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Rom, Alfano: ‘Via da campi in cambio di una casa. E chi non accetta sarà espulso’

Mercoledì il tweet dopo la riunione sul tema dell’accoglienza dei migranti ("Occorre smantellare i campi nomadi"), oggi i dettagli: "Ai nomadi proponiamo un programma di assegnazione di luoghi più civili nei quali vivere. Chi non lo vorrà fare, oltre ad abbandonare comunque i campi, dovrà lasciare l'Italia"

Matteo Salvini usa il termine “ruspa“. Angelino Alfano no, ma la sostanza rimane la medesima. Anche secondo il ministro dell’Interno i campi rom vanno smantellati e ai nomadi lo Stato intende offrire un “patto”, mettendo a loro disposizione “luoghi più civili nei quali vivere”. Chi si rifiuta di sottoscriverlo sarà espulso dall’Italia. Parola del capo del Viminale, che ieri ha anticipato il piano del governo dopo il vertice avuto nel pomeriggio al ministero con i sindaci, l’Anci e i presidenti delle Regioni sul tema dell’accoglienza dei migranti.

Mercoledì, dopo la riunione al Viminale, il tweet: “Occorre smantellare i campi rom”. Oggi i dettagli: “Prima l’Italia, prima gli italiani – ha detto Alfano, intervistato su Radio1 Rai – e proprio per questo principio noi dovremo buttare fuori, espellere dal territorio nazionale tutti quei Rom che non vorranno sottoscrivere un patto con lo Stato italiano, una sorta di patto di emersione dalla loro condizione, a volte borderline“.

Il piano prevede “un programma di assegnazione di luoghi più civili nei quali vivere”, necessario perché i rom possano ” emergere dalla situazione in cui molti di loro si trovano”. Chi non vorrà sottoscrivere il patto, “oltre ad abbandonare comunque i campi rom, dovrà essere espulso. Noi rispetteremo tutte le leggi, ma pretenderemo altrettanto da parte loro. Rispetteremo le direttive comunitarie ma al tempo stesso applicheremo tutte le nostre leggi, e vorremmo che le rispettassero anche i Rom”.

“Ieri – ha ricordato Alfano – ho parlato con i sindaci e i sindaci dovranno individuare soluzioni abitative appropriate. Lo Stato aiuterà i sindaci in questo compito anche dal punto di vista economico. L’individuazione delle soluzioni, però, spetta ai sindaci. Noi dobbiamo chiudere i campi rom e lo faremo in un quadro di legalità europea, conformemente alle indicazioni che a tale riguardo l’Europa ha sempre voluto fossero rispettate. I cittadini sono stanchi, non ne possono più. Quindi questi campi li dobbiamo assolutamente chiudere. Per farlo metteremo in campo tutta la forza dello Stato e anche le risorse necessarie. Ma voglio anche dire che, al netto di tutta le demagogia che si può fare su questo argomento, i numeri non sono enormi e, dopo averne parlato ieri con i sindaci, credo si possa procedere con una certa rapidità“.

Qual è il “quadro di legalità europea” cui fa riferimento Alfano? Il 10 marzo la Commissione diritti umani del Senato ha approvato una risoluzione per il superamento dei “campi nomadi” in Italia
e per la concreta attuazione della “Strategia nazionale d’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti“, adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011 che sottolinea la necessità di superamento del modello “campo” per combattere l’isolamento e “favorire percorsi di interrelazione sociale”.

“Le dichiarazioni del ministro Alfano sui campi rom, oltre a denotare una certa confusione sull’argomento, prefigurano già sanzioni da parte dell’Europa”, affermano Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e Alessandro Capriccioli. “Tanto per cominciare una buona metà dei rom che vivono sul nostro territorio hanno la cittadinanza italiana, di tal che le paventate espulsioni altro non sono che parole completamente prive di senso”, spiega. “Ma soprattutto appare del tutto infondato il richiamo alle supposte indicazioni dell’Europa, che al contrario, in presenza di interventi pensati su base etnica, potrebbe individuare ancora una volta una condotta discriminatoria da parte del nostro paese. La Ue, del resto, non ci ha mai chiesto di ‘smantellare’ i campi attraverso fantomatici ‘patti di legalità’ stipulati ad hoc con i rom, ma piuttosto di superarli mediante reali percorsi di inclusione“.

Il primo a illustrare a grandi linee il piano del governo era stato Piero Fassino: “Il governo si è fatto carico di predisporre un fondo apposito, sulla base del quale Comuni e prefetture metteranno in campo un programma di superamento dei campi a vantaggio di una soluzione più civile e più sicura dal punto di vista della legalità”, spiegava mercoledì sera il presidente dell’Anci e sindaco di Torino – nessuno pensa alle ruspe di Salvini. Parliamo di superare i campi attualmente esistenti, a favore di soluzioni più civili di carattere abitativo, perché in un Paese civile non si può far vivere la gente in baracche nel fango con i bambini che non si sa dove passino la giornata”. “I costi dell’operazione – ha precisato Fassino – non sono ancora stati quantificati. Adesso lavoreremo insieme, Anci e governo, a una proposta che includerà anche una previsione di stanziamenti finanziari”.

L’altra grande questione sul tavolo del Viminale era quella dell’accoglienza dei richiedenti asilo. “Al ministro Alfano ho ribadito il no ad accogliere altri profughi – ha detto mercoledì il governatore del Veneto, Luca Zaia, all’uscita dall’incontro al ministero – il Veneto ha già fatto la sua parte accogliendo 3.966 migranti”. Sull’intenzione annunciata dall’Ungheria di costruire una barriera lungo la frontiera, Zaia ha sottolineato che “questo dà la dimensione esatta di quello che sta accadendo in Europa e di quello che è l’arrivo di migranti via terra, un’altra forma d’immigrazione che subiamo in Veneto e di cui non si parla”.

Deborah Serracchiani parla di “incontro costruttivo”: “L’incontro è stato estremamente costruttivo. Da parte di tutti c’è stato un impegno a fare la propria parte. Ovviamente alcuni sono più convinti altri meno”, ha detto la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia., secondo cui per gli hub “c’è in corso una ricerca dei luoghi, l’intenzione è di andare verso una accoglienza diffusa. I grandi assembramenti sono quelli che spaventano”. “Abbiamo contezza – ha aggiunto Serracchiani – del fatto che questi hub siano necessari per la prima identificazione. Qualche Regione ha individuato anche dei luoghi, occorrerà ora ragionare col governo”.