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Usa, spunta il proclama della razza del killer di Charleston: “Non c’è nessun vero Ku Klux Klan qui, ho dovuto agire io”

Su un sito internet sono apparse anche foto di Dylann Roof. Brandisce armi, brucia bandiere e si mostra in luoghi simbolo delle sconfitte dei confederati durante la guerra civile americana

Frasi sulla supremazia della razza bianca, foto con armi in pugno e nei luoghi storici delle sconfitte nelle guerra civile americana da parte dei confederati, dei quali Dylann Roff brandisce la bandiera (gli stati confederati parteciparono alla guerra civile americana contro gli stadi federati, la vittoria dei di questi portò all’abolizione della schiavitù ndr). Sul sito The last Rhodesian spunta una specie di proclama che mette in luce la logica contorta e gli odi razziali del 21enne che il 18 giugno ha iniziato a sparare all’impazzata in una chiesa di Charleston uccidendo 9 afroamericani. Il giovane ha poi confessato, sostenendo di voler scatenare una guerra razziale. Il manifesto è apparso lo scorso febbraio su un sito registrato sotto il nome di Dylann Roof, sulla cui autenticità stanno indagando le autorità statunitensi.

Secondo il New York Times non è per ora possibile confermare l’autenticità del materiale, né confermare l’identità di chi abbia realmente scritto il testo, che risulta però collegato alle vicende del 18 giugno: “Ho scelto Charleston – si legge – perché è la città più storica del mio Stato e ha avuto il più alto rapporto tra neri e bianchi nel Paese. Non abbiamo skinhead, nessun vero KKK, nessuno fa niente se non parlare su internet. Bene, qualcuno deve avere il coraggio per portare (tutto ciò, ndr) al mondo reale, e credo che debba essere io”.

Nel documento poi, Roof dedica singoli paragrafi ad afroamericani, ebrei, ispanici e asiatici. Solo questi si salvano: “Ho grande rispetto gli asiatici – scrive – sono di natura molto razzisti e potrebbero essere grandi alleati della razza bianca”. Gli ispanici invece “sono un grande problema per gli americani”, c’è del sangue bianco in Uruguay, Argentina, Cile e Brasile, ma “sono ancora nostri nemici”. Per gli ebrei invece, il problema non è “il loro sangue, ma la loro identità”. “Penso – aggiunge – che se potessimo in qualche modo distruggere l’identità ebraica, allora non causerebbero un grande problema”. Gran parte del testo è dedicato agli afroamericani, definiti dal testo “il maggior problema per gli americani”, perché sono “stupidi e violenti” e “vedono tutto attraverso la lente razziale”.

Di fronte alla strage portata a termine da Dylan nell’intento di innescare una guerra razziale, la sua famiglia chiede  il rispetto della privacy. Lo zio è l’unico che si sbilancia dicendo che se il nipote dovesse essere condannato a morte “vorrei” premere “io stesso” il pulsante. Del resto la famiglia di Roof ha avuto un passato tormentato. Il padre di Dylann era un violento che si scagliava sulla moglie. Poi la donna chiese il divorzio, ma lasciò i figliastri in balia del papà. Da qui sarebbero emersi i primi problemi del 21enne: avrebbe iniziato a saltare la scuola, preferendo videogiochi e droghe.