Mafie

Mafia, Bankitalia: “I fondi pubblici arrivano dove la criminalità è più forte”

L'intervento del direttore generale di Bankitalia all'Università Lumsa di Palermo: "Legame empiricamente osservabile tra criminalità organizzata e incentivi pubblici". Il fenomeno spiegato "presumibilmente da fenomeni corruttivi"

I fondi pubblici arrivano preferibilmente dove le mafie sono più forti. E la cinghia di trasmissione è lubrificata dalla corruzione. E’ la scomoda verità illustrata dal direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, durante in una Lectio magistralis alla Università Lumsa, sede di Palermo. “Esiste un legame empiricamente osservabile tra criminalità organizzata e incentivi pubblici”, ha spiegato Rossi. “Più criminalità è presente in un territorio e più incentivi pubblici arrivano: non per maggior merito delle imprese riceventi, ma per cattive decisioni pubbliche, presumibilmente orientate da fenomeni corruttivi”. La criminalità organizzata, ha continuato il numero due di Bankitalia, “distorce il libero mercato. Si stima che i costi indiretti (per esempio, per assicurazione e sicurezza) e diretti (pizzo) per le imprese del Sud siano pari a due volte e mezzo quelli sostenuti dalle imprese centro-settentrionali”.

Il direttore generale di Palazzo Koch ha posto il tema dell’istruzione. “In Italia, un allungamento del tempo di permanenza a scuola degli adolescenti riduce il tasso di criminalità al Centro-Nord. Rschia invece di avere effetti perversi nelle aree più infiltrate dalla criminalità, in cui la stessa scuola può essere luogo di contagio: è importante non solo la quantità ma la qualità dell’insegnamento, al cui centro vanno messi i valori civili di buon comportamento nella società”. Rossi ha evidenziato che “l’istruzione favorisce l’accumulazione di capitale sociale, cioè lo sviluppo di attitudini ‘pro-sociali’, quali la fiducia nel prossimo, la reciprocità, l’abitudine a cooperare. Il capitale sociale argina la criminalità”.

Per il dirigente di via Nazionale, infine, “una maggior presenza femminile nei ruoli decisionali, in particolare pubblici, può avere effetti positivi sulla diffusione della corruzione; da indagini empiriche, le donne risultano tendenzialmente meno soggette al rischio di corruzione”.