Cronaca

Virus Ebola, infermiere di Emergency dimesso dall’ospedale. “È guarito”

Stefano Marongiu, 37 anni, ha ringraziato tutto lo staff dell'ospedale e ha dichiarato che donerà il suo sangue a scopo medico. Non esclude di ritornare in Africa "se sarà necessario"

L’infermiere di Emergency contagiato dal virus Ebola è stato dimesso dall’ospedale Spallanzani di Roma. “È in buone condizioni generali” ed è risultato “ripetutamente negativo ai test al virus Ebola”, secondo l’ultimo bollettino medico. Stefano Marongiu, 37 anni, è stato ricoverato lo scorso 13 maggio dopo essere risultato positivo ai test.

“Se sono qui – spiega – devo dire grazie a tanti uomini e donne che hanno reso possibile la mia guarigione, un esempio di Italia coesa e che ha lavorato come un’equipe”. Allo Spallanzani “mi hanno fatto sentire non solo un paziente, ma anche un amico da salvare a ogni costo. Partirò oggi per la mia terra, la Sardegna, ma in futuro sono pronto a tornare in Africa se sarà necessario. Ora – prosegue – voglio godermi la famiglia e le persone speciali accanto a me, ma non escludo in futuro di essere di nuovo sul campo per ulteriori missioni con Emergency. Se Emergency mi vorrà, io ci sarò”. Marongiu ha dichiarato che donerà il suo sangue all’ospedale a scopo di ricerca: “Mi sembra doveroso mettermi a disposizione della struttura e della ricerca scientifica”. 

Fabrizio Pulvirenti, medico di Emrgency e  primo italiano guarito dal virus Ebola, ha commentato le parole del collega, che non esclude un ritorno in Africa: “Non avevo dubbi – spiega ad Adnkronos Salute – chi viene da un certo ambiente la pensa in un certo modo. Quella di oggi è una bella notizia, e anche se non conosco direttamente Marongiu, perché io ero partito da qualche giorno quando lui è arrivato in Sierra Leone, sono davvero felice per lui”.

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, durante la conferenza stampa delle dimissioni dell’infermiere, ha spiegato che l’ospedale ha utilizzato due protocolli clinici parzialmente differenti, sia per via della differenza di età, ma soprattutto perché “ogni caso di infezione è diverso”.