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Melissa Bartolini, da ‘Meraviglioso Boccaccio’ a ‘Fin qui tutto bene’ è lei il volto più fresco del cinema italiano

Nessuna invadenza o spettacolarità semmai un affascinante e sinuoso understatement: la 27enne 'giramondo' racconta a FQ Magazine di non aver ancora 'metabolizzato' un'esposizione da prima visione nazionale. "Volevo fare l’attrice e allo stesso tempo non farla, ho girato la Francia, poi Palermo, l’università di Firenze e di Roma, poi sono arrivati i Taviani e il film di Roan. Ora chissà che succederà per me”

Piccole donne crescono. In mezzo al mare magnum di visi angelici e colleghe affermate, la vedi recitare una settimana fila all’altra in due film che escono quasi contemporaneamente senza farlo apposta: Maraviglioso Boccaccio e Fino a qui tutto bene. Melissa Anna Bartolini non s’impone per invadenza o spettacolarità, semmai per un affascinante e sinuoso understatement. Lo sguardo conturbante, i briosi movimenti del corpo e una freschezza attoriale e performativa che ti fa pensare di averla già vista in altri film. “No no, all’Accademia non mi hanno preso. E’ Roan Johnson – il regista di Fino a qui tutto bene ndr – che dichiara di aver arruolato per il film attori provenienti da questa realtà. Il mio piano di studi è da autodidatta”, racconta Melissa Bartolini al FQMagazine.  “Volevo fare l’attrice e allo stesso tempo non farla, ho girato la Francia, poi Palermo, l’università di Firenze e di Roma, poi sono arrivati i Taviani e il film di Roan. Ora chissà che succederà per me”.

27 anni, un portamento da modella, quel neo sopra il labbro che la fa sembrare una graziosa bambola di porcellana come un ovale settecentesco, Melissa Bartolini non ha ancora metabolizzato l’esposizione da prima visione nazionale ma ha già capito l’andazzo di quel mondo dove agli esordi capita spesso di rischiare di tasca propria: “Beh, per il film di Roan siamo entrati tutti, cast tecnico e artistico in coproduzione. Qualcuno dice che siamo stati coraggiosi, ma io mi chiedo se sia più coraggioso questo progetto comunque sentito e amato fin dall’inizio o fare particine low low budget in mille produzioni in cui i compensi sono bassissimi o magari neppure ci sono”. Dura la vita dell’attore, soprattutto se si interpreta, come in Fino a qui tutto bene, una neolaureata che però non vuole rinunciare al sogno della recitazione teatrale: “Non ho vissuto le identiche situazioni del mio personaggio nel film, ma ho avuto familiarità con quella vita da universitaria in cui c’è un grosso senso di caos, non ci sono regole e le norme igieniche nelle case degli studenti sono sotto la tolleranza. Io però, differentemente da Francesca, non ho mai avuto paura di andare oltre la vita da studente. Mi sono buttata ed eccomi qua”.

In epoca di crisi economica dove con la cultura non si mangia, credere nei film è forse la più coraggiosa, o dissennata, scelta di fondo: “La crisi è palpabile, per carità, però mi sento come precaria da sempre. Di fondo la mia generazione non conosce un “prima”, una fase precedente in cui si stava meglio. Semmai mi preoccupa molto il fatto che la cultura, in senso lato, sia diventato un bene accessorio. Nell’economia non possiamo solo essere produttori di beni materiali. Dobbiamo essere capaci da artisti, da attori, di creare anche qualcosa non tangibile, come l’immaginario cinematografico”. E per la giovane Melissa l’epopea di visi e titoli in sala risale a quando da 12, 13enne, veniva portata in sala dalla madre: “Vedevo parecchie cose, soprattutto i film di Woody Allen. Penso però di non aver mai avuto abbastanza intelligenza per vedere film d’azione e di guerra – specifica con ironia l’attrice fiorentina – a bruciapelo ricordo due attori che vedevo spesso al cinema in quegli anni Margherita Buy e Nanni Moretti”.

Non troppo tempo fa Michelle Pfeiffer si lamentò di come Hollywood non avesse che pochissimi ruoli per le attrici che avevano superato i 40 anni: “Credo che un’attrice non debba costruire la sua carriera in simbiosi con la sua bellezza estetica, ma puntare sul carattere e la personalità. Perché oltretutto le donne vengono rinchiuse in una tipologia di ruoli sempre al servizio della figura maschile: la moglie, la fidanzata, la sorella. Sarà ma almeno voglio avere un modello che esca da questi schemi: Isabelle Huppert. La stessa Meryl Streep prima di interpretare il ruolo di una strega in Into the woods ha affermato ‘Ora ho l’età per farla’ ”. I ruoli che Melissa avrebbe voluto interpretare? La Pianista di Haneke e Maria Antonietta di Sofia Coppola. Anche se poi si sono presentati Paolo e Vittorio Taviani: “Quel set è stata una lezione per l’ego degli attori. Loro ti fanno capire come sia più importante il film del resto. Basta che però non cadi in un errore per cui si arrabbiano molto: non puoi mai dire a Paolo che una data richiesta te l’aveva formulata Vittorio, o viceversa: per una cosa del genere andrebbero in bestia”. Melissa Bartolini attende il prossimo set tra la passione della fotografia, dell’architettura in nuovi spazi urbani da esplorare come Berlino e tanta musica (“anche se il mio grande rammarico è non saper né cantare, né suonare uno strumento”): “Nella vita spero di poter avere dei bambini, ma adesso mi dedico al cinema. Tra l’altro economicamente devo ancora imparare ad educare me stessa. Non voglio dipendere totalmente dal lavoro per vivere e non voglio trasmettere questa insicurezza ai figli che verranno”.