Cronaca

Norman, indagini su cellulari capitano: “Chiarire con chi parlò quella notte”

Al via l'incidente probatorio nel processo per la sciagura di fine dicembre al largo della Puglia (11 morti e 18 dispersi). I periti dovranno consegnare la relazione entro l'11 dicembre e dovranno concentrarsi anche sulla ricostruzione delle conversazioni del comandante Giacomazzi, diventata indispensabile dopo l'inutilizzabilità degli audio della scatola nera

Non bisognerà solo capire dove e perché si è sviluppato l’incendio che ha distrutto la Norman Atlantic. I periti incaricati dovranno anche acquisire i dati di tutti i cellulari in uso al comandante Argilio Giacomazzi e, su richiesta dei legali del Codacons, Leuzzi e Rienzi, anche delle eventuali conversazioni via e mail con personale di terra dell’Anek Lines e dell’armatore del traghetto andato in fiamme la notte del 28 dicembre. Un supporto in più per ricostruire cos’è successo quella notte visto che il danneggiamento della scatola nera ha finora impedito di estrarre i file audio di ciò che venne detto in plancia di comando durante l’emergenza.

A stabilire i nuovi accertamenti è stato il gip del tribunale di Bari, Alessandra Piliego, nella prima udienza dell’incidente probatorio. Un lavoro lungo e certosino quello richiesto dai pm Ettore Cardinali e Federico Perrone Capano e accolto dal giudice che servirà a far luce sull’incendio e su eventuali responsabilità dei 12 indagati che al momento rispondono di lesioni, naufragio e omicidio colposo in concorso per il rogo che ha provocato 11 morti e in seguito al quale si contano ancora 18 dispersi.

Per lavorare sui quesiti i periti avranno tempo fino all’11 dicembre, sei mesi dopo l’11 giugno quando è previsto l’inizio delle operazioni a bordo che si svolgeranno probabilmente su un’altra banchina rispetto a quella dove il relitto è attualmente ormeggiato nel porto di Bari. Da lunedì invece saranno avviate le operazioni di apertura del portellone – dovrebbero durare tre giorni – per svuotare la pancia della nave da eventuali sostanze inquinanti e facilitare il recupero dei mezzi che non sono stati intaccati dalle fiamme. Lungo i ponti 1 e 2 infatti gli uomini della Capitaneria di porto di Bari e i vigili del fuoco di Brindisi, lo scorso 3 febbraio, ritrovarono 64 tra tir, autovetture e scooter non danneggiati dall’incendio. Per la restituzione dei beni e per la dichiarazione di morte presunta dei dispersi si sono attivati gli avvocati Guarini, Gabrielli e Bulgheroni, che negli scorsi giorni hanno incontrato i pm per avviare le procedure di prelievo del dna dai parenti dei dispersi affinché si comprenda se i cadaveri recuperati lungo le coste salentine nelle scorse settimane siano dei loro assistiti o meno. All’incidente probatorio parteciperanno come parti offese singoli passeggeri e il Codacons, mentre sono state escluse le aziende di trasporto che hanno perso mezzi e carichi durante il rogo.

Twitter: @andtundo