, la “casta” è più spesso vittima di un diffuso disagio sociale. Sono queste le conclusioni del nuovo rapporto “Amministratori sotto tiro” presentato a Napoli da Avviso Pubblico, la rete di enti locali contro le mafie che annualmente censisce le intimidazioni rivolte a sindaci, assessori, consiglieri comunali e funzionari pubblici. Un “fenomeno sinora sottovalutato, aggravato da un preoccupante numero di omicidi (132 negli ultimi quarant’anni) e dalla “cifra oscura” relativa alle dimissioni prodotte da amministratori che gettano la spugna” dice la senatrice Pd Doris Lo Moro, già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle intimidazioni agli amministratori.

Secondo il rapporto sono stati 361 gli atti di intimidazione e minaccia nei confronti di amministratori e personale della Pubblica amministrazione registrati nel 2014, quasi uno al giorno, il 3% in più rispetto al 2013. Con il Sud d’Italia che continua a far registrare il numero più alto di casi, il 64 per cento, seguito dal Nord, con il 14 per cento dei casi, e il Centro con il restante 12 per cento. A livello regionale il primato spetta alla Sicilia, con 70 casi, seguita da Puglia (54 casi), Calabria e Campania (entrambe con 52 casi). Di seguito, in classifica, Lazio, Sardegna, Lombardia, Veneto e Liguria.

Avviso Pubblico, rapporto amministratori-sotto-tiro-2014 from ilfattoquotidiano.it

L’andamento degli episodi ha avuto dei picchi nei mesi di novembre e di maggio, quando si sono svolte le elezioni amministrative. Tra i più colpiti soprattutto i soggetti con poteri decisionali, come sindaci (47 per cento dei casi), assessori (25 per cento) e consiglieri comunali (19 per cento), talvolta vittime di più di un episodio.

Uno degli aspetti più allarmanti del fenomeno, secondo il rapporto, riguarda la sostanziali impunità dei colpevoli, che molto spesso restano sconosciuti, ma che quando sono individuati sono prevalentemente “disoccupati o persone che hanno perso il lavoro e non riescono a ricollocarsi, persone che chiedono sussidi pubblici, tossicodipendenti, persone sottoposte a trattamento sanitario obbligatorio, pregiudicati, sorvegliati speciali, soggetti che nutrono un sentimento di odio verso migranti o nomadi”. Mentre risultano “minoritarie le situazioni in cui è stato accertato, o è possibile ipotizzare, l’intervento di personaggi legati al mondo mafioso”. Segno che la violenza nei confronti degli esponenti delle istituzioni assume soprattutto il volto del disagio e della rabbia sociale più che della prepotenza mafiosa, che è in grado di utilizzare ben altri mezzi per raggiungere i propri scopi.

Alla medesima conclusione è giunta la Commissione monocamerale, istituita nell’ottobre 2013 e presieduta dalla senatrice Lo Moro. “L’attività conoscitiva svolta ha avvalorato la fondatezza della premessa iniziale del lavoro di inchiesta: la non sovrapponibilità fra fenomeno intimidatorio e criminalità organizzata” scrive la senatrice nel rapporto. “Ma se è vero che solo una parte degli atti intimidatori presenta una chiara matrice mafiosa, è indubbio che sono da ricondurre alla criminalità organizzata, oltre a un gran numero di omicidi in danno di amministratori locali, le azioni intimidatorie più gravi e pericolose”.

La Commissione, che ha concluso i suoi lavori nel febbraio 2015, ha prodotto una relazione finale approvata dal Senato il 20 maggio scorso in cui sono contenute le cifre del fenomeno e le proposte legislative ritenute necessarie ad arginarlo. Proposte che secondo il presidente di Avviso Pubblico Roberto Montà (a sua volta oggetto di una recente intimidazione) “devono diventare leggi dello Stato al più presto”. Tra queste figurano l’istituzione di una banca dati nazionale per la rilevazione degli episodi di intimidazione, il monitoraggio delle dimissioni individuali e/o collettive di amministratori comunali per fare emergere il dato “delle dimissioni rassegnate a seguito di intimidazioni non denunciate”, la riorganizzazione e le nuove assunzioni di magistrati e forze dell’ordine e l’istallazione di sistemi di videosorveglianza negli edifici municipali.