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Tunisia, delegazione: “Aprite le frontiere, crisi e frustrazione generano terrorismo”

“La Tunisia sta affrontando una difficile transizione democratica, la crisi alimenta la frustrazione nel Paese, ma questo non comporta soltanto povertà, alimenta il terrorismo.” Così Raffaella Bolini di Arci cerca di puntare i riflettori sul Maghreb, oggi insito di pericoli e terra di conquista per l’Isis, durante una conferenza stampa alla Camera. Una delegazione della società civile tunisina è arrivata a Roma per fare appello alle istituzioni italiane ed europee e chiedere politiche concrete per aiutare il Paese ad uscire dal guado. “Non è – aggiunge Bolini – una questione di politica estera, riguarda noi da vicino, la nostra sicurezza e i nostri interessi strategici”. Politiche migratorie diverse e stop alle liberalizzazioni imposte dall’Europa con l’Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (Aleca), sono le questioni principali. “Chiediamo all’Europa trasparenza. Il libero scambio metterà in ginocchio la fragile economia del Paese, i nostri agricoltori non potranno competere, la povertà genera estremismi”, afferma Lilia Rebai della Rete euromediterranea dei diritti umani”. “La Tunisia ha aperto le frontiere ai profughi libici, anche l’Europa deve offrire canali umanitari. Salvini cerca consenso elettorale, ma non pensa all’interesse strategico della nazione. La sua politica è oscurantista pari a quella dell’Isis”, conclude Bolini   di Irene Buscemi