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Intercettazioni, M5S: “No al bavaglio. Nemmeno Berlusconi era arrivato a fare tanto”

Il Movimento 5 Stelle contro il provvedimento che delega il governo per riformare le norme sulla pubblicazione delle conversazioni. In conferenza stampa presenti anche il presidente Odg Enzo Iacopino e i giornalisti Marco Lillo e Antonino Monteleone

“Sulle intercettazioni nemmeno Silvio Berlusconi è arrivato a fare tanto”. Il ddl Penale che contiene la delega al governo per la riforma della normativa che regola la pubblicazione delle intercettazioni arriva a Montecitorio e il Movimento 5 Stelle chiede che il provvedimento venga bloccato. “Siamo qui per lanciare un grido d’allarme”, ha detto in conferenza stampa il deputato grillino Vittorio Ferraresi. “Questa è la denuncia di tutti i cittadini liberi”. Durante l’incontro sono intervenuti anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, il giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo e il giornalista di Piazza Pulita Antonino Monteleone.

“Quella che arriva in Aula”, ha detto Ferraresi, “è una delle più vergognose riforme realizzate in questi due anni. Nemmeno Berlusconi è arrivato a fare tanto, all’epoca erano riusciti a fermarlo. Invece ora ce la stanno facendo, e il rischio è portare a casa “una riforma che pregiudicherà i diritti degli imputati, dei giudici, dei giornalisti e delle persone offese da reato in un colpo solo”. Ferraresi ha puntato il dito contro una serie di elementi contenuti nella riforma. Sulla cosiddetta legge bavaglio, nelle riforma “c’è una delega in bianco sulla pubblicazione della intercettazione che dice tutto e nulla, ma darà la facoltà all’esecutivo di poter prevedere blocchi alla loro pubblicazione. La nostra paura è che arrivino sanzioni pecuniarie forti per i giornalisti che le pubblicano. Così, solo alcuni potrebbero usarle e altro rischio è che qualcuno potrebbe servirsene a fine ricattatori”. Oltre al fatto che “chi ha la possibilità economica di farlo, potrà pubblicare le intercettazioni, chi temerà sanzioni pecuniarie forti non lo farà”. E l’emendamento Verini (Pd), che escluderebbe la punibilità per i giornalisti che nell’ambito del diritto di cronaca utilizzano conversazioni registrate di nascosto, “è di difficile interpretazione, non chiaro quindi non risolve affatto i problemi, sia chiaro”.

Il rischio, per la collega Giulia Sarti, è che “i cittadini non possano conoscere i rapporti che intercorrono tra politici e personaggi poco trasparenti” se nelle “ordinanze di custodia cautelare non sono più pubblicabili intercettazioni penalmente rilevanti”. La deputata grillina ha richiamato ad esempio l’intercettazione telefonica tra Alberto Dell’Utri, fratello gemello di Marcello, e Gaetano Cinà, il presunto soldato della famiglia mafiosa di Malaspina a Palermo. In quel nastro, si parlava di una cassata di 12 kg regalata a Silvio Berlusconi per il Natale. “Purtroppo in Aula avremo tempi contingentati: 1 ora e 15 minuti per presentare tutti i nostri emendamenti. Non c’è lo spazio necessario per far comprendere la gravità di quel che sta accadendo. Ci sono tempi ridicoli, ma siamo alla prima lettura e non ci fermeremo”.

In conferenza stampa è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, che ha ringraziato i 5 Stelle per aver “acceso un riflettore su quel che rischia di accadere a breve”: “State attenti che la nuova normativa non colpisca solo gli ultimi, ovvero i giornalisti, e risparmi invece gli editori”. Per Iacopino “le norme ci sono, volerne creare di altre è un qualcosa che mi inquieta”. Il giornalista Marco Lillo ha voluto inoltre richiamare l’attenzione sui rischi che comporterebbe una restrizione della normativa: “Il pericolo è che si creino due gruppi di persone con un’asimmetria di conoscenze. Il primo sarebbe composto dai cittadini che non conoscono l’intercettazione non ritenuta rilevante. Poi un secondo gruppo composto da un centinaio di persone (avvocati, giornalisti e investigatori). Quest’ultimo gruppo sarebbe titolare di un segreto e si creerebbe di conseguenza una casta titolare di un’informazione e quindi più potente”. E ha concluso: “Se il problema è la riservatezza, è già tutelata dal garante della privacy. Consegnare ai magistrati il potere di stabilire cosa è rilevante e cosa non lo è, è qualcosa che non conviene al cittadino”. Infine il giornalista Antonino Monteleone di Piazza Pulita ha sottolineato che i fatti non rilevanti per i magistrati spesso hanno un valore politico che interessa i cittadini: “Io spero che questo provvedimento non trovi approvazione, in caso contrario dobbiamo pensare a una reazione da parte del mondo dell’informazione”.