Calcio

Fifa, Jennings il cane da guardia: “Il volto nuovo Scala? Pupazzo pagato da Blatter”

Ritratto del giornalista scozzese che con le sue inchieste ha dato il via alle indagini dell'Fbi sullo scandalo del calcio mondiale. Che del nuovo dirigente della federazione internazionale dice: "E' lo stesso che ha detto: se ci saranno tangenti lo segnaleremo. Ma cos'altro aspetta? Se ti trovo con in mano una pistola fumante e di fronte un corpo morto colpito da un proiettile, ti arresto, no?"

Impossibile non vedere il suo profilo inglese e la chioma bianca spuntare dalle retrovie di ogni mega-summit della Fifa, il governo del calcio che ora scricchiola sotto il peso dell’indagine dell’Fbi che ha portato a 7 arresti ai vertici. Un’indagine a cui lui stesso ha dato una grossa mano, come ha rivelato su Twitter il giorno dopo il D-Day della Fifa: “Ho dato io all’Fbi i documenti fondamentali che hanno innescato gli arresti di ieri. Molto altro arriverà nei prossimi giorni. Blatter è un obiettivo”. Sentiti i federali, il Washington Post ha confermato l’esattezza delle informazioni. Il mastino in questione porta il nome di Andrew Jennings, 71 anni, reporter d’inchiesta freelance nato in Scozia. Ogni volta che si avvicina ad uno dei potenti del pallone, questo si fa meno loquace del normale, oppure d’improvviso non capisce più l’inglese. Lo testimoniano i suoi report per Bbc Panorama datati 2006 e 2011: aveva già scoperto tutto il giro di tangenti mondiali con cui la famiglia attorno a Sepp Blatter vendeva i mondiali al miglior offerente. Alle dimissioni di Herr Blatter la Bbc ha immediatamente chiamato Jennings per un commento: “Ahahahaha”, ha risposto lui. Una fragorosa risata lunga un minuto e mezzo.

Il cane da guardia ha azzannato la Fifa la prima volta nel 2002, alla seconda rielezione di Blatter, con una domanda ormai entrata nella storia: “Signor Blatter, lei ha mai preso una tangente?”. La risposta è stata no, ma da quel momento ha cominciato a collezionare documenti riservati. Come la lista della spesa della Isl, International sports and leisure, una ditta di abbigliamento svizzera che per garantirsi la fornitura a Fifa, Cio e Iaaf, (la federazione internazionale di atletica) tra il 1992 e il 2000 ha pagato oltre 36 milioni di euro all’allora numero uno (e amico di Blatter) João Havelange e al presidente della Lega sudamericana calcio Ricardo Teixeira. Jennings era a Zurigo anche il 30 maggio, in occasione dell’ultima votazione vinta da Blatter. “Non è stata un’elezione democratica. Io c’ero: ogni volta che con la telecamera ci siamo avvicinati a qualche grande nome della Fifa per chiedere come mai avevano ancora una volta eletto Blatter nonostante tutto, abbassavano la testa e se ne andavano senza rispondere”.

Questi, invece, gli epiteti che il giornalista riserva a Domenico Scala, il volto “nuovo” della Fifa che accompagnerà la federazione fino alla prossima elezione (prevista tra dicembre 2015 e marzo 2016): Dead man walking senza futuro, “ennesimo bugiardo”, “furfante”, “pupazzo pagato da Blatter”. Il curriculum dell’italo svizzero di Basilea, classe ’65, è un florilegio di posti di comando dentro multinazionali di spessore, soprattutto svizzere: la farmaceutica Roche Holding AG, la Nestlé in veste di uditore esterno, la Panalpina Italy e la vicepresidenza alla Basilea Pharmaceutica. È anche presidente fin dall’inizio dell’Audit and Compliance Committee, l’organismo di revisione e vigilanza che dalla fine del 2012 avrebbe dovuto vigilare sui conti dell’ExCo, il comitato esecutivo della Fifa. A comitato appena formato, dichiara in un’intervista rilasciata a Fifa.com: “Penso che gli standard per i report finanziari (utilizzati nella Fifa, ndr) siano molto alti”. Risultato: nessun report sui casi più caldi degli ultimi anni, nessuna indagine interna. “Blatter paga la gente perché lavori per lui e per produrre documenti che non dicano assolutamente nulla”, accusa Jennings. Scala compare anche in uno dei libri di Jennings sull’argomento, Omertà-Sepp Blatter’s Fifa organised crime Family del 2014 (l’altro, Even more Foul!, è del 2006). Il titolo descrive l’atteggiamento della famiglia che Blatter si è creato attorno. Non a caso, Jennings sceglie una parola imparata in Sicilia, quando negli anni Ottanta raccontava agli inglesi la guerra in corso tra lo Stato e i mafiosi.

“Scala è lo stesso che ha detto ‘se ci saranno tangenti lo segnaleremo’. Ma che cos’altro aspetta? Se ti trovo con in mano una pistola fumante e di fronte un corpo molto colpito da un proiettile, ti arresto, no?”. Ride per non piangere, Jennings: nella Fifa così non cambierà nulla, finché non si cambia musica. La longa manus del presidente dimissionario, il vero reggente della cupola secondo tutti i servizi di Jennings, ancora manovra le leve della stanza dei bottoni del calcio mondiale. “La coppa del mondo in Russia e in Qatar? Chiaro che non succederà niente. Ma chi è Scala? Se non fosse al potere sarebbe ancora l’uomo pagato da Blatter… Dice che ci sono state tante riforme negli ultimi anni che ci dice che ci sono state tante riforme e che altrettante ce ne saranno. Quali riforme? Ne nomini una”.

Non a caso, Scala sarà l’obiettivo del prossimo film a cui sta lavorando Jennings: “Racconterò tutte le stupidaggini che ci ha detto in questi anni”. Il primo colpo assestato alla cupola degli affari della Fifa, Jennings l’ha assestato con la prima chiacchierata all’Fbi, nel 2009. “Quasi due anni prima della votazione di Zurigo (con la quale si è stabilito che i mondiali incriminati del 2018 e del 2022 andassero a Qatar e Russia, ndr) ricorda”. Jennings lo sottolinea perché uno degli arrestati, il vicepresidente della Fifa Jack Warner, rappresentante della non notissima federazione calcistica di Trinidad e Tobago, sostiene che tutta l’operazione sia stata condotta dall’Fbi su mandato degli Stati Uniti che vorrebbero sostituirsi al comando della Federazione internazionale delle associazioni di calcio. “Questa teoria dietrologica è una stronzata – sentenzia Jennings – ci vogliono anni per fare indagini fatte bene”. E ora siamo solo all’inizio.