Cronaca

UberPop, il tribunale blocca il servizio dopo ricorso tassisti: “Concorrenza sleale”

La decisione è rivolta a uno degli strumenti messi a disposizione dalla app. Lo stop è su tutto il territorio nazionale con inibizione dalla prestazione del servizio. L'azienda di trasporti automobilistici avrà 15 giorni di tempo per adeguarsi all’inibitoria, altrimenti scatteranno delle penali. Uber: "Faremo appello"

Il Tribunale di Milano ha disposto il blocco di UberPop, uno dei servizi messi a disposizione dalla app Uber, su tutto il territorio nazionale con inibizione dalla prestazione del servizio. E’ stato dunque accolto il ricorso presentato dalle associazioni di categoria dei tassisti per “concorrenza sleale“. L’azienda di trasporti automobilistici da parte sua, ha annunciato attraverso Zac De Kievit, Legal Director Uber Europa che farà “appello per evitare che centinaia di migliaia di cittadini italiani siano privati di una soluzione sicura, affidabile e economica per muoversi nelle loro città”.

Sul sito di Uber, UberPop viene definito “un servizio di ride sharing e di economia collaborativa, dove l’individuo mette in condivisione il proprio bene (in questo caso l’auto) con chi ha l’esigenza di spostarsi nella città”. La differenza con il normale servizio sta nel fatto che quello “Uber Berlina Nera è offerto da autisti professionisti con licenza (Noleggio Con Conducente)”. L’applicazione UberPop quindi, è solo una parte del servizio complessivo di Uber, anche questa più volte contestata.

Nelle scorse settimane le organizzazioni sindacali di tassisti e radiotaxi, assistite da un team legale composto dagli avvocati Marco Giustiniani, Nico Moravia, Giovanni Gigliotti e Alessandro Fabbi, avevano infatti presentato un ricorso cautelare ed urgente per chiedere, appunto, l’oscuramento della ‘app’ UberPop, uno dei servizi messi a disposizione da Uber che permette a chiunque di fare il tassista senza licenza.

Il giudice della sezione specializzata imprese del Tribunale di Milano, Claudio Marangoni, con un’ordinanza ha quindi accertato la “concorrenza sleale” del servizio del gruppo Uber. Nell’ordinanza si legge che l’attività svolta è “interferente con il servizio taxi organizzato dalle società, svolto dai titolari di licenze”. Inoltre senza i “costi inerenti al servizio taxi, gli autisti possono applicare tariffe sensibilmente minori rispetto a quelle del servizio pubblico”, infine la “mancanza di titoli autorizzativi comporta un effettivo vantaggio concorrenziale” e uno “sviamento di clientela indebito”. Nel suo provvedimento il magistrato ha chiarito che Uber avrà 15 giorni di tempo per adeguarsi all’inibitoria disposta, altrimenti scatteranno delle penali.

Il sindacato dei tassisti: “Grande vittoria”
Pietro Gagliardi, responsabile sindacale per la categoria dei tassisti dell’Unione Artigiani della Provincia di Milano, ha espresso soddisfazione per la decisione del tribunale, sottolineando che “siamo dovuti arrivare in aula di giustizia perché qualcuno decidesse, nessuno voleva prendersi questa responsabilità: prima di ricorrere in Tribunale ci siano rivolti a Comune, Regione, al Governo, tutto inutile. E’ una grande vittoria – ha aggiunto – e non l’abbiamo fatto solo per noi e il nostro lavoro, ma anche per la sicurezza degli utenti”.

Il Codacons: “Danno per i consumatori”
Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha commentato la sentenza del tribunale sostenendo che “è impensabile che un paese moderno possa essere privato di sistemi innovativi che rispondono ad esigenze di mercato e sfruttano le nuove possibilità introdotte dalla tecnologia. Così facendo si finisce per produrre un duplice danno al consumatore finale: da un lato una minore scelta sul fronte del servizio, dall’altro tariffe più elevate per effetto della minore concorrenza”. Il presidente ha poi aggiunto che c’è la necessità di “integrare Uber nel mercato italiano rendendolo conforme alle disposizioni vigenti, garantendo legalità e sicurezza senza danneggiare gli altri operatori”.