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Arabia Saudita, l’annuncio: “Cercansi 8 boia che sappiano usare bene la sciabola”

L'avviso è apparso, secondo l'agenzia Ansa, sul sito del ministero della pubblica amministrazione della capitale Riyad. La ragione è la crescita costante del numero di condanne a morte, nel 2014 sono state una novantina. Tra i reati puniti con la morte ci sono l'omicidio, lo stupro e il traffico di droga. Ad attendere gli aspiranti anche il compito di tagliare le mani ai ladri

Cercasi otto boia. E devono essere abili nell’uso della sciabola. L’annuncio, secondo quanto riportato dall’Ansa, è apparso sul sito del ministero della pubblica amministrazione di Riyad, capitale dell’Arabia Saudita. La necessità è quella di riuscire a far fronte ad un numero sempre crescente di esecuzioni: 85 dall’inizio dell’anno, contro una novantina in tutto il 2014.

Non sono richiesti titoli di studio particolari o qualifiche specifiche. Bisogna solo saper tirar bene di sciabola per “eseguire le condanne a morte sulla base della Sharia dopo che queste vengono decise per sentenza di un tribunale”. E i boia servono anche per amputare le mani ai ladri.

Il numero di condanne è in crescita costante, anche perché aumenta il numero dei reati puniti con la morte: tra questi l’omicidio, lo stupro e il traffico di droga o di armi. Per essi la legge prevede, appunto, la decapitazione con la spada, che spesso avviene in pubbliche piazze.

Secondo il rapporto 2014 di Amnesty International, in Iran, Iraq e Arabia Saudita si registra il 72% delle esecuzioni capitali totali. L’Arabia Saudita è il terzo paese al mondo dopo la Cina, che però mantiene sull’argomento il segreto di Stato quindi il dato ufficiale non è reso noto. Al secondo posto c’è l’Iran, che ne ha ammesse 289, ma secondo fonti che Amnesty dichiara attendibili, si arriverebbe a 743, una media di due al giorno quindi. Nello Stato in cui si cercano boia invece, sono una novantina. Poi viene l’Iraq, con almeno 61 esecuzioni capitali e gli Usa, con 35.

L’uso della pena di morte è sempre più limitato nell’Africa subsahariana, dove solo tre stati (Guinea Equatoriale, Somalia e Sudan) hanno eseguito sentenze capitali. Mentre in Europa, la Bielorussia si conferma l’unico paese a eseguire condanne a morte con almeno tre fucilazioni.