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Corea del Nord, dopo 36 anni il settimo congresso. Primo dell’era Kim Jong Un

A maggio del 2016, dopo tre decenni e la parata in pompa magna dei militari torna il Congresso del partito dei lavoratori. Il mondo, soprattutto la Corea del Sud, tema che la scelta sia legata a ulteriori passi avanti nell'armamento. Ma c'è chi vede l'occasione per regolare i conti interni al partito, per rimuovere funzionari e dirigenti

Quando fu celebrato l’ultimo congresso del Partito dei lavoratori della Corea, l’Eterno Leader Kim Il Sung era ancora vivo, la Cina era appena entrata nella fase di apertura e riforma e il Caro Leader, Kim Jong Il, avrebbe dovuto attendere ancora 17 anni prima di assumere formalmente la guida del regime, successione che intanto preparava con cura. Correva l’anno 1980. Trentasei anni dopo, a maggio del 2016, il partito si riunirà nuovamente per il settimo congresso, il primo dell’era Kim Jong Un.

“Siamo davanti a un compito tanto sacro quanto pesante per giungere a una grande ripresa nella costruzione di una prospera nazione socialista e per rafforzare il partito” e “per stabilire il ruolo guida”, spiega l’agenzia ufficiale Kcna, nel riportare la decisione del ufficio politico del comitato centrale. All’appello mancano tuttavia sia un calendario preciso (si ritiene che il congresso possa coincidere con la festa del primo maggio) sia un’agenda dei lavori.

Da parte sudcoreana la convocazione del congresso a distanza di tre decenni è considerata legata a ragioni di politica interna. In parte per decidere eventuali rimpiazzi di funzionari e dirigenti, con un occhio al ricambio generazionale, in parte per consolidare il potere del giovane leader – asceso alla guida del paese alla morte del padre nel dicembre del 2011 – con una strategia suddivisa tra iniziative per la ripresa economica e dare nuova linfa al programma nucleare e balistico.

Ancora in questi giorni la stampa del Sud rilancia la notizia della costruzione di nuovi tunnel che potrebbero servire per un prossimo test atomico, il quarto, del quale si parla da tempo, ma su cui al momento ci sono soltanto indiscrezioni. “Il governo segue da vicino le decisioni del Nord. Al momento sembra che voglia fare il punto sulle questioni interne e sulle relazioni estere”, recita il commento rilasciato dal governo di Seul.

La decisione di celebrare un congresso può essere considerata anche il segnale di una rinnovata importanza del partito, del quale lo scorso 10 ottobre sono stati celebrati in pompa magna con una parata i 70 anni dalla fondazione. D’altra parte, la passata leadership di Kim Jong Il si era contraddistinta per l’importanza data ai militari, che di fatto co-conducono il regime. È la politica del “songun” che mette l’esercito al primo posto. Non a caso il più importante centro di potere del Paese è la Commissione nazionale di difesa.

Di contro il giovane Kim, allontanadosi dalle orme del padre, ha adottato lo stile del nonno Kim Il Sung, compresa l’importanza data al partito nella gestione del potere. Era infatti durante i congressi che venivano annunciate le politiche da seguire, come fu per il piano quinquennale nel 1956. L’appuntamento del 1980 aveva di fatto cristallizzato la situazione. L’ideologia del “juche”, termine comunemente reso in italiano con “autosufficienza”, fu confermata quale base del partito e dell’intera società. Una conferma che tra l’altro si accompagnava all’opera di propaganda di Kim Jong Il per preparare la propria successione al padre, che di fatto fu stabilita proprio in quell’occasione. Da allora la massima assise del partito non era stata più convocata, tant’è che nella terza conferenza tenuta nel 2010 si è deciso di togliere dallo statuto il riferimento a celebrare il congresso ogni cinque anni.