Politica

Genova, Pd avverte Doria: “Non sposti il mercatino”. Per il sindaco è un avviso di sfratto

La giunta è sull'orlo della crisi: il motivo scatenante è la vicenda degli ambulanti di via Turati che il primo cittadino ha deciso di trasferire la mattina in corso Quadrio, causando la protesta dei residenti. Dopo la sconfitta alla Regionali, nel partito si ridiscutono gli equilibri, anche in base agli sviluppi della guerra all'interno fra renziani e frondisti

Per dirla volgarmente: ormai siamo ai materassi. Tra il sindaco di Genova, Marco Doria e la maggioranza che lo sostiene (o perlomeno dovrebbe sostenerlo) è sceso definitivamente il grande gelo. Il motivo contingente è persino banale. Una lunga querelle che riguarda il mercatino abusivo installato da mesi in via Turati, a ridosso del Porto Antico. Osteggiato da residenti e commercianti legali, il microcosmo di venditori neri di merce sospetta, è diventato un caso politico. Infinite discussioni a tutti i livelli, rimbalzi maliziosi sui media, cittadini infuriati e fino ad ora decisioni operative zero via zero. Qualche intervento isolato con i vigili urbani che si rifiutano di sequestrare la merce e i poliziotti che si tengono in disparte e non vogliono saperne di sporcarsi le mani. L’emergenza migranti in qualche modo si riverbera fin sotto l’ombra maestosa di palazzo San Giorgio la sede dell’Autorità Portuale, dove si sono accampati gli ambulanti. Infine il sindaco Doria ha preso una decisione: trasferire il mercatino a qualche centinaia di metri più a levante, in corso Quadrio, in uno spazio ricavato sorto le mura duecentesche che circondano il nucleo medievale della città, verso mare. Ma soltanto la mattina perché nel pomeriggio l’area deve essere riconsegnata come parcheggio ai residenti.

Il sindaco Doria aveva spiegato che la soluzione riposa su una catena di responsabilità che contemplano l’intervento del Comune, della Prefettura e della Questura: “Se si spezza un anello, salta tutta la catena”. Tradotto. Ognuno deve fare la propria parte. La scelta di corso Quadrio configura un’operazione di carattere sociale, limitata nel tempo. Si dovrà insomma trovare una collocazione definitiva che non presenti le controindicazioni attuali. In un quadro di assoluta legalità. “Il nostro progetto ha ricevuto l’appoggio di Caritas, Auxilium, Arci e di varie associazioni locali – spiega a IlFattoQuotidiano.it l’assessore Emanuela Fracassi – la onlus Solidarietà e Lavoro ci affiancherà svolgendo un compito di mediazione sociale con gli ambulanti, spiegando loro la necessità di rispettare delle regole. L’area di Via Turati sarà riqualificata e tornerà a disposizione della città”.

Tutto bello. Sulla carta. Senonché il Partito Democratico, ha rotto gli indugi ed è scesa pure lui in strada. Metaforicamente, ma con decisione. Dissenso totale e assoluto sulla decisione del sindaco. Il prima cittadino la ritiri, oppure – spiega a IlFattoQuotidiano.it il capogruppo Dem a palazzo Tursi, Simone Farello – presenteremo in consiglio un documento contrario alla soluzione. Il problema non è tanto sulla collocazione del mercatino ma sulla filosofia politica che guida l’amministrazione Doria. Il Pd ritiene che situazioni come queste vadano gestite, ossia che debba essere assicurata anzitutto la natura legale del commercio ambulante. Lì dentro c’è di tutto, gente che vende roba ricettata, gente che commercia abiti recuperati dai cassonetti della Caritas e chissà che altro. Dobbiamo fare chiarezza. Purtroppo abbiamo permesso a questo fenomeno di ingrossarsi e diventare ingovernabile. C’è stato del lassismo ma anche una sovraesposizione mediatica causata dall’emergenza migranti”.

Il Pd farà saltare il banco, quindi? “Dentro il Pd le opinioni sono variegate. Ma se il teorema è ‘il Pd ha perso in molte città ed è debole e quindi è pronto a sopportare qualunque cosa’, rispondo che se non condivido la politica del sindaco, rimetto la questione ai cittadini e vado alle elezioni”. Il punto di dissenso quindi è squisitamente politico e lo stesso Farello lo ammette. “Sintonia con Doria? Non so se c’è mai stata fino in fondo…”.

Fra Doria e il Pd in effetti non c’è mai stato feeling. Il sindaco si è insediato sulle rovine fumanti delle primarie che decretarono nella primavera del 2012 la fine politica dell’allora sindaco uscente, Marta Vincenzi, e della sua rivale, Roberta Pinotti, giunta terza nella contesa per la candidatura a sinistra e poi risorta magicamente come ministro della Difesa, all’ombra di Matteo Renzi. Fu il compianto don Andrea Gallo ad inventarsi la candidatura di Doria ad imporla al Pd. Doria era accasato in Sel e questa origine non si è mai cancellata. La sua maggioranza a Tursi è sempre stata elastica, per non dire ballerina. Qua e là slabbrata su questioni strategiche, come la Gronda, osteggiata dal primo cittadino e sostenuta senza riserve dal Pd. Una maggioranza comunque sempre in grado di tenere la strada con l’assistenza estemporanea ora dell’Udc (che invano ha sperato di entrare in giunta) o di spezzoni liberi, come i tre consiglieri del Gruppo Misto. Mentre persino Sel si divideva Pastorino e Chessa. Proprio Gian Pastorino uscendo dall’aula lunedì scorso, aveva fatto mancare il numero legale durante la discussione sulla riforma delle aziende partecipate del comune.

Messa in questi termini la situazione parrebbe configurare un preavviso di sfratto a Doria da palazzo Tursi ma la questione è più complessa e si interseca con i mal di pancia del Pd ligure, che ha perduto la corsa alla Regione e si lecca le ferite. Anche la levata di scudi contro Doria è un sintomo della fibrillazione post-elettorale che scuote il partito. Lella Paita ha sparato a palle incatenate contro il Pd genovese che non l’avrebbe appoggiata a dovere. E se l’è presa anche col ministro della Giustizia, Andrea Orlando, spezzino come lei, “che a Roma fa il renziano e in Liguria il cuperliano”. “Personalmente non amo i capri espiatori – commenta Farello – alle primarie non avevo sostenuto la Paita ma Cofferati perché avevo molte perplessità sulla sua candidatura. Ma addossare a lei tutte le colpe è sbagliato. Dobbiamo ragionare sulla sconfitta: a Genova il Pd non rappresenta più la parte più debole dell’elettorato”.

Lunedì a Genova arriverà un proconsole di Renzi, forse il vicesegretario Lorenzo Guerini, per richiamare all’ordine i riottosi e ricompattare il partito. I segretario regionali, Lunardon, e Terrile, si presenteranno dimissionari alle rispettive assemblee. Lunardon, eletto in regione ma sospeso al ricorso presentato dall’ex assessore Boitano (UdC), ha perso la maggioranza in segreteria. Terrile invece ha ancora i numeri per restare alla segreteria provinciale. All’orizzonte prossimo si staglia il congresso che dovrà rinfrescare i quadri regionali del partito. Ci si arriverà con una sorta di commissariamento breve che dovrà aiutare la catarsi post-voto.