Senato

Lotta al fumo: priorità per il ministro Lorenzin, ma il suo partito rema contro

Per la titolare del dicastero sulla Salute la battaglia contro il tabagismo deve restare una priorità dell’Italia e dell’Europa. Ma sono soprattutto i parlamentari di Area Popolare ad ostacolare gli obblighi imposti da una nuova direttiva europea

La lotta al fumo? Deve restare una priorità dell’Italia e dell’Europa. Parola del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che nell’annunciare nuove e più drastiche misure contro il tabagismo in occasione del decennale dell’approvazione della legge Sirchia (divieto di fumare in spazi pubblici e posti di lavoro) deve aver dimenticato di avvertire i suoi. Sono infatti proprio i senatori di Area Popolare, compagni di partito del titolare della Salute, a frenare sui nuovi obblighi imposti dalla direttiva che entrerà in vigore dal 20 maggio del prossimo anno. Ne hanno data ampia dimostrazione al Senato dove, sulla legge di delegazione europea che recepisce la direttiva 40 del 2014, le lobby del tabacco sono agguerritissime. Chi ha avuto modo di vedere i prototipi dei nuovi pacchetti di sigarette che saranno in commercio dal 2016 per ordine dell’Europa ha ben chiaro il perché: fotografie di bocche sdentate, trachee recise e molte altre immagini raccapriccianti compariranno obbligatoriamente sulle confezioni. Roba da far impallidire gli ormai tradizionali messaggi testuali sui danni provocati dal fumo che all’epoca della loro introduzione provocarono uno shock anche nei consumatori di bionde più incalliti.

Inevitabile la mobilitazione dei parlamentari chiamati a smussare, interpretare o quantomeno tentare di limitare i danni  in vista dell’inevitabile entrata in vigore delle nuove previsioni. Le manine si sono messe subito all’opera attraverso gli emendamenti del caso. Ecco per esempio il soccorso di Forza Italia (ma anche del Pd, per la verità) per “garantire alle aziende del settore i tempi necessari per adeguare gli impianti produttivi” alle nuove disposizioni. E il soccorso, soprattutto, dei colleghi di partito del ministro della Salute, Lorenzin, cioè Francesco Colucci e Marcello  Gualdani. Il regolamento attuativo, secondo i loro auspici, dovrà essere volto “ad escludere l’introduzione di norme più severe sul confezionamento, considerato l’elevato livello di protezione della salute umana offerto dalla direttiva”. E se ciò non dovesse bastare andrebbe consentita “la vendita al consumatore finale dei prodotti non conformi alla nuova direttiva, fabbricati ed etichettati prima del 20 maggio 2016” almeno fino a maggio 2017. E ancora: la vendita dei pacchetti con le sole avvertenze testuali sui rischi alla salute del fumo potranno continuare ad essere venduti anche oltre quella data con un escamotage. Cosa scrivono infatti i colleghi della Lorenzin? Che dopo il 2017 basterà “equiparare  i prodotti non conformi” alla nuova disciplina europea “ai prodotti con difetti di confezionamento”.

Basta? Naturalmente no. Le nuove norme che saranno a breve adottate in Italia dovranno riconoscere “il potenziale rischio ridotto dei prodotti del tabacco di nuova generazione”, una previsione che sembrerebbe studiata ad hoc per i prodotti come le iQos del gigante Philip Morris. A ottobre è stato proprio il premier Matteo Renzi a porre la prima pietra dello stabilimento in corso di realizzazione in Emilia Romagna, l’appuntamento clou della campagna elettorale di Stefano Bonaccini divenuto un mese dopo presidente della Regione. Ma ora serve un altro aiutino: incentivare questi prodotti innovativi attraverso un quadro normativo nazionale favorevole. A farne le spese le potenziali concorrenti delle “sigarette che non fumano” che, nel caso in questione, sono le e-cig. Negli anni passati questi prodotti  hanno avuto una notevole diffusione almeno fino all’introduzione  di una tassa monstre oggi all’attenzione della Consulta. L’obiettivo era e resta quello di scoraggiarne l’utilizzo con tutti i mezzi. A questo deve aver pensato il senatore Gabriele Albertini, sempre compagno di partito del ministro Lorenzin, quando ha proposto di inserire addirittura nel decreto antiterrorismo l’oscuramento dei siti che ne pubblicizzino la vendita via web senza autorizzazione.