Politica

Sardegna, Chisu lascia la presidenza delle Pari Opportunità. Disse: “Chi ha nel Dna l’essere troia, rimarrà tale”

Dopo la bufera scatenata dalle sue parole pubblicate sul profilo Facebook, l'esponente di Sel si dimette dall'incarico istituzionale

Prima il pressing politico, compresa la presa di posizione di tutte le componenti della Commissione Pari Opportunità della Regione Sardegna. Poi, dopo il silenzio, le dimissioni. Con poche parole la presidente Stefania Chisu, 45 anni nuorese, ha rimesso il suo mandato, iniziato nel 2009.

Attorno a lei una bufera per le parole pubblicate sulla sua bacheca personale di Facebook lo scorso week-end. Insulti contro una certa “categoria di donne“, fino alla conclusione – poche righe più sotto: “Chi ha nel Dna l’essere una gran troia, rimarrà tale per sempre”. Parole che non sono passate inosservate, nonostante la rimozione dopo appena poche ore. Poi il tam tam più o meno velato, e infine la richiesta di dimissioni da parte di alcuni esponenti di Sel (attualmente il suo partito), Partito dei sardi, Riformatori e Centro democratico Sardegna.

In mezzo ci sono le scuse di Chisu, considerate “doverose”, sempre via social, per un linguaggio ritenuto – da molti – non appropriato al delicato ruolo istituzionale. Aveva scritto: “Non è nel mio carattere e nel mio modo di essere esprimermi in certi modi”. A seguire il sostegno di chi la conosce personalmente. La comunicazione della scelta e del definitivo passo indietro è stata affidata a un breve articolo sul giornale online Cronache nuoresi in cui si mette in evidenza il lavoro svolto finora in difesa delle donne.

Meriti travolti dal clima di “caccia alle streghe”, considerata la visibilità – anche nazionale – del caso. Per rimettere le cose al loro posto è arrivata la decisione, questa la dichiarazione di Chisu: “A seguito dei recenti avvenimenti, con grande rammarico ritengo opportuno dimettermi dalla carica di presidente regionale della Commissione Pari Opportunità e ho preso questa decisione, semplicemente per ripristinare un clima di serenità”. Ieri a tarda notte si è aggiunta la condanna di tutte le colleghe della Commissione, con firma a titolo personale, per le “esternazioni non consone alla carica”.

In una nota rivendicano “l’impegno ventennale nel contrasto alle discriminazioni e agli stereotipi di genere che ledono dignità e immagine delle donne”. Sulla bacheca dell’ormai ex presidente solo il link, sotto i messaggi di sostegno e solidarietà.