Media & Regime

Diffamazione, Malavenda: “Via il carcere, ma fare i cronisti sarà più difficile”

Fra i massimi esperti di diritto dell'informazione, l'avvocato illustra "luci e ombre" della normativa approvata alla Camera e che ora attende l'ok del Senato. "Positiva la possibilità per il giornalista di pubblicare spontaneamente una rettifica ed evitare la querela". Ma le repliche degli interessati dovranno essere pubblicati senza commento

È una legge con luci e ombre. Si voleva eliminare il carcere per i giornalisti, ma poteva essere fatto con un tratto di penna. E invece si è aggiunto molto altro”. A parlare è Caterina Malavenda, avvocato specializzato nelle cause che riguardano la stampa, il giorno dopo l’approvazione in seconda lettura alla Camera della legge sulla diffamazione.

Avvocato, i giornalisti devono gioire o no?
L’abolizione del carcere è sicuramente un fatto positivo. Anche se in realtà era una norma che non veniva applicata, se non in casi eccezionali. Comunque, meglio che sia sparita. E poi la legge è stata fatta apposta per questo, quindi va bene. Peccato vi siano tante ombre accanto alle luci.

Partiamo dalle (poche) luci.
Per esempio, la rettifica tempestiva. Il giornalista che siaccorge di aver dato una notizia errata può chiedere al direttore di pubblicare una rettifica di sua spontanea volontà. Il direttore è obbligato a pubblicarla. La pubblicazione della rettifica è causa di non punibilità.

Altri cambiamenti positivi?
L’ampliamento del segreto professionale anche ai giornalisti pubblicisti, che ora possono tutelare le loro fonti come i professionisti.

Poi c’è il famoso emendamento salva-Conchita…
Nato sull’onda del caso DeGregorio, avrebbe lo scopo di aiutare decine di giornalisti che si vedono costretti a risarcire danni a terzi al posto di editori falliti o che non vogliono pagare. La novità è che il cronista, dopo aver pagato di tasca propria, può rivalersi sull’editore come creditore privilegiato. La trovo una norma di difficile applicazione, ma è un passo avanti.

Passiamo alle ombre.
Tante, a partire dalla rettifica, che può diventare sconfinata, perché non è previsto un limite di lunghezza. Inoltre, deve essere pubblicata senza replica. Insomma, se tutti si mettessero a chiedere rettifiche, i giornali non conterrebbero più notizie. Si è potenziato in maniera eccessiva uno strumento legittimo. Poi c’è la questione dei due direttori.

Ossia?
Il direttore di un giornale on line è stato parificato a quello della carta stampata. Ma, per esempio, sull’omesso controllo il primo è svan-taggiato perché un giornale on line è sempre aperto e per un direttore è impossibile controllare tutto ciò che viene pubblicato.

Lei ha criticato anche le modifiche sui blogger… Sì, perché d’ora in avanti un blogger querelato dovrà difendersi nel tribunale del luogo in cui abita la persona offesa, col rischio di dover girare qua e là per difendersi, tutto a spese proprie e senza rimborso.

Parliamo delle multe, molto criticate per via dei tetti (da 5mila a 10mila euro) molto alti. Sembra quasi la compensazione per la scomparsa del carcere…
Può essere che si sia allungato da una parte e mollato dall’altra. Stando così le cose, un giudice non potrà comminare una multa inferiore ai 5 mila euro. Solo se il giornalista è incensurato, con le attenuanti generiche, la multa è ridotta di un terzo, mentre chi è recidivo viene sospeso dalla professione da 1 a 6 mesi. Il testo, invece, è soddisfacente sul potenziamento del risarcimento che i giornalisti possono ottenere nelle liti temerarie, che potrà arginare le richieste in sede civile, spesso totalmente fuori mercato.

Insomma, la legge peggiorerà la vita ai giornalisti?
Ripeto, ci sono luci e ombre. Il testo è migliorato, ma restano tanti punti oscuri: si poteva fare di più e meglio. È stato eliminato il carcere, ma d’ora in poi fare i giornalisti potrebbe risultare più complicato e rischioso.

di Gianluca Roselli

Da Il Fatto Quotidiano del 26 giugno 2015