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Joaquín Guzmán, il Messico mette una taglia sulla testa del narcoboss “El Chapo”

Sessanta milioni di pesos. Oltre tre milioni di euro a chi fornirà informazioni utili per catturare il capo del cartello di Sinaloa evaso da un carcere di massima sicurezza grazie a un tunnel (nelle foto). Le ricerche sono estese anche oltre i confini nazionali e l'Interpol ha diramato un'allerta internazionale

Sessanta milioni di pesos. Ovvero, 3,4 milioni di euro. Tanto valgono soffiate e confidenze sul re della droga Joaquin “El Chapo” Guzmán. Il governo messicano -tramite il procuratore generale Arely Gomez – ha piazzato una taglia per arrivare alla sua cattura, dopo la spettacolare evasione dal carcere di massima sicurezza “El Altiplano” messa a segno dal padron del cartello di Sinaloa. Nella notte tra sabato e domenica 11 luglio, “El Chapo” è scivolato fuori dalla sua cella grazie a un tunnel dotato di ventilazione e luce che portava ad un condotto verticale, e a un’altra galleria lunga un chilometro e mezzo. Una fuga da manuale. Ripresa in diretta dalle telecamere di sorveglianza (guarda). Dopo la quale, Guzmán ha ritrovato la libertà.

Subito è scattata la caccia all’uomo. Dagli aeroporti agli snodi autostradali i porti e le stazioni d’autobus, gli uomini della polizia e i militari hanno scandagliato non solo l’area dove si trova il carcere – vicino alla città di Toluca, a circa 90 km da Città del Messico – ma anche altre regioni.

Ricerche in tutto il paese, dunque. Ma anche all’estero. L’Interpol ha emesso un’allerta internazionale. I controlli sono minuziosi soprattutto lungo la frontiera meridionale del paese, in Guatemala, Honduras ed El Salvador. Nei tre stati, sono puntati i radar delle autorità militari: la possibilità che il narcoboss cerchi di attraversare il confine è alta. Perché il cartello di Sinaloa è in stretto contatto con il crimine organizzato in diverse zone delle tre nazioni, e non è azzardato ipotizzare che “El Chapo” abbia trovato riparo qui.

L’altra ipotesi è che il re della droga non abbia ma lasciato il Messico, ma sia tornato nel suo villaggio di Badiraguato. Un fortino incastonato nelle montagne di Sinaloa, dove “El Chapo” è molto rispettato e gode di totale protezione.

Resta però da capire come il boss sia riuscito a evadere. Nel penitenziario di “El Altiplano” sono in corso indagini. Tutte le persone che negli ultimi mesi hanno visitato Joaquín Guzmán in prigione sono sotto inchiesta, come molte delle guardie e del personale del carcere. Perché per realizzare la sua impresa, “El Chapo”, ha sicuramente ricevuto l’aiuto di qualcuno. Aiuto, che non è difficile trovare quando si è una delle persone più ricche del mondo. Il suo patrimonio si aggira intorno al miliardo di dollari. Soldi che il boss è riuscito a mettere da parte dopo che il suo cartello ha conquistato il monopolio sul traffico di droga che dal Sud America sbarca sulle piazze di tutto il mondo.

Grazie ai suoi soldi e alle sue protezioni politiche Guzmán è riuscito a garantirsi una latitanza dorata lunga tredici anni. Venne arrestato una prima volta nel ’93. Ma nel 2001 riuscì a scappare dalla prigione di massima sicurezza di Puente Grande dalla porta principale, nascosto in un carrello della biancheria sporca. E’ stato riacciuffato dalla Marina messicana e della Dea americana il 24 febbraio 2014, mentre si trovava a una festa in un hotel di Mazatlan in compagnia della moglie e delle due figlie gemelle. Adesso è tornato a essere la primula rossa.