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Capannoni, rotonde, abitazioni decorate con palme tropicali: il peggio del paesaggio di periferia nell’Atlante dei Classici Padani

Il volume, curato dallo studio Krisis e al "100% stampato nella MacroRegione" raccoglie il lavoro collettivo di più autori e si basa sulle fotografie di Filippo Minelli, che è un artista contemporaneo nato e cresciuto a Brescia. "Ho sempre utilizzato la fotografia e il video per documentare quello che facevo in spazi pubblici - spiega - è nato da lì il mio interesse per le città e per l’urbanistica. Ho iniziato questa ricerca sul paesaggio contemporaneo del nord Italia. Mi interessa molto a livello estetico perché è quello che in gran parte ha influenzato anche tutto il mio approccio artistico"

Padania Classics in questi anni è diventato un piccolo culto tra gli appassionati delle brutture urbanistiche e del cattivo gusto. Nato come blog nel 2011, diffusosi grazie ad una frequentatissima pagina su facebook, il sito ha raccolto centinaia di fotografie di zone industriali, capannoni, rotonde, abitazioni decorate con capitelli classici o palme tropicali, fabbriche i cui muri colorati di fucsia stridono con il grigio del cemento e della nebbia. Il progetto si sviluppa ora con la pubblicazione dell’Atlante dei Classici Padani, libro fotografico che presenta oltre mille immagini raccolte negli anni, rigorosamente geolocalizzate, accompagnato da interessanti infografiche, illustrazioni, testi giornalistici che danno profondità a un argomento affrontato certo con ironia ma quanto mai fondamentale, soprattutto perché trascurato. “La scelta di questo stile era l’unico modo di affrontare questi temi con autoironia, nel senso che noi poi comunque in questo posto ci siamo cresciuti e ci viviamo ogni giorno” riflette Filippo Minelli, ideatore del progetto. “Era anche un modo per portare questi ragionamenti a molte più persone, è diventato un lavoro performativo, in cui molti ci mandavano foto e interagivano con noi”.

Il volume, curato dallo studio Krisis e al “100% stampato nella MacroRegione” raccoglie il lavoro collettivo di più autori e si basa sulle fotografie di Minelli, che è un artista contemporaneo nato e cresciuto a Brescia. “Ho sempre utilizzato la fotografia e il video per documentare quello che facevo in spazi pubblici – spiega – è nato da lì il mio interesse per le città e per l’urbanistica, perché molte delle cose che faccio sono in ambienti urbani, non soltanto naturali. Quindi ho iniziato questa ricerca sul paesaggio contemporaneo del nord Italia. Mi interessa molto a livello estetico perché è quello che in gran parte ha influenzato anche tutto il mio approccio artistico”.

Fin dal titolo è evidente il linguaggio con cui si gioca e si prende in giro una simbologia chiaramente mutuata dall’ambito della politica, in particolare quella retorica leghista che per anni ha fatto della difesa del territorio il suo slogan preferito. “La propaganda leghista ha raccontato un nord Italia molto diverso da quello che è, pulito come la Svizzera, in cui non esiste il fallimento, in cui bisogna cacciare gli immigrati, in cui tutto funziona, in cui tutto è bello e c’è un gran gusto – continua Minelli – ma è evidente che non sia così. Quello che a me piace dire è che la Padania come stato di sicuro non esiste, ma in realtà è un territorio unificato molto ben riconoscibile”.

Unificato dall’invasione di cantieri, costruzioni, fabbriche, strade, che vede ad esempio Lombardia e Veneto in cima alla classifica delle regioni più cementificate d’Italia. Senza che si avvertano segnali di qualche possibile cambiamento, anzi continuando come se nulla fosse. “Il dramma è che bisogna cambiare la cultura delle persone. In queste regioni c’è stato un cambiamento immenso a livello urbanistico, che ha trasformato quella che era la provincia italiana, la vera provincia, quella che ad esempio ritraeva Ghirri nelle sue fotografie, ecco, quella provincia è praticamente scomparsa ed è diventata una periferia del mondo. Prima la provincia italiana aveva dei tratti estetici e urbanistici unici, riconoscibilissimi. Ora una periferia di Brescia o Vicenza potrebbe essere quella di una qualsiasi altra città, come Los Angeles o Maribor. Il dato estetico più grave di tutto ciò è la spersonalizzazione, il fatto che la provincia non ha più il carattere che prima aveva”.