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Tour de France 2015: Nibali, la ‘maglia e l’orgoglio’

Il Tour de France si ferma per un giorno a Pau, in attesa della seconda settimana, quella pirenaica, che ci dirà di più, forse tutto di questa edizione della Grand Boucle. I favoriti della vigilia erano quattro e analizzando il loro percorso dopo 9 tappe la classifica parla chiaro: Froome è il faro con la maglia gialla già sulle spalle, Alberto Contador è staccato di 1’03”, Nairo Quintana di 1’59” e Vincenzo Nibali di 2’22”. Il pistolero è l’avversario che si è difeso meglio mentre Quintana e Nibali pagano intanto il minuto e 28” perso nella tappa dei ventagli olandesi. Al netto di quell’incidente, lo scalatore della Movistar resta uno spauracchio perché ora che la strada sale potrà far male a tutti, Contador è l’unico che dovrà fare i conti con le energie visto che ha partecipato (e vinto) il Giro e quindi nel suo caso sarà la terza settimana quella della verità.

Chi non può più attendere è il corridore con il numero uno sulle spalle, Vincenzo Nibali. Se il tempo perso in Olanda e nella cronosquadre di Plumelec non sono imputabili solo a lui, quei 10 secondi sul Mur de Bretagne hanno aperto un mondo di interrogativi. Non tenere il passo dei migliori su un muro al 7% di 2 chilometri non è un buon presagio in vista delle montagne e ha ricacciato in dietro la fiducia che i tifosi avevano avuto fino a quel momento. Un Nibali in forma potrebbe tentare di inventarsi qualcosa per scalare le posizioni in classifica e avvicinare Froome (al momento è 13°) ma quel Nibali che arrancava ricaccia indietro le speranze dei tifosi. Se poi lo stesso “squalo” ammette di “non aver trovato ancora il colpo di pedale giusto” forse dovremmo rivedere gli obiettivi. Senza essere disfattisti ma, credo, realisti, il podio potrebbe essere già un buon risultato per cui gioire.

Arrivare terzo significherebbe intanto precedere uno di tre favoriti che già gli stanno davanti e tenere dietro altri temibili pretendenti che si sono palesati in questi primi giorni di Tour. Tejay Van Garderen ad esempio è a un tiro di schioppo da Chris Froome e sembra nell’anno di grazia, Rigoberto Uran, dopo un Giro deludente si ritrova al sesto posto e sogna il podio di Parigi. Valverde, seppur sarà costretto ad aiutare Quintana, è davanti sia al suo capitano che a Nibali e se sta bene sa come ritagliarsi i suoi spazi. Non trascurerei l’armata francese e gli olandesi.

Il senso di questo Tour lo troveremo già al termine della tappa di oggi che da Tarbes porta a La Pierre-Saint-Martin. L’ascesa finale di 15 chilometri al 7,4% è classificata generosamente come Hors Catégorie (la massima) ma dovrebbe fugare i dubbi, alimentando o spegnendo le speranze di chi ancora non è uscito allo scoperto. Chris Froome vuole rivincere il Tour dopo quello del 2013, Contador insegue un’esaltante doppietta, Quintana dopo essere stato il primo colombiano in rosa della storia vuole vestire il giallo. Motivazioni forti che poggiano su gambe fortissime, le frullate del britannico, le rasoiate di Quintana e l’intelligenza tattica di Contador sono le doti degli avversari che Vincenzo Nibali conosce bene ma che senza un picco di forma potrà solo subire. Ha superato una fase difficile, la caduta, la fatica, i secondi di troppo persi per strada e ora è il momento di tornare “squalo” e reagire. Se non ci saranno le gambe a sorreggerlo, un campione come Vincenzo, per la maglia che indossa, ha un solo modo per regalarci soddisfazioni e dare un senso al suo Tour. Tirare fuori tutto, di rabbia e di orgoglio.