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Turchia, Erdogan minaccia “Chumuriet”. E i giornalisti si ribellano al presidente

Lunedì il presidente turco aveva minacciato il direttore Can Dundar dopo uno scoop sulle consegne di armi da parte dei servizi segreti del Mit ai gruppi armati islamici in Siria. Oggi i dipendenti del quotidiano hanno espresso la loro solidarietà a Dundar sulla prima pagina del quotidiano. Il leader turco è stato più volte accusato di aiutare anche i gruppi armati jihadisti in Siria con l'ossessione di far cadere il presidente Bashar al Assad per sostituirlo con un governo islamico

E’ scontro fra il grande quotidiano di opposizione Chumuriyet e il presidente islamico Recep Tayyip Erdogan, che lunedì ha minacciato il direttore Can Dundar dopo uno scoop sulle consegne di armi da parte dei servizi segreti del Mit ai gruppi armati islamici in Siria. A 5 giorni dall’appuntamento con le elezioni di domenica, tutti i giornalisti del quotidiano, intellettuali e artisti hanno espresso la loro solidarietà a Dundar sulla prima pagina del quotidiano. Sotto la frase “il colpevole sono io”, decine di personalità ci hanno messo letteralmente la faccia, con foto e nomi stampati per non lasciare solo Dundar.

Erdogan ieri aveva affermato che Dundar pagherà un “caro prezzo” per aver rivelato il traffico di armi turche verso i gruppi armati siriani. Il leader turco è stato più volte accusato di aiutare anche i gruppi armati jihadisti in Siria con l’ossessione di far cadere il presidente Bashar al Assad per sostituirlo con un governo islamico. A pie’ di pagina il giornale ha pubblicato oggi una vignetta che accosta Erdogan a Hitler.

Lo scontro con Cumhuriyet arriva in un momento di tensioni crescenti tra il presidente turco e la stampa sia locale che internazionale. Ieri erano rimbalzate voci di una possibile ondata di arresti di autorevoli giornalisti di opposizione prima o subito dopo le politiche. Secondo la celebre ‘gola profonda’ Fuat Avni, ritenuto vicino al potere, Erdogan sarebbe preoccupato per un suo possibile deferimento alla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra per avere fornito armi ai jihadisti.